Cronache dal Muro di Berlino 30 anni fa. Ezio Mauro fa rivivere quei giorni

di Marco Benedetto
Pubblicato il 7 Novembre 2019 15:02 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2019 15:02
Cronache dal Muro di Berlino 30 anni fa. Ezio Mauro fa rivivere quei giorni

Cronache dal Muro di Berlino 30 anni fa. Ezio Mauro fa rivivere quei giorni

“Cronache dal Muro di Berlino”, di Ezio Mauro, fa rivivere o vivere quelle entusiasmanti giornate di 30 anni fa, col ritmo incalzante di un thriller.

La trama è nota, l’abbiamo vissuta in diretta quelli fra noi più anziani e vecchi. Ma il romanzo scritto da Mauro è anche una lezione di storia per chi nacque dopo o era troppo giovane per ricordare oggi i dettagli e le emozioni.

Il muro di Berlino cadde il 9 novembre 1989, 30 anni fa fra 2 giorni.
I più anziani come me, in quel tempo nel centro dei miei anni, ricordano le immagini lanciate nel mondo dalla televisione. Fu l’inizio di una slavina che riempì l’occidente di polacchi e romeni e ucraini.

Fu anche l’inizio della magica cavalcata degli anni ’90, con nuovi consumatori, nuove braccia nei campi e nelle fabbriche. Ci hanno cambiato la vita. Prima, la donna di servizio era un bene da aristocratici, dopo la caduta del Muro, chi non si può permettere una badante?

La nostra fortuna, noto, fu che gli americani sbarcarono in Sicilia e non a Marsiglia, che a Yalta Stalin si accontentò di proteggere la terra russa con alcune centinaia di chilometri a tutela dall’invasione delle armate occidentali, non solo quelle del feroce nazista Hitler, ma anche quelle del portatore di libertà e rivoluzione Bonaparte.

Come il fulmine si fa precedere da minacciosi brontolii di tuono, così l’evento del crollo del simbolo della oppressione sovietica sull’Europa dell’Est fu preceduto da una serie di segni premonitori. Alla base c’era il fallimento di un sistema economico che per 70 anni rifiutò il mercato, paradosso se si pensa che in quelle terre nacque il mercato nella storia dell’umanità.

Poi c’erano anche le aspirazioni di libertà e di religione. Ma quelle sono prerogative borghesi. Prima priorità del popolo è la libertà dalla Fame. Stalin fu un mostro (ma non solo), secondo i nostri standard occidentali, ma ai suoi tempi il popolo mangiava caviale, con la Perestoika due cavoli e una melanzana e ore di coda per una minestra e un pezzo di pane.

Il popolo non ha un gran ruolo nei libri di storia, ancor meno gli schiavi. Eppure la maggior parte di noi da plebe, liberti e schiavi discende.

Il popolo non è nel focus della sinistra moderna. Così anche questo mio giornalucolo che è Blitz si meraviglia della virata a destra di Dresda. Ma 46 mila morti in una notte in Italia non li abbiamo mai visti. Poi arrivarono i mongoli dell’Armata Rossa e 40 anni di comunismo. Incontravi i tedeschi dell’Est sulle strade oltre la Cortina di Ferro.

Erano tedeschi, quindi un po’ meglio in arnese dei rumeni, ma facevano comunque tanta pena. Caduto il muro arrivarono quelli dell’Ovest, che ne hanno fatto carne di porco, privando quei poveretti anche di quel poco di tranquillità (piena occupazione e poco lavoro) che il comunismo garantiva.

Vorrei vedere gli italiani, che hanno seguito il flauto magico di Beppe Grillo perché si sentono poveri nella loro relativa ricchezza, almeno nei confronti dei loro padri e nonni. Quanto alle bombe, ricordiamo che metà dell’Italia ne è uscita quasi indenne, anche se siamo stati capaci di equiparare un po’ di bombe su Roma a quelle di Dresda.

A Genova mi affacciavo alla finestra della casa in cui fui concepito e vedevo tutt’intorno macerie. Ma poi arrivarono gli americani, il boom, i blue jeans, le nuove auto della Fiat. Fu facile per noi dimenticare.

Anche a Mauro, borghese, sfugge un po’ la dimensione del popolo. Il popolo era buono quando scioperava per il Vietnam, quando scendeva in piazza per far cadere i governi democristiani. Il popolo è orribile quando, incompreso dai borghesi della nuova sinistra, si butta nelle braccia di Salvini. Allora la piazza è mostruosa e i buoni borghesi di sinistra scoprono che i popolani dicono le parolacce e fanno altre cose irripetibili. 

Stabilite queste lievi divergenze, vi consiglio di comprare e leggere il libro di Mauro. Il titolo completo è “Anime prigioniere. Cronache dal Muro di Berlino”, editore Feltrinelli. Sono 18 euro spesi bene. Ezio Mauro lo conosco da 43 anni, per me è il migliore cronista politico della nostra generazione, forse di sempre, così come è stato il migliore corrispondente dall’estero negli anni in cui fu stazionato a Mosca per Repubblica.

La sua formula era, ed è, applicare le regole della Cronaca anche alla politica, anche alla politica internazionale. Come Truman Capote di A Sangue Freddo.

Conosco il lavoro dei corrispondenti dall’estero, per un breve e marginale lavoro da Londra con l’Ansa. Nella mia conoscenza Mauro è stato l’unico fra centinaia e migliaia che tenesse testa agli americani, sia quanto a presenza sul campo e rapporto con le fonti, sia quanto a correttezza nel rapporto con l’Informazione. Gli inglesi facevano i reporter dal bar, gli italiani dalla piscina dell’albergo e con le agenzie, gli americani e Mauro dalle cancellerie e soprattutto dalla strada.
Questo suo ultimo libro è un capolavoro. Scritto con il ritmo del giallo, con la ricchezza di riferimenti storici e culturali di una pagina della Treccani o di Wikipedia, con la capacità di sintesi del grande giornalista. Senza mai predere il filo del discorso.

Con un po’ di invidia e tanta ammirazione, l’ho letto tutto e vi consiglio di leggerlo.