Doris Miles, le lettere dell’infermiera che si prese cura di Winston Churchill durante la guerra

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 giugno 2018 7:37 | Ultimo aggiornamento: 15 giugno 2018 21:20
Doris Miles, le lettere dell'infermiera che si prese cura di Winston Churchill durante la guerra

Doris Miles, le lettere dell’infermiera che si prese cura di Winston Churchill durante la guerra

LONDRA – Raccolte in un libro le lettere di Doris Miles, un’infermiera britannica che nel pieno della Seconda Guerra Mondiale per tre settimane si prese cura di Winston Churchill malato di polmonite. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Il primo ministro inglese, nello stesso mese in cui i nazisti ammisero il primo fallimento nel conflitto e si arrendevano ai sovietici a Stalingrado, stava infatti combattendo contro una grave polmonite.

Le lettere di Miles, raccolte nel libro “Nursing Churchill” e trascritte dalla figlia Jill Rose, erano indirizzate al marito Roger, un chirurgo-tenente della Royal Navy, e l’infermiera racconta le tre settimane al capezzale di Churchill, nel febbraio del 1943, al 10 di Downing Street e a Chequers, residenza di campagna del Primo ministro del Regno Unito, spiega il Daily Mail.

Doris, che morì nel 2016 a 100 anni, lo descrive “premuroso” e la trattava “come una cara amica, non come un’infermiera” ma le lettere rivelano molto della feroce dedizione al lavoro di Churchill, il pungente senso dell’umorismo e le leggendarie abitudini alimentari. In una lettera del 21 febbraio, non si riferisce a Churchill per nome ma menziona “V e Victory” e sostiene che il paziente è “divertente come dicono”.

Scrive: “Il problema è che sentendosi un po’ meglio pensa di essere guarito e al mattino cammina lungo il corridoio per fare il bagno, con un asciugamano intorno ai fianchi”. Churchill le raccontava le sue abitudini quotidiane, rimaneva a letto fino alle dodici, dormiva da tre a cinque ore e Miles commenta: “Che uomo”.

“Anche quando era molto malato, nelle prime ore del mattino telefonava al Comando bombardieri per sapere quante perdite avevamo subito (non quante bombe erano state sganciate) e quanti aerei erano tornati sani e salvi”. Il 1° marzo, Churchill era in via di guarigione e fumava “enormi” sigari, oltre 30 cm, sicuro segno che la salute stava migliorando.

In una delle sue ultime lettere, Doris scrive che Churchill, all’epoca aveva 68 anni, sapeva che l’età stava avanzando implacabile anche se il suo spirito era forte. E Doris, per l’unica volta confida al marito che seguire Churchill è un lavoro duro: “A volte vorrei che ci fosse qualcun altro, pura codardia. Mi sono affezionata nonostante qualche capriccio e i modi abbastanza prepotenti. Con me è molto gentile”.

Quando il 15 marzo, Doris si congedò da Churchill, lui le dette una foto firmata, una copia di “My Early Life” con dedica e insistette affinché firmasse il libro dei visitatori di Chequers, per cui la firma dell’infermiera è accanto a quella di politici come Anthony Eden o il re di Grecia.
Riflettendo sul tempo accanto a Churchill, scrive:”Torno di nuovo nella vecchia casa dopo tre settimane meravigliose”.

“Dalle lettere traspare lo straordinario carisma di Churchill e la lealtà nei confronti delle persone che gli erano accanto, mia madre era sotto il suo incantesimo”, osserva la figlia Jill Rose.

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