La Bibbia ebraica riveduta e corretta: il professor Cohen scova 1.500 errori

Pubblicato il 9 agosto 2012 20:29 | Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2012 20:29

RAMAT GAN (ISRAELE) – Ha passato gli ultimi 30 anni a compiere un’impresa davvero biblica: correggere tutti gli errori testuali presenti nei testi sacri ebraici e dare una versione definitiva e giusta dell’Antico Testamento.

Protagonista dell’impresa è Menachem Cohen, docente della scuola giudaica d’Israele. Le sue correzioni si sono basate soprattutto sugli errori grammaticali e le corrispondenze simboliche. E alla fine ha realizzato la più importante revisione della Bibbia Ebraica degli ultimi 500 anni.

Dopo aver studiato migliaia di manoscritti medievali, l’ottantaquattrenne professore ha identificato circa 1.500 inesattezze nei testi, e le ha corrette nei suoi 21 volumi, che finiranno di essere pubblicati nel 2013.

Si tratta di un progetto dalle dimensioni immense, che sottolinea l’importanza data dall’Ebraismo ad ogni minima notazione calligrafica, alla precisione del riferimento.

Secondo la legge ebraica, un rotolo della Torah viene giudicato nullo anche se solo una lettera è sbagliata o messa al posto sbagliato.

Ma Cohen non chiede che vengano fatti cambiamenti alle scritture dei sacri rotoli della Torah usati nei riti ebraici, ma invita ad usare una versione più accurata negli studi divulgati.

L’ultima revisione dell’Antico Testamento risale al 1525, quando Jacob Ben-Hayim pubblicò il Mikraot Gedolot, o Grandi Scritture, a Venezia.

La sua versione, che univa varianti testuali e commenti, è rimasta quella standard per generazioni, presente nelle librerie di tutti gli ebrei osservanti nel mondo.

Questo fino all’impresa di Cohen, che si è rifatto soprattutto al Codice Aleppo, un testo su pergamena di mille anni fa, considerato la coppia più accurata della Bibbia.

Per secoli è stato custodito in una grotta nella grande sinagoga di Aleppo, in Siria, lontano dalla maggior parte degli studiosi. Nel 1974  la folla siriana bruciò la sinagoga, e il Codice scomparve per breve tempo, prima di ricomparire, dieci anni dopo, in Israele.

Ora il Codice è stato digitalizzato, e Cohen se ne è servito nel suo lavoro, nonostante circa un terzo del Codice (200 pagine) siano sparite.

Lo studioso si è rifatto anche al Codice di Leningrado, considerato la seconda versione più autorevole della Bibbia Ebraica, e ai commentari dell’XI secolo del Rabbi Shlomo Yitzhaki, noto anche come Rashi.

Con l’aiuto di suo figlio Shmuel, di un programmatore di computer, Cohen ha lanciato la propria versione digitale, e spera che diventerà uno dei capisaldi nel sistema educativo di Israele.

Come ha detto lui stesso, il suo intento primario era di “correggere il passato e preparare il futuro”.