Leone Ginzburg, biografia di un antifascista, martire a 35 anni per una Italia migliore

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 5 Febbraio 2020 11:56 | Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2020 11:56
Leone Ginzburg, biografia di Angelo d'Orsi di un antifascista, martire a 35 anni per una Italia migliore

Leone Ginzburg, biografia di un antifascista, martire a 35 anni per una Italia migliore (Foto da Faccebook)

ROMA – Alcune vite percorrono traiettorie incredibili. Se ne ha testimonianza diretta in questo libro, “L’intellettuale antifascista”, con sottotitolo “Ritratto di Leone Ginzburg”: una biografia a firma di Angelo d’Orsi.

Già Ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino e membro dell’Edizione Nazionale degli scritti di Antonio Labriola e Antonio Gramsci, d’Orsi scrive un saggio attento, partecipato, che emoziona; non solo per l’intreccio straordinario e drammatico tra la vita di Leone Ginzburg e gli avvenimenti della storia recente del nostro Paese, ma anche per l’emergere di un comune destino che unì una generazione di giovani all’impegno politico e culturale contro il regime fascista. E forse, proprio questo sentimento d’appartenenza, nella duplice dimensione politica e culturale, restituisce al lettore il senso più profondo di quel che significa essere stato “intellettuale antifascista” nel ventennio.

Leone Ginzburg nasce ad Odessa nel 1909 e muore a Roma nel ‘44. Una vita breve, ricomposta nel libro con rigore. Le pagine scorrono bene. Il contenuto si dispiega con chiarezza. Lo stile è fluido e la scrittura si gusta con piacere. Ma la misura di questa biografia, non va dimenticato, sta nella sua accezione storica, non è una biografia romanzata. Se vogliamo insistere su questo aspetto, possiamo aggiungere che prevale nel testo un punto di vista più complesso di quello meramente narrativo biografico.

E non potrebbe essere altrimenti, perché la figura di Ginzburg è di quelle che incutono “timore per la grandezza morale e la forza intellettuale difficilmente eguagliabili” (pagina 7), ed una penna che voglia scriverne il “ritratto”, non può che scorrere oltre e dentro di esso. Non v’è quindi da stupirsi se la biografia che scrive d’Orsi consente una lettura a più livelli, due dei quali prevalgono rispetto ad altri, o almeno sono quelli che si colgono nell’immediato: il primo, segue la scansione temporale delle vicende che caratterizzano la vita di Ginzburg, l’altro, la fa emergere percorrendo invece un doppio binario sul quale transitano cultura e politica.

Ed è suggestivo quando ci si imbatte nei passaggi dove i due livelli si sovrappongono tra di loro divenendo un tutt’uno: “Per me essere un letterato non è solo un mestiere ma anche disgraziatamente un modo di vivere” si legge nelle parole di Ginzburg richiamate a pagina 88; oppure nella testimonianza di una compagna di studi a Torino, Gina Allan: “Aveva già un infinità di doti, facilità nelle lingue, amore per la musica, interessi di tutti i generi, ma la cosa più importante, per la quale è morto, è la politica” (pagina 178).

Tuttavia, seppur ben rappresentate nel testo, queste sovrapposizioni non sono la struttura sulla quale poggia il libro. C’è un ordine ben preciso nell’esposizione, e d’Orsi lo segue dall’inizio alla fine. Così i fatti defluiscono come acqua in discesa: i primi anni di vita trascorsi tra Odessa, Viareggio e Roma, il trasferimento da adolescente a Torino, gli studi al Liceo Ginnasio Classico Massimo D’Azeglio, la laurea in Lettere nel ‘31, la letteratura russa, la fondazione dell’Einaudi nel ‘33, la carriera di docente universitario; e poi, ancora: la rivista Cultura, il matrimonio con Natalia Levi nel 1938, e l’impegno politico, con il rifiuto di giurare fedeltà al regime imposto dal governo fascista ai liberi docenti, la militanza nel movimento politico antifascista Giustizia e Libertà, il confino, l’impegno nella Resistenza e il 20 Novembre del 1943, quando viene per l’ultima volta arrestato e portato al carcere di Regina Coeli a Roma.

Ma nella biografia c’è molto altro ancora. Soprattutto d’Orsi dedica energia ed attenzione agli incontri che hanno significato nella vita di Ginzburg. Tra questi svetta sugli altri l’amicizia con Norberto Bobbio, fin dal triennio liceale al D’Azeglio di Torino; addirittura a questo rapporto è consacrato il terzo capitolo e nella quarta di copertina è riportato un pensiero di Bobbio che vale la pena citare: “L’antifascismo di Leone Ginzburg era nutrito di quella cultura storica, umana e umanistica che permetteva di distinguere, senza possibilità di sbagliarsi, la civiltà dalla barbarie, i germi di progresso da quelli di decadenza, la durevole conquista dall’avventura, il pensiero dalla retorica”.

Ci sono anche altri importanti sodalizi che trovano spazio nel libro: l’amicizia e la devozione con e per Benedetto Croce che incontra per la prima volta nell’aprile del 1928, Cesare Pavese e Giulio Einaudi, Carlo Rosselli, Carlo Levi, Massimo Mila, Vittorio Foa, Franco Antonicelli, Piero Gobetti, tanto per citarne alcuni; nomi e vite che tanto hanno dato “per il sogno di un’Italia libera”. Leone Ginzburg scrive il suo ultimo articolo 11 Novembre del ‘43, nove giorni prima dell’arresto. Si legge nel libro che “una volta svelata la sua identità – si nasconde sotto il nome di Leonida Gianturco – viene trasferito al temuto Braccio tedesco del carcere”.

Lì, assieme ad altri detenuti politici, trascorrerà gli ultimi mesi: “negli interrogatori viene malmenato, gli rompono una mascella, e qualcuno lo incontra sanguinante, dopo uno di questi «trattamenti»: uno di costoro, Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, già brevemente compagno di prigionia di Gramsci a Turi, racconterà di avergli sentito proferire queste parole: «Non bisognerà in avvenire avere odio per i tedeschi»” (pagina 321). Morirà all’alba del 5 febbraio del 1944 nei locali dell’infermeria di Regina Coeli a soli trentacinque anni. Questo libro scritto da d’Orsi tiene fede a quel che il titolo annuncia. Leone Ginzburg, “intellettuale antifascista”, lo è stato veramente, e forse, questa biografia è molto più di un saggio: “In tempi in cui il fascismo sembra ritornare cupamente d’attualità” – scrive d’Orsi nella premessa – “tempi in cui circolano, di nuovo, affermazioni come «il fascismo non è stato poi così male», mi piace dedicare questa biografia di una delle più luminose figure dell’antifascismo italiano a coloro che si sono battuti allora sulla sua stessa barricata e a quanti oggi, donne e uomini, provano a diffondere semi che esprimono l’opposto, sul piano morale, politico e ideologico, di ciò che il fascismo significa”.

“L’intellettuale antifascista. Ritratto di Leone Ginzburg” di Angelo d’Orsi, Neri Pozza, pp. 447, € 19,00.