Coronavirus, libri per la quarantena: Peter Ackroyd, biografia di Charles Dickens

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 7 Aprile 2020 11:11 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2020 11:11
Coronavirus, libri per la quarantena: Peter Ackroyd, biografia di Charles Dickens

Coronavirus, libri per la quarantena: Peter Ackroyd, biografia di Charles Dickens (Nella foto la copertina del libro)

Peter Ackroyd sta alle biografie come Modigliani ai colli affusolati.

Scrittore inglese, tra i più influenti del panorama letterario europeo, ha dedicato a questo genere molte energie.

Uno stile pulito il suo, essenziale, ma che non toglie niente allo straripare delle informazioni che caratterizzano i suoi lavori.

Anche in questo caso, nel quale Ackroyd si misura con la vita di Charles Dickens, che oggettivamente poteva presentare qualche difficoltà, non smentisce le sue doti di biografo quasi per vocazione.

Informiamo subito che il saggio in questione, in realtà, è del 1990, ma solo adesso arriva nel nostro Paese grazie alla casa editrice Neri Pozza.

Un volume non breve – 587 pagine in totale – che però non deve spaventare il lettore.

E questo per due ragioni.

Intanto c’è da dire che una biografia su Charles Dickens non può annoiare per definizione.

È tale, la particolarità degli eventi che hanno caratterizzato i giorni del famoso scrittore inglese, che il gioco vale sempre la candela: quando fuori della porta c’è scritto “Dickens” entriamo perché il godimento è garantito.

Poi, la seconda ragione, è stretta nel passo angusto di un’epoca contraddittoria e dai fasti memorabili: l’età vittoriana. Questi due ingredienti, sapientemente equilibrati, fanno di questa biografia una lettura interessante.

Ackroyd sceglie di entrare nella vita di Dickens in punta di piedi ma dall’ingresso principale, quello della letteratura.

Opzione che appare scontata, ma leggendo, ci si accorge che la produzione dickensiana non è qui solo celebrata, ma anche utilizzata come chiave per aprire porte che celano passaggi fondamentali. Ed allora iniziamo a raccontare questa biografia proprio dagli indimenticabili romanzi, divenuti patrimonio dell’umanità.

Ci sono tutti, da “Il Circolo Pickwick”, il primo, scritto tra il 1836 e 1837, fino ad arrivare all’ultimo, “Il mistero di Edwin Drood” del 1870.

Una carrellata di capolavori, nei quali si nasconde la vita di Dickens. La curiosità del lettore potrà in questo caso
trovare soddisfazione.

Ackroyd ci dimostra, romanzi alla mano, che Dickens era solito inserirvi molti elementi autobiografici, cioè attingeva dalle vicende della propria esistenza per costruire finzione letteraria.

Ma Ackroyd va ben oltre, ed è lui stesso a lanciare la sfida fin dal prologo:

“E se è vero come dice David Copperfield, che la vita è un insieme di inezie, nelle inezie della vita di Dickens vedremo tutti gli elementi delle sue grandi opere? E in esse scorgeremo i contorni esatti del mondo in cui lui viveva? Perché la sfida è questa: far si che una biografia diventi uno strumento di vera conoscenza” (pagina 12).

Dickens nasce il 7 febbraio 1812 alla periferia di Portsmouth, Inghilterra, da John Dickens ed Elizabeth Barrow.

Infanzia ed un’adolescenza non facili per Charles, soprattutto a causa del padre, uomo buono ma troppo risoluto nelle questioni economiche, che lo porteranno addirittura alla prigione per debiti nel 1824.

È conseguentemente a questo evento, ed al progressivo impoverimento della famiglia, che il giovane Dickens, allora dodicenne, venne mandato dai genitori a lavorare per dieci ore al giorno presso una fabbrica di lucido da scarpe, e successivamente allontanato da madre e fratelli, trasferiti nei pressi della prigione Marshalsea dove il padre era recluso.

Anche se la situazione familiare si ricompose successivamente all’uscita di prigione del padre, quando Charles potè così tornare a casa, l’esperienza della fabbrica si rivelò per lui traumatizzante, al punto che anche la sua vena creativa ne rimase fortemente condizionata.

Infatti, in molti suoi romanzi, povertà e problemi della classe lavoratrice sono al centro della narrazione.

Ma l’affezione a questi temi è per lui qualcosa di più di una testimonianza, quasi un’ossessione. Ackroyd illumina questo divenire dickensiano raccogliendo dati in ogni direzione: entra nel dettaglio dei romanzi, scava tra le parole dei personaggi, nella loro anima e nell’intreccio delle trame; ci svela un uomo sgomento, sensibile, irrequieto, mai domo, talvolta esuberante, volubile e spiccatamente dandy.

È come se esistessero molti Dickens.

Uno romanziere, febbrile nella ricerca delle parole per i suoi romanzi.

Un altro, riformatore sociale, difensore del popolo, sempre dalla parte dei derelitti.

Un altro ancora invece con il piglio della recitazione, contrasto mai sopito in lui.

E poi un Dickens ansioso, depresso, in perenne lotta con i mostri della propria esistenza e con la paura di tornare povero.

Insomma, una personalità variegata, per alcuni aspetti cronica, che in questa biografia Ackroyd fa rimbalzare tra successi, difficoltà, clamori e solitudini.

Una vita a dir poco turbinosa. Dieci figli, un’infinità di case cambiate, una frenetica produzione letteraria, viaggi, gossip e tormenti di ogni genere.

Ma Dickens è stato molto più di un romanziere.

“La percezione generale è che l’anima stessa del popolo inglese, il suo umorismo e la sua malinconia, la sua baldanza e la sua ironia, abbiano trovato una piena espressione nei romanzi di Dickens”, si legge in una delle due alette del libro.

A questo aspetto Ackroyd dedica molte pagine, con un tono quasi epico che la lettura assorbe con facilità; e per chi voglia spendere una goccia di immaginazione, sono i passaggi della biografia più emozionanti, quelli dedicati alle letture pubbliche che Dickens era solito tenere.

“A Liverpool, tremila persone furono travolte dalla sua lettura.

A Glasgow servirono due file di poliziotti per tenere la gente in soprannumero fuori dalla porta della City Hall.

A Manchester vi fu una salva di applausi e ovazioni così incontenibile che lo stesso Dickens, per una volta, ne fu travolto” (pagina 501).

Uno iato incommensurabile se pensiamo ai nostri giorni, testimoni dell’indolente estinzione della lettura.

Ma qualsiasi tentativo di comparazione è destinato a fallire: Dickens, non poteva che essere figlio del suo tempo, “un’epoca che prese forma dentro di lui e grazie a lui.

Un’epoca che può essere vista anche come un effluvio di vite umane. Lo spirito di un’era. Il suo respiro. Persone, note e ignote. E fra queste Dickens, che abbiamo iniziato a comprendere” (pagina 564).

Morì nella sua amata casa, Gad’s Hill Place, a cinquantotto anni, il 9 giugno 1870.

“Charles Dickens” di Peter Ackroyd, Neri Pozza, pp. 587, € 25,00.