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“Caselli-Ingroia Vent’anni contro”, Maurizio De Luca, Laterza

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Dicembre 2013 8:00 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2013 19:02
"Caselli-Ingroia Vent'anni contro", Maurizio De Luca, Laterza

“Caselli-Ingroia Vent’anni contro”, Maurizio De Luca, Laterza

ROMA – È stato presentato a Roma “Caselli-Ingroia Vent’anni contro – Dall’eredità di Falcone e Borsellino alla trattativa” (Laterza, pp. 264, euro 16), libro curato da Maurizio De Luca.

Al Teatro San Genesio in via Podgora, zona Prati, De Luca, giornalista per oltre dieci anni direttore editoriale dei quotidiani locali del Gruppo Espresso, ha moderato l’incontro fra Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia e Marco Travaglio.

Così De Luca ha introdotto il volume da lui curato:

“Venti anni e più sono passati da quei giorni infami in cui gli assassini di Cosa Nostra tolsero di mezzo i loro due principali nemici: i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con le scorte, una moglie, le auto, un pezzo di autostrada. Dopo quei giorni venne la sconfitta per i corleonesi, vennero sette anni di missione a Palermo alla guida della Procura della Repubblica di Gian Carlo Caselli, reduce tra l’altro dall’aver affrontato e sconfitto a Torino le Brigate Rosse. E poi il processo contro Giulio Andreotti, l’offensiva della magistratura contro i troppi silenzi d’una classe politica omertosa nei confronti degli spaventosi progetti economici ed eversivi di Cosa Nostra in larghe zone del paese.

Per qualche anni c’è stata emozione un po’ dovunque e la voglia di tanti di schierarsi contro quei gruppi, ricchi e bene armati, di professionisti del crimine. Poi la voce della società schierata è parsa farsi sempre più flebile mentre anche dal governo della Repubblica, già nel corso degli anni Novanta, si sono alzate urla democraticamente squilibrate ad attaccare frontalmente i giudici e i valori rappresentati dal loro procedere per ripristinare la legalità. Si è proseguito in questi anni a scavare nei retroscena disgustosi di quelle stragi, si è cercato di recidere i legami segreti che per anni hanno unito taluni uomini di Stato e i fuorilegge.

Quasi approfittando di questo ventennale sofferto e difficile, abbiamo pensato fosse giusto proseguire quel confronto che avevamo realizzato una dozzina di anni fa ponendo per molte sere uno di fronte all’altro due magistrati, cioè Gian Carlo Caselli, che stava vivendo i primi giorni di distacco dalla guida della Procura di Palermo, e il più giovane Antonio Ingroia, siciliano come Falcone e Borsellino, loro dichiarato allievo. Il risultato di quel confronto lo affidammo a un libro, L’eredità scomoda, edito da Feltrinelli nel 2001. E così i due interlocutori di allora, che non hanno più vissuto e operato nella stessa Procura ma a migliaia di chilometri di distanza (Caselli dirige la Procura di Torino, dove fra non molto si concluderà il suo percorso professionale; Ingroia, rimasto fino a pochi mesi fa alla Procura di Palermo a scavare tra i retroscena segreti della stagione delle stragi, e poi trasferitosi per breve tempo in Guatemala nell’ufficio Onu di contrasto contro la grande criminalità, ha tentato in Italia l’avventura politica di Rivoluzione civile, con esiti elettorali non proprio confortanti, e alla fine si è dimesso definitivamente dalla magistratura), si sono ritrovati seduti sulle stesse due poltrone della mia casa a Roma, a mescolare ricordi e impegni, giudizi, vicende inedite, nel segno di una sfida che comunque continua.

A me è rimasto il compito da cronista di professione di ricostruire il dialogo, sforzandomi anche di intervenire sul confronto di analisi, ricordi e sentimenti di più di dieci anni fa, per renderlo ancor più attuale, agile e significativo. Spero di esserci riuscito.

Maurizio De Luca”

Ecco la quarta di copertina:

«È tutto finito; non c’è più niente da fare»: le parole di Antonino Caponnetto dopo l’assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta rappresentano la disperazione di un’intera nazione. Vent’anni dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, la mafia però non ha vinto. Nonostante che molti misteri siano ancora irrisolti e molti retroscena siano oscuri. Nonostante gli attacchi ripetuti alla magistratura, le polemiche violente, i rapporti ambigui tra politica e criminalità, i silenzi della società civile, la disillusione. In queste pagine troviamo le inchieste e i processi più clamorosi, gli imputati eccellenti e le pedine, le storie dei pentiti, il racconto di come il nostro paese sia stato invaso di capitali che hanno radici mafiose. Una mafia che in questi anni ha cambiato pelle, ha ucciso sempre meno e riciclato sempre di più. Che si è mossa senza rumore.