Churchill, Hitler, la seconda guerra mondiale, “Splendore e viltà” di Erik Larson, un saggio vestito da romanzo

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 14 Febbraio 2021 19:42 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2021 8:31
Churchill, Hitler, la seconda guerra mondiale, “Splendore e viltà” di Erik Larson, un saggio vestito da romanzo

Churchill, Hitler, la seconda guerra mondiale, “Splendore e viltà” di Erik Larson, un saggio vestito da romanzo (Foto Ansa)

Churchill e Hitler sono protagonisti, con centinaia di altre personaggi, di“Splendore e viltà” di Erik Larson, un saggio-sinfonia.

Seconda Guerra Mondiale, la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania, Winston Churchill viene nominato Primo Ministro. La situazione non è delle migliori, Hitler ed i suoi ambiscono ad invadere l’Isola, ma prima decidono di indebolirla dal cielo. Forse è la fase più dura per il popolo d’oltremanica, tra il 1940 ed il 1941, quella dei bombardamenti notturni. 

Seconda Guerra Mondiale: i protagonisti di una storia già nota

Il tema non è certo nuovo. Esiste una vasta letteratura in merito, ma il valore aggiunto di questo libro è che i fatti sono raccontati da una prospettiva interessante.

Lo spiega molto bene lo stesso Larson in una “nota per il lettore” ad inizio libro, quando scrive che “se a volte potrà sembrare il contrario, questo libro non è un’opera di fiction. Tutte le citazioni provengono da fonti storiche: diari, lettere, memorie ed altri manoscritti. Ogni riferimento a gesti, sguardi, sorrisi e altre espressioni facciali si basa sul racconto di testimoni reali”. 

Allora, cos’ha fatto in pratica Erik Larson? Ha preso la storia ufficiale degli eventi e l’ha utilizzata come scheletro del suo saggio. Poi è andato a spulciare in ogni dove, alla ricerca di materiale originale che potesse rappresentare il punto di vista dei personaggi principali della storia. Ma anche dei familiari, degli amici e dei semplici cittadini, ed ha condito il tutto con una narrazione avvincente.

Il risultato è questo libro, un saggio che non tradisce la verità degli accadimenti, capace di interpretare lo strato più profondo dell’animo umano emaciato dalla guerra. Quando le piccole storie personali fanno i grandi eventi.

Un saggio che non tradisce la realtà

La struttura del saggio di Larson è semplice. Due ampie sezioni, “1940” e “1941”. A sua volta le sezioni sono divise in parti, ognuna delle quali prende in esame una specifica porzione di tempo. Ad esempio il libro si apre con la “Parte Prima: la minaccia crescente. Maggio-giugno”, poi prosegue con la “Parte Seconda: una certa eventualità. Giugno-agosto”, “Parte Terza: terrore. Agosto – settembre”, e così fino alla fine. 

Larson costruisce quindi una linea del tempo sulla quale fa muovere eventi e personaggi. Nei capitoli la scansione temporale arriva addirittura a misurare i giorni e talvolta anche le ore. Questa frammentazione della storia però non è mai eccessiva, ed aiuta a far emergere una sorta di effetto cinematografico che non guasta alla fruizione complessiva del lavoro.

“Le auto sfrecciavano lungo il Mall, l’ampio viale che si estende tra Whitehall, sede dei ministeri britannici, e Buckingham Palace, la residenza da 775 stanze del re Giorgio VI e della regina Elisabetta. La cui facciata in pietra, avvolta nella penombra, è visibile in fondo alla strada” (pagina 17).

È questo l’incipit del libro. Siamo nelle prime ore della sera di venerdì 10 maggio 1940 ed ovviamente, dentro una di quelle auto, c’è Winston Churchill. Che va dal Re per ricevere l’incarico di Primo Ministro.

Da questo momento in poi non c’è tempo per rifiatare. Larson tesse la sua narrazione, infilza un giorno dopo l’altro, procede con i fatti, sceglie gli eventi più significativi ed introduce nella scena i vari personaggi, siano essi di primo o di secondo piano.

Centrale la figura di Churchill

La figura di Churchill è centrale – e non potrebbe essere altrimenti. 

Di lui ci viene restituito il profilo politico, strategico, la stoffa del grande leader, l’uomo che combatté l’Asse. Ma è forse l’eccentricità delle sue abitudini, le contraddittorie emozioni che prova, il variare improvviso dei suoi sentimenti, ad ipnotizzare la lettura.

Tuttavia, nello scorrere delle pagine, ci si accorge che i solismi del Primo Ministro vanno ad intrecciarsi con innumerevoli altri punti di vista, un saggio che diventa anche sinfonia. 

Ed allora ci ritroviamo immersi nella grande Storia, dalle riunioni del gabinetto di guerra di Churchill alle direttive emanate da Hitler. Dai dubbi di Roosevelt ai violenti raid notturni dei tedeschi. Ma ci si ritrova immersi anche altrove. Ad esempio nel vissuto quotidiano di Clementine, la moglie di Churchill. In quello della figlia Mary. Del segretario personale di Churchill, John Colville.Dell’amico-ministro Beaverbrook. Generali, comandanti, semplici civili, figure leggendarie come Adolf Galland, temutissimo pilota della Luftwaffe. Uno scorrere tumultuoso di umanità – ed anche disumanità – a testimoniare quegli indicibili eventi.

Ma si scoprono anche cose curiose, come quella a pagina 407. “Man mano che si avvicinava il Natale” siamo nel 1940, “ le voci aumentavano. Le incursioni aeree e la minaccia di un attacco creavano un terreno fertile per la diffusione di notizie false. Per contrastarle, il ministero dell’Informazione ricorse a due strumenti. L’Ufficio Anti-Menzogne, che si concentrava sulla propaganda tedesca, e l’Ufficio Anti-Chiacchiere, che si occupava delle voci interne”. 

Risfogliando questo libro di Erik Larson, adesso che scrivo, me ne dispiaccio per questa recensione. Perché non riuscirà a contenere molti passaggi che invece avrebbero meritato di esser citati. Ma tant’è. Il saggio si conclude con i fatti del dicembre del 1941, gli Stati Uniti entrano in guerra dopo l’attacco di Pearl Harbor. 

Vinta la guerra, perse le elezioni

La guerra in Europa però finì l’8 maggio del 1945. Solo due mesi dopo, per una strana ironia della sorte, il popolo inglese votò contro il Partito conservatore, costringendo Churchill a dimettersi, scrive Larson.

La famiglia Churchill trascorse il suo ultimo fine settimana ai Chequers, la residenza di campagna del Primo Ministro del Regno Unito. Tutti firmarono il memorabile libro degli ospiti. “Churchill firmò per ultimo. Sotto il suo nome aggiunse una sola parola: «fine».” (pagina 631).

Fa bene Erik Larson a premettere che “questo libro non è un’opera di fiction” e che “tutte le citazioni provengono da fonti storiche”. Perché la sensazione di essere dentro ad un romanzo è forte: difetto o pregio? Dipende dai gusti.

Alla fine, ogni personaggio che abbiamo imparato a conoscere, segue il suo destino. Di alcuni, quelli più famosi, conosciamo le traiettorie. Degli altri invece non rimane che la loro testimonianza, che forse, grazie a questo libro, resisterà all’oblio della storia. 

”Splendore e viltà”, di Erik Larson, Neri Pozza Editore, pp.704, formato cartaceo € 22,00, formato digitale € 6,99.