Emanuele Severino è morto. Il filosofo dell’essere aveva 90 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Gennaio 2020 18:26 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2020 13:55
Emanuele Severino è morto. Il filosofo dell'essere eterno aveva 90 anni

Emanuele Severino (Ansa)

ROMA – Il mondo della cultura piange Emanuele Severino. Il filosofo bresciano è morto in realtà lo scorso 17 gennaio, ma la notizia è stata resa nota solo oggi per sua volontà, e il suo corpo è già stato cremato. Severino, che avrebbe compiuto 91 anni il 26 febbraio, era considerato uno dei più grandi filosofi, scrittori e intellettuali viventi.

“Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita perché siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità: non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più”. Così scriveva e ripeteva spesso, nelle sue lectio e nei suoi incontri.

Un pensiero radicale, il suo, che per la negazione del ‘divenire’ nella convinzione di un ‘essere eterno’ lo ha portato ad un conflitto con la Chiesa cattolica al punto che nel 1968, 4 anni dopo aver pubblicato Ritornare a Parmenide, su sua richiesta venne istruito un processo dall’ex Sant’Uffizio che dichiarò la sua filosofia incompatibile con il cristianesimo.

Un pensiero che Severino, considerato uno dei più grandi filosofi, scrittori e intellettuali del Novecento, ha coltivato facendo riferimento, oltre che a Parmenide, ad Aristotele, Eraclito, Hegel, Nietzsche, Leopardi.

Per il filosofo bresciano l’Occidente vive nel nichilismo, ovvero nella convinzione che le cose, tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno. Nei numerosi libri pubblicati sin dagli anni ’50, Severino ha mostrato invece che tutto, anche le cose più insignificanti sono eterne per necessità e la convinzione che tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno è la ”follia estrema”.

L’uomo ha sempre cercato il rimedio al terrore davanti al dolore e alla morte. Lo ha cercato con il mito, la poesia e la religione e proprio in questo contesto ha approfondito il pensiero di Eschilo ma anche di Giacomo Leopardi in libri come Il Giogo e Cosa arcana e stupenda.

Di particolare rilievo poi i suoi studi sulla tecnica (la forza suprema destinata a dominare il mondo e alla quale si assoggettano anche le grandi forze della tradizione: cristianesimo, capitalismo, socialismo, umanesimo) fino al suo ultimo libro, Testimoniando il destino (Adelphi).

Il suo percorso filosofico era cominciato quando aveva solo 23 anni. Si era laureato l’anno prima a Pavia e, docente all’Università Cattolica, scrisse La struttura originaria, libro che leggeva con passione anche il futuro cardinale di Milano Angelo Scola, allora suo allievo.

Per il suo novantesimo compleanno Brescia, dove era nato il 26 febbraio del 1929, lo aveva festeggiato con una giornata tra riflessione e teatro. Fulcro dell’evento l’Orestea di Eschilo, che Severino tradusse nel 1985 per Rizzoli e che Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah utilizzarono per la storica messa in scena della trilogia eschilea nel 1986.

Alla traduzione fece seguito Il giogo, il fondamentale saggio sulla figura e l’opera di Eschilo, edito da Adelphi nel 1989. Un cast di 13 attori aveva dato voce ad alcuni dei passi più significativi della trilogia eschilea. L’antologia di passi, selezionata dallo stesso Severino, aveva visto protagonisti alcuni tra i maggiori artisti della scena italiana come Ottavia Piccolo, Graziano Piazza, Federica Fracassi e Fausto Cabra, accompagnati da un coro di 9 giovani attrici e attori. (Fonte: Ansa)