Il libro di Mandelson divide il Labour I Miliband contro la vecchia guardia

Pubblicato il 18 luglio 2010 12:00 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2010 12:00

da: Corriere della Sera

All’ ennesima rivelazione il vaso di Pandora si è aperto. Il nuovo libro di Peter Mandelson Il Terzo Uomo ha fatto infuriare non pochi laburisti. I giudizi poco edificanti di Tony Blair su Brown («E’ pazzo, cattivo e pericoloso, qualcosa di simile a un mafioso»), i racconti delle correnti, dei complotti, delle crisi isteriche, del tutti contro tutti hanno trasformato i 13 anni di governo labour in una specie di soap opera. Ieri a dire «basta» sono stati i quarantenni, quelli che dovrebbero rappresentare la nuova guida del partito. David Miliband, ex ministro degli Esteri, ha definito gli estratti del libro, pubblicati in questi giorni sul Times, «distruttivi e autodistruttivi». Secondo lui Mandelson farebbe meglio a ritirarsi a vita privata: «I memoriali – ha detto – si scrivono quando si va in pensione e comunque c’ è bisogno di una camera dei Lord eletta dal popolo», facendo un chiaro riferimento al fatto che l’ ex spin doctor di Blair siede attualmente tra i Pari che vengono designati, tra l’ altro, anche dai partiti. Rincara la dose suo fratello Ed, ex ministro dell’ Ambiente e astro nascente dell’ opposizione, che chiede senza mezzi termini di voltare pagina: «E’ tempo per una nuova generazione», dice seccamente. Lapidario anche l’ ex ministro della Sanità Andy Burnham, da tutti considerato un outsider nella corsa alla leadership: «Peter adora essere al centro della scena però è tempo di lasciare il palcoscenico». Ma l’ architetto del New Labour, l’ uomo che ha contribuito per tre volte a portare i progressisti al governo, non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Concede interviste, firma autografi, si siede sui divani con fare rilassato, noncurante delle critiche che gli piovono addosso. «Non mi ritiro dalla politica. Chi va in giro dicendo che Blair è livido dalla rabbia mente» ha detto l’ altro…

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