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Cold case. Federico Caprilli cadde da cavallo o fu ucciso con un colpo alla nuca?

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Cold case. Federico Caprilli cadde da cavallo o fu ucciso con un colpo alla nuca?

ROMA – Georges Simenon non avrebbe avuto dubbi su cosa fare: una volta finito questo libro, se avesse avuto la possibilità di leggerlo, scelta la pipa, magari una billiard caricata con un po’ di Royal Yacht Club, il suo tabacco preferito, e dopo due o tre pipate, si sarebbe attivato per denunciare « il caso Caprilli » al commissario Maigret.

Un cokd case, si dice ogggi, di 110 anni fa.

In effetti la morte di Federico Caprilli, avvenuta il 6 dicembre del 1907 a Torino e provocata, sembrerebbe, da un incidente a cavallo il giorno prima, presenta alcune ombre che non consentono, allo sguardo attento del biografo, di coglierne con certezza le cause; lo sapeva bene Lucio Lami, che in questa biografia, Le passioni del Dragone, ricompone la vita del capitano che ha trasformato l’equitazione e cambiato la cavalleria.

Il capitano Federico Caprilli, ritrovato a terra in Via Montevecchio con la testa in una pozza di sangue, era nato a Livorno nel 1868.

Nello stesso anno, ci racconta Lami nei primi capitoli del libro, a Livorno fu costituita la Società livornese per le Corse dei Cavalli; forse un segno del destino o un vero e proprio annuncio, chi può dirlo. Tant’è che, diciott’anni dopo, il 6 ottobre del 1886, Federico, carattere ribelle e poco avvezzo alla disciplina, cominciò, con sua grande gioia, la vita da allievo ufficiale presso la Scuola Militare di Modena come aspirante di Cavalleria.

Caprilli adorava i cavalli, ma dimostrò subito una certa insofferenza verso i metodi tradizionali d’insegnamento utilizzati dagli istruttori. Nel libro sono raccontate con chiarezza tutte le tappe che lo porteranno, nel volgere di pochi anni, ad elaborare e divulgare innovative metodologie, che troveranno negli Stati Maggiori dell’esercito, i suoi più convinti oppositori.

Lo scontro tra la vecchia e nuova scuola di pensiero, si legge, produrrà profonde fratture, talvolta insanabili. Se per certi versi, la sua « rivoluzione », lo trasformò in una vera star della Belle Époque, per altri produsse un ostracismo da parte delle alte rappresentanze militari, che non ha eguali. Ambiva a diventare Maggiore, ma morì a trentanove anni da Capitano, perché la tanto agognata nomina non arrivò mai, nonostante i valori ed i meriti dimostrati.

Il Commissario Maigret, leggendo le carte in suo possesso, avrebbe scoperto che il 5 dicembre, il capitano arrivò in treno da Pinerolo, agitato ed inquieto per l’appuntamento del pomeriggio, fissato alle quindici, con la sua prima, e ultima, vera fidanzata, la famosa attrice Vittorina Lepanto; che all’una entrò per pranzare al ristorante del Cambio, per poi dirigersi verso Porta Nuova, dove avrebbe dovuto tenersi l’incontro tra i due amanti.

La biografia in questione non è fatta solo di pagine scritte, ma anche di una bellissima selezione d’immagini – ne ho contate più di duecento – che completano il lavoro di documentazione dell’autore.

Scorrendole è possibile ripercorrere  gli appuntamenti fondamentali della vita di Caprilli, che dopo aver frequentato la Scuola di Modena, iniziò la carriera di ineccepibile istruttore nell’esercito e pluripremiato fantino nel mondo dell’equitazione.

Non mancano nemmeno le fotografie degli amori più discussi della sua stagione di grande seduttore: Cléo de Mérode, Elena d’Aosta, Vittorina Lepanto, solo per citarne alcune. E neanche si dimenticano quelle immagini che accentano alcune delle vicende più significative che Lami già espone nella parte narrata dalle parole, come ad esempio la partecipazione clandestina di Caprilli alla seconda edizione delle Olimpiadi di Parigi nel 1900, i memorabili anni trascorsi a Nola, Napoli, Roma, Pinerolo e Parma, o l’istituzione del corso internazionale di equitazione diretto da Caprilli che lo rese celebre nel mondo.

Per quale motivo Vittorina non si presentò all’appuntamento, si sarebbe domandato Maigret nel leggere che Caprilli  l’attese invano per più di mezz’ora. Il commissario avrebbe sgombrato il piano della scrivania da tutte le carte, tenendo solo quella dove si riportavano i fatti successivamente accaduti, quando Caprilli, deluso e depresso, decide di andare nella scuderia Gallina dove Enea, uno dei due fratelli titolari, gli propone, come da tradizione, di provare un cavallo da poco acquistato e ritenuto non « facile » perché molto nervoso.

Donne e cavalli è il binomio che Lami utilizza per sostenere la logica della sua ricostruzione, ma ciò che troviamo in questo ritratto, è anche la rappresentazione di un’aristocrazia godereccia che non riuscì a presagire la crisi globale che l’avrebbe spazzata via, travolta dalla Grande Guerra, e di un paese che, uscito dal Risorgimento, stentava a rafforzare la sua unità. É questo il contesto storico e politico nel quale l’autore colloca Caprilli, uomo di valore e merito che seppe anticipare il futuro pur rimanendo ancorato alla società del suo tempo.

Il commissario Maigret avrebbe riletto e riletto più volte la dichiarazione dell’unico testimone, Enea Gallina, secondo il quale, Caprilli, sellato il cavallo suggeritogli ed uscito al piccolo trotto dalla scuderia, arrivato in Via Montevecchio, dopo aver barcollato, sarebbe caduto rovinosamente a terra con la testa in avanti.

Morte sulla neve è il titolo del capitolo finale. Sono le pagine nelle quali Lami ci restituisce le ultime ore di vita del capitano,  senza tralasciare i dubbi e le contraddizioni che da subito le intrisero nell’ambiguità.

Come poteva combaciare la versione di Gallina con il referto medico che invece parlava di una frattura alla nuca? E perché Caprilli non fu portato in ospedale ma in una stanza dell’appartamento dei Gallina, posto sopra la scuderia, dove rimase fino al sopraggiungere della morte al mattino seguente? E come aveva potuto « l’uomo che parlava ai cavalli » essere vittima di un così banale incidente? Cadendo quasi da fermo, perché non si agguantò al collo del cavallo come aveva fatto in molte altre occasioni?

Alcuni passanti, riporta Lami, riferirono di aver udito degli spari, altri sostennero che fu una sassata lanciata da un nemico personale, taluni addirittura che si fosse sparato per ragioni sentimentali o che l’avessero ucciso per vendetta.

Non so ancora perché, ma questo caso non può essere ancora archiviato, si sarebbe risposto Maigret.

Le passioni del Dragone. ( Cavalli e donne: Caprilli campione della Belle Époque ) di Lucio Lami, Mursia Editore, pp. 288, € 20,40.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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