Elezioni? Meglio il sorteggio? Van Reybrouck: Votare non è più democratico e le tasse…

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 5 aprile 2018 6:31 | Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2018 12:54
Elezioni? Meglio il sorteggio? Van Reybrouck: Votare non è più democratico e le tasse...

Elezioni? Meglio il sorteggio? Van Reybrouck: Votare non è più democratico e le tasse…

David van Reybrouch scrive “Contro le elezioni”: un saggio breve di scienza politica che parla della possibilità di affidarsi al sorteggio per individuare coloro i quali avranno la responsabilità di redigere le leggi dello stato.

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L’idea non è nuova – è lo stesso autore che ne ricostruisce fortune e disgrazie, partendo dalla democrazia ateniese del Quinto e Quarto secolo avanti Cristo – ma, in questo libro, viene riproposta con una veste ardita, come ricetta potenzialmente risolutrice dei problemi che abbrancano le nostre democrazie.

Nel primo capitolo, “Sintomi”, sono appunto i «mali del nostro tempo», almeno dalla prospettiva politica, ad interessare l’autore, che, producendo un’analisi sintetica ed essenziale, contestualizza lo scenario nel quale la sua tesi deve muoversi e trovare spazio. Il venire meno della capacità d’azione degli organi democratici e la crisi di legittimità nella quale si stanno smarrendo, sono segnali inequivocabili di una tendenza: “i sintomi di cui soffre la democrazia occidentale sono numerosi quanto vaghi, ma se si contrappongono astensionismo, instabilità elettorale, emorragia dai partiti, impotenza amministrativa, paralisi politica, paura della sconfitta elettorale, penuria di posti di lavoro, bisogno compulsivo di farsi notare, febbre elettorale cronica, stress mediatico estenuante, sospetto, indifferenza ed altri mali tenaci, vediamo delinearsi i contorni di una sindrome, la sindrome di stanchezza democratica” ( pagina 20 ).

Le “Diagnosi” – secondo capitolo – si affrettano ad arrivare: c’è quella dei populismi che convergono tra di loro nel definire i politici attori protagonisti di questo declino, “dei carrieristi, dei parassiti, degli approfittatori scollegati dalla realtà” ( pagina 22 ); quella della tecnocrazia, secondo la quale il meccanismo decisionale democratico è troppo lento e complesso per garantire il funzionamento del sistema; poi c’è la diagnosi dei fautori della democrazia diretta che invece investe di tutte le responsabilità il modello rappresentativo vigente; ultima, quella che David van Reybrouck definisce “nuova diagnosi” e verso la quale esprime il suo consenso, identifica nella democrazia rappresentativa elettiva la vera causa della sindrome di stanchezza democratica. In altri termini la polemica è verso “la democrazia che instaura la rappresentanza popolare tramite le elezioni” ( pagina 37 ). Al terzo capitolo, non a caso intitolato “Patogenesi”, è affidato il compito di «fare chiarezza» su una questione essenziale, ovvero che “i governi democratici contemporanei si sono evoluti a partire da un sistema politico che era concepito dai suoi fondatori come opposto alla democrazia” ( pagina 55 ).

Nel ripercorrere e spiegare, almeno nelle fasi più significative, le tappe che hanno accompagnato questo processo, emerge come in effetti, da una procedura democratica fondata sul sorteggio, passiamo, attraverso un sistema aristocratico elettivo settecentesco, alla “sacralizzazione del sistema rappresentativo elettivo” ( pagina 86 ) attualmente in vigore nelle nostre società. Trasformazione quest’ultima di non poco conto, perché come dice l’autore in apertura dell’ultimo capitolo, “Rimedi”, citando Gandhi: “tutto ciò che fai per me senza di me, lo fai contro di me”.

Per essere più chiari, il terzo capitolo dimostra che da un livello di democrazia evoluto, fondato sul metodo del sorteggio, nel quale chiunque avrebbe potuto partecipare alle istituzioni di una comunità, si retrocede ad una più «sicura», ma meno democratica, procedura di selezione, che tramite il voto elegge la rappresentanza politica. “Contro le elezioni”, come già detto, è un saggio breve e quindi inevitabilmente coinciso, ma ciò non priva l’autore di affrontare le questioni più scottanti che la tematica si trascina dietro; infatti, “Rimedi”, capitolo che chiude il libro, è dedicato alle sperimentazioni più significative che in qualche modo tentano di strutturare innovative forme della democrazia.

I riferimenti teorici sono quelli che fanno capo a importanti politologi e sociologi come James Fishkin, Benjamin Barber, John Rawls, Jurgen Habermans e Hubertus Buchstein, tanto per citarne alcuni; sul piano pratico invece è la democrazia deliberativa, in tutte le sue varianti, l’esempio che con più decisione si allunga verso processi partecipativi originali. Addirittura c’è lo spazio per riportare anche uno “schizzo” di quella che dovrebbe essere una democrazia basata sul sorteggio. Il contributo che arriva è del ricercatore americano Terril Bouricius, che ne ha elaborato il meccanismo in un intero processo decisionale ripartito tra diverse istituzioni.

In queste pagine finali del libro, dove non si nascondono limiti e potenzialità di un’idea, l’autore propone quello che lui stesso definisce “Appello provvisorio a favore di un sistema birappresentativo” e cioè una prospettiva nella quale elezione e sorteggio convivono in una casa comune. Bella sfida, ci verrebbe da dire, e lo è ancor di più quando identifica la «Vecchia Europa» come la sede naturale dove far cominciare questa transizione. “Stiamo distruggendo la nostra democrazia limitandola alle elezioni, quando in realtà le elezioni stesse non sono state inventate come strumento democratico” scrive nelle conclusioni David van Reybrouck.

“E’ molto semplice: o la politica spalanca le porte, o queste non tarderanno a essere sfondate da cittadini in collera che, scandendo slogan come No taxation without participation, sfasceranno la mobilia della democrazia, strapperanno il fregio del potere e lo trascineranno in piazza”. ( pagina 134 ). “Dobbiamo decolonizzare la democrazia. Dobbiamo democratizzare la democrazia. Ancora una volta: cosa aspettiamo?”. Questa l’ultima frase del libro.

“Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico”​, di David van Reybrouck, Feltrinelli, pp. 155, € 14,00.

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