Irene Brin, va al libro di Claudia Fusani il premio Il Paese delle donne

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Dicembre 2019 14:45 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2019 14:45
Irene Brin, va al libro di Claudia Fusani il premio Il Paese delle donne

Irene Brin (Foto archivio Ansa)

ROMA – Va al libro di Claudia Fusani “Il tuo nome sarà Irene. Il romanzo della vita di Irene Brin (All Around, Roma, 2019) il XX Premio di scrittura femminile, sezione saggistica, Il Paese delle donne.

Il volume ripercorre la vita e l’attività professionale della giornalista e scrittrice, al secolo Maria Vittoria Rossi, che è stata una pioniera del giornalismo di costume negli anni in cui la presenza femminile all’interno delle redazioni era spesso marginale e comunque ridotta. Oltre che una donna di grande cultura e intelligenza, maestra di bon ton e una mercante d’arte. 

Maria Vittoria Rossi era nata il 14 luglio 1911 a Roma. Il padre Vincenzo Rossi era un alto ufficiale dell’esercito del re distaccato nella capitale e autore di noti trattati militari. La madre Maria Pia Luzzatto, viennese di origini ebraiche, le trasmise la passione per le lingue, l’arte e la letteratura. Era anche la nipote di Francesco Rossi, che fu tra i fondatori del Partito socialista a Genova nel 1903. Suo cugino Francesco Rossi fu ministro dell’Istruzione e presidente della Corte Costituzionale. Una famiglia di progressisti e antifascisti: quando gli squadristi fecero irruzione a casa dei Rossi a Genova, buttarono dalla finestra anche il pianoforte. 

Irene Brin, che è stata anche Marlene, Mariù, Contessa Clara e decine di altri pseudonimi esordì come giornalista proprio mentre il Duce “aveva completato l’opera di fascistizzazione di giornali, università e scuole”. Fu collaboratrice de Il Lavoro di Genova (1932), il Telegrafo di Livorno (1938), il Popolo d’Italia (1939), il Fronte e il Giornale del Soldato (1941), la Stampa (1942-1943) e nel dopoguerra de Il Messaggero (1949), il Giornale d’Italia (1951), il Mattino (1951), il Corriere della Sera (1960), il Corriere d’Informazione (1966). Ha inoltre collaborato con più di 30 settimanali, tra i quali Omnibus di Leo Longanesi e l’Europeo.

Con il marito Gaspero Del Corso fece della galleria L’Obelisco, in via Sistina a Roma, il luogo del debutto delle avanguardie artistiche di tutta Europa, a cavallo degli anni 40 e 50. Nel suo libro Claudia Fusani le restituisce la notorietà e l’ammirazione che le spettano, con un ampio lavoro di ricerca e di studio documentale.