Cesare Lanza, “Elogio del gioco d’azzardo”

Pubblicato il 6 Luglio 2013 6:00 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2013 17:44
Cesare Lanza, "Elogio del gioco d'azzardo"

Cesare Lanza, “Elogio del gioco d’azzardo”

ROMA – Cesare Lanza, “Elogio del gioco d’azzardo”. Tempi duri per il gioco d’azzardo nei giorni degli editti moralisti e della ludopatia, quale nuova malattia sociale: per questo assume più significato “L’elogio del gioco d’azzardo” di Cesare Lanza (“l’attimo fuggente” edizioni), controcorrente nel ricordare la funzione pedagogica (sì, il gioco è “maestro di vita”) di un’attività che insegna ad affrontare il rischio, condizione ineliminabile di ogni esistenza. Soprattutto Lanza invita a non cedere alla tentazione del divieto:

“Sul gioco d’azzardo non ci può essere il proibizionismo. Sarebbe molto sbagliato perché il gioco esiste da sempre è un’esigenza della persona umana. Il problema è vigilare, educare, prevenire, reprimere ma non proibire perché la proibizione aprirebbe il fronte all’illegalità. E’ lo Stato il punto di riferimento faccia le leggi e noi le rispettiamo. Non è uno ‘scaricabarile’ verso lo Stato: se io vivo in un condominio è lo Stato che deve proteggermi dall’eventuale vicino di casa che aspetta per sgozzarmi o più semplicemente dal fastidio e con atti non educati. Inoltre la maggior parte dei giocatori che io conosco e che ho frequentato rispettano le regole”.

Il libro di Cesare Lanza, apprezzato e dissacrante autore di programmi tv su Rai Uno e Canale 5 (e tre Festival di Sanremo) e prima giornalista e direttore di testate importanti, si pone nella zona mediana che diffida dei facili moralismi e rifiuta equivoche mitizzazioni della figura del giocatore. Da Dostoevsky in poi, quell’uomo è anche metafora delle nostre esistenze, non basta un lucchetto al tavolo da gioco per cancellarne la presenza.