La Fuggitiva di Carlo Lefebvre: il primo caso del commissario Gerard è un cocktail on the rocks

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Dicembre 2020 19:43 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2020 19:43
La Fuggitiva di Carlo Lefebvre: il primo caso del commissario Gerard è un cocktail on the rocks

La Fuggitiva di Carlo Lefebvre: il primo caso del commissario Gerard è un cocktail on the rocks

“Una ragazza bellissima, un commissario brillante, uno spacciatore, una serie di decessi apparentemente illogici ed una corsa per l’Europa: sono questi gli ingredienti de La Fuggitiva, un cocktail “on the rocks” da degustare lentamente. 

L’esordio di Carlo Lefebvre, professore ordinario di Geografia Economico-Politica alla Sapienza di Roma, imbuca la palla al primo colpo. La sua è una penna che sorprende, cattura e che fa tenere gli occhi incollati al testo e le mani ben salde alla carta.

La miccia fa presto ad esplodere: l’esperto di crittologia, Mick Hendriks, viene trovato cadavere negli uffici di Selesoft, azienda olandese specializzata nel criptaggio di informazioni sensibili e, tempo dopo, il contabile di un priorato precipita dal campanile di una chiesa.

Due morti: uno zenit e un nadir che sembrano non avere né capo né coda. François Gerard, commissario dell’intelligence francese, si getta a capofitto nei vicoli di Marsiglia districandosi come un acrobata in un intreccio di fili internazionale. Qui vive Sarah, giovane e bellissima tunisina, scappata insieme al fidanzato Farid dal regime autoritario di Ben Alì. La vita della donna scorre tranquilla fino a quando Farid non la coinvolge in un’avventura che la costringerà a una continua fuga.

La storia di Gerard e quella di Sahar si intrecceranno, tentando di svelare un terribile attentato terroristico pianificato da Garcià, un criminale di cui non conosce altro che il nome. Infine, le ultime pagine del romanzo fanno presagire una possibile seconda avventura del commissario François Gerard.

Una scrittura dura e cristallina, quella di Lefebvre, che si fa leggere tutta d’un fiato, catapultando il lettore in medias res: si corre assieme alla fuggitiva, ci si interroga con il commissario, ma soprattutto, si viaggia. Amsterdam, Parigi, Marsiglia: in un momento storico dove la staticità regna sovrana, racconti come questo aiutano a muoversi, a evadere, a fuggire. In fin dei conti le grandi storie servono altresì ad andare dove fisicamente non si può. 

Siamo forse anche noi, allora, dei fuggitivi, inesorabilmente sospinti verso qualcosa?

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