“An Elephant In My Kitchen”, il libro di Françoise Malby-Anthony: “Quando mio marito è morto gli elefanti…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 luglio 2018 6:36 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2018 19:48
"An Elephant In My Kitchen", il libro di Françoise Malby-Anthony: "Quando mio marito è morto gli elefanti..."

“An Elephant In My Kitchen”, il libro di Françoise Malby-Anthony: “Quando mio marito è morto gli elefanti…”

ROMA – “Come mai gli elefanti che abbiamo adottato hanno capito che mio marito era morto improvvisamente?”: è la domanda che si è posta Françoise Malby-Anthony e nel libro “An Elephant In My Kitchen” scritto insieme a Katja Willemsen, getta una nuova e sorprendente luce sul rapporto tra l’uomo e il mammifero.

Nel 1999, a Françoise e al marito Lawrence, un’organizzazione per il benessere degli animali [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] chiese di adottare una mandria di elefanti aggressivi e accettarono.

All’epoca la coppia aveva appena venduto a Durban tutto ciò che possedeva per comprare 3.700 acri nel KwaZulu-Natal, una grande distesa di savana sudafricana, nella speranza di trasformarla in futuro in una riserva di caccia.
“Inizialmente vivevamo in una capanna e nessuno dei terreni era ancora recintato. Non sapevamo nulla sugli elefanti, non avevo mai visto un animale selvatico, nemmeno allo zoo”.

“Ma non c’era nessun altro abbastanza pazzo da accogliere gli elefanti emotivamente disturbati. Da quando erano stati attaccati dai bracconieri, avevano causato il caos vicino al Kruger National Park e il loro futuro sembrava cupo”.

Nel mezzo di quella notte, sotto una pioggia torrenziale, arrivarono i sette elefanti a bordo di tre camion articolati: due femmine adulte, due giovani e tre piccoli di età inferiore ai dieci anni che tuttavia riuscirono a scappare e correvano il rischio di essere uccisi.

Li cercarono per 10 giorni e infine furono ritrovati ma a quel punto era chiaro, dice Malby-Anthony, che una nuova matriarca dalla coppia chiamata Nana aveva preso il sopravvento, tuttavia gli elefanti erano ancora profondamente angosciati. Istintivamente, Lawrence fece quello che poteva per rassicurarli. Notte dopo notte, rimase il più vicino agli elefanti, cantava, parlava, raccontava delle storie finché la voce non era roca. Era assolutamente determinato a far superare il terrore per l’uomo.

Giorno dopo giorno li seguiva, camminava il più vicino possibile e i suoi sforzi non passarono inosservati a Nana, che iniziò a cercare di proteggerlo dal resto della mandria.
Alla fine, avevano trovato un modo segreto per capirsi.

“Proteggere gli animali costava una fortuna, ma abbiamo costruito un lussuoso lodge “eco-turismo”, con sette chalet, e in breve tempo accolto clienti da tutto il mondo. Abbiamo chiamato la riserva Thula Thula, in Zulu significa tranquillo, poiché suggeriva pace e calma”.

Nel tempo, ai sette iniziali elefanti se ne sono aggiunti altri, nel 2000 arrivò ET, ossia “enfant terrible”: all’arrivo era molto spaventata, caricava ogni volta che Lawrence si avvicinava. Ma la rabbia si trasformò poi in disperazione, l’elefantina smise di mangiare, si limitava a girare in cerchio: si era arresa, aveva perso la voglia di vivere.
Usando cibo e parole dolci, Lawrence attirò il branco in quel momento lontano chilometri dal recinto di ET e accadde il miracolo. Nel momento in cui Nana e un’altra elefantessa più anziana, Frankie, posarono gli occhi sull’ET nacque un rapporto d’amore, anche il resto della mandria si avvicinò per salutarla.

Fu accolta dalla mandria con tenerezza e compassione, avevano capito che aveva sofferto un tragico distacco, e si assicurarono che non rimanesse mai sola.
Nel 2012, 13 anni dopo l’arrivo degli elefanti, la mandria era passata da 7 a 21 elefanti. “Il 1° marzo ero sola a Thula Thula. Lawrence era fuori per lavoro, anche se mi chiamava spesso perché era preoccupato per una tempesta che si stava dirigendo verso di noi”.

“Quando il telefono squillò alle 7 del mattino seguente, pensai che fosse lui. Era una voce che diceva che il mio indistruttibile marito era morto per un infarto durante la notte”.
“Non ci credevo. E scioccata. Come avrei potuto sopravvivere senza di lui? Ci eravamo amati, eravamo stati partner in tutto. Avevamo affrontato ogni sfida con coraggio, follia e molte risate. E ora, da un giorno all’altro, se n’era andato. Era impensabile”.
La mattina seguente, un ranger chiamò per dire che la mandria si stava dirigendo verso il lodge.
“Sono rimasta sbalordita. L’ultimo avvistamento degli elefanti era stato durante i peggiori allarmi della tempesta, quando erano a 12 ore di cammino da noi”.

La mandria era proprio al cancello sul retro. C’erano tutti ed era un fatto insolito perché gli elefanti non ancora accoppiati tendono a stare lontano dagli altri, o almeno fuori dalla vista.
“Anche altri aspetti del comportamento degli elefanti erano inusuali: non venivano quasi mai al lodge, a meno che non avessero un nuovo cucciolo da presentarci, e poi sarebbero rimasti a pascolare in pace, spingendo gentilmente il nuovo arrivato in avanti per fargli conoscere Lawrence”.
“Questa volta, tuttavia, tutti e 21 si stavano avvicinando al cancello, chiaramente agitati. Inquieti, camminavano verso la parte anteriore del lodge, rimasero lì per qualche minuto, poi tornarono di nuovo a passeggiare sul retro”.
Dai loro musi, anche quelli dei cuccioli, traspariva ansia, si vedevano segnali rivelatori: la ghiandola temporale di un elefante, che si trova tra gli occhi e le orecchie, quando l’animale è stressato secerne un liquido, il che può creare l’errata impressione che stia piangendo.

“Sapevo che non stavano piangendo ma le umide linee scure che scorrevano lungo le enormi guance mostravano che qualcosa li aveva profondamente colpiti”.
Dopo circa 40 minuti, si sono allineati al recinto che separa la casa della coppia dalla boscaglia. E all’improvviso, nell’aria rimbombarono solenni suoni, lo stesso linguaggio che avevano sempre usato con Lawrence.
Nana, da sola, smise di camminare e rimase immobile. Era quasi come se stesse aspettando che Lawrence apparisse, ma consapevole che lui non fosse lì.
“Non vedevamo la mandria da mesi. Perché erano venuti e perché erano così ansiosi? La scienza non ha risposte, ma per me la loro visita ha perfettamente senso. Quando il cuore di mio marito si è fermato, qualcosa si è agitato in loro, e hanno attraversato miglia e miglia di deserto per piangere con noi.

Nel primo anniversario della morte di Lawrence, i 21 elefanti tornarono al lodge e chiunque lavorava a Thula Thula sapeva perché erano lì.

“Gli elefanti piangono i loro morti per molto tempo”.

“Anni dopo la morte di uno dei nostri vecchi elefanti, la mandria continuava a tornare nel punto in cui giacevano le ossa e si soffermava per ore, mentre toccavano delicatamente i resti, avevano strisce scure che si allineavano sulle loro guance.
“E in quel momento queste belle creature sensibili stavano facendo esattamente quello che avevamo fatto due giorni prima: a modo loro ricordavano la morte di Lawrence, erano tornati dove aveva vissuto”.
“Mai avrei pensato di amare di nuovo ma pochi anni dopo la morte di Lawrence, ho incontrato Clément, un uomo gentile dai capelli d’argento che ha completamente capito cosa significasse per me Thula Thula”.
“Un fine settimana, ci siamo uniti a un paio di persone che stavano andando a fare un game-drive con il nostro Land Cruiser. All’improvviso, abbiamo visto gli elefanti venire verso di noi lungo una strada sterrata. Frankie e Nana erano in testa, le altre mamme dietro di loro con i piccoli che tenevano la coda, e ancora dietro c’erano gli anziani. Con mio grande stupore, il più vecchio, Gobisa, si è diretto verso Clément e si è fermato di fronte a lui”.
“Trattenemmo il respiro mentre l’enorme corpo dell’elefante appoggiava la fronte massiccia contro la Land Cruiser: iniziò a spingere delicatamente con le zanne, a esplorare le guance, il naso e i capelli di Clément”.
“Mentre avviavamo il motore e ci preparavamo a partire, Gobisa fece un passo indietro ma continuò a studiare il mio nuovo compagno, tornando a toccarlo un’ultima volta prima di allontanarsi. Come elefante più anziano della mandria, Gobisa aveva semplicemente controllato Clément, voleva assicurarsi che fosse un degno successore del loro amato Lawrence”.