Massimo Bossetti, tutti i dubbi sul processo nel libro di Carlo Infanti

di Redazione blitz
Pubblicato il 26 settembre 2018 20:10 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2018 20:10
massimo bossetti

Massimo Bossetti, tutti i dubbi sul processo nel libro di Carlo Infanti

ROMA – Nel nuovo libro “In nome del popolo italiano” di Carlo Infanti, già consulente legale della difesa di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, emerge una nuova ipotesi su chi possa essere il vero assassino della 13enne di Brembate di Sopra.

“So di aver trovato molti elementi che se presentati in aula durante i processo, forse Massimo Bossetti non sarebbe in galera” scrive Infanti.

Dal lavoro di analisi degli elementi trovati ormai due anni fa, Infanti ha maturato la consapevolezza che quelle informazioni avrebbero potuto aiutare in modo determinante la difesa di Bossetti. Su Dagospia, l’autore spiega: “Non è dignitoso sapere che per estrapolare il Dna dai leggings e dagli slip della giovane, non sia stato rispettato le procedure previste dal nostro Codice di procedure penale, come è preoccupante scoprire che i consulenti della procura, incaricati di analizzare i Dna raccolti, sbaglino l’analisi del Dna di Natan Gambirsaio. Un Dna – spiega Infanti – raccolto con un tampone sterile in quantità abbondante e conservato in una provetta sterile, c’è da domandarsi come abbiano fatto a non sbagliare quello di Ignoto 1 che certamente era per quantità molto inferiore, per qualità degradato e per giunta misto. Come non è dignitoso trovare documenti che dimostrano che Yara è certamente stata rivestita”.

L’elenco degli elementi raccolti è sterminato, dettagliatissimo e Infanti sfida anche a sottoporlo agli addetti ai lavori per dimostrare che si sbaglia. Infanti sottolinea errori e mancanze che di fatto “tolgono dignità alla sentenza” contro Bossetti: “Non accontentatevi – dice ai lettori – leggete il mio libro, verificate ogni singolo passaggio e scoprirete che chiedere dignità nei processi e nelle sentenze partendo da quelli di Massimo Bossetti non è solo un semplice schieramento tra innocentisti e colpevolisti, ma un dovere civile”.