Giovanni Valentini intreccia cronaca e romanzo nella Sirena delle Azzorre, thriller ma non solo

di Marco Benedetto
Pubblicato il 30 Giugno 2020 6:11 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2020 20:29
Giovanni Valentini intreccia cronaca e romanzo nella Sirena delle Azzorre

Giovanni Valentini intreccia cronaca e romanzo nella Sirena delle Azzorre

Giovanni Valentini ha mantenuto la promessa e ha scritto il suo terzo romanzo poliziesco in poco più di 3 anni.

Preceduto da “Ultima notte a Lisbona” (2017) e “La donna nella valigia” (2018), “La sirena delle Azzorre” è uscito nella primavera del 2020 tormentata dal coronavirus. Difficilmente reperibile in libreria, causa lockdown, era ed è invece acquistabile con un colpo di mouse su Amazon, Mondadori Store, Google Books, Feltrinelli.

Così me lo sono procurato io stesso. Così me lo sono letto, e gustato, in questi mesi di domiciliari sanitari. In realtà me lo sono letteralmente bevuto in un paio di giorni. Poi l’ignavia da lockdown ha frenato la mia recensione. Ora ve la propongo, consapevole di darvi un buon consiglio.

Si legge d’un fiato

Dei tre thriller di Giovanni Valentini ambientati in Portogallo, dove l’autore trascorre parte della sua vita, insegna giornalismo e gioca a golf, questo ultimo è decisamente il più intrigante. Non solo perché segna la maturità del processo di apprendimento dello scrittore. La scrittura è sciolta, agile.

Ma forse soprattutto perché ha una base di cronaca vera. Anzi è la sintesi di due vicende giudiziarie, simili, parallele. Quella dell’infermiera Daniela Poggiali, di Lugo di Romagna e quella di Fausta Bonino, di Piombino. Entrambe sono state accusate di avere ucciso anziani pazienti con iniezioni mortali.

Il romanzo si basa su e si intreccia con quei terribili fatti di cronaca nera. Nel romanzo ci sono elementi originali, come la fuga dell’infermiera killer che Valentini identifica come co-protagonista, nelle isole Azzorre per sfuggire alla cattura. Poi la sua assoluzione. Definitiva.

La confessione che lascia di sale

Poi la confessione al giornalista investigatore protagonista del racconto e, nel racconto, decisivo nel far pervenire l’imputata alla assoluzione.Si, è vero, sono stata  io a uccidere tutti quegli insopportabili vecchietti. Sono una assassina. Ma l’ho fatto per giustizia. Quei vecchi non li sopportavo più, prepotenti, arroganti, pretenziosi.

Il povero Alfonso Delgado, giornalista pugliese trapiantato a Roma e in pensione in Portogallo, resta di sale. E un po’ anche il lettore, che ha seguito l’altalena del racconto. Prima Delgado che, con l’aiuto della moglie, identifica sotto la parrucca azzurra la infermiera latitante e la fa arrestare. Poi si convince della sua innocenza e la fa assolvere. Infine la confessione.

Il romanzo è divertente, ti prende, con i suoi u turn e colpi di scena. Non voglio privarvi del divertimento con un racconto dettagliato. Quello che devo rivelare è la mia reazione quando ho terminato la lettura.

Ho chiuso il mio iPad e ho acceso il computer, per riscontrare il finale inventato da Valentini con la verità della cronaca, Questa ve la posso anticipare: Fausta Bonino sta scontando l’ergastolo, Daniela Poggiali, assolta in appello, aspetta il verdetto della Corte di Cassazione, previsto nel 2020.