Metafisica, pensiero iniziatico, decadenza dell’Occidente. Vetere e il nichilismo disperato del nostro tempo

Pubblicato il 15 maggio 2018 6:32 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2018 23:03
metafisica Francesco Saverio Vetere

Metafisica, pensiero iniziatico, decadenza dell’Occidente. Vetere e il nichilismo disperato del nostro tempo

“La domanda metafisica per eccellenza, la ragione ultima di ogni ricerca umana. La ragione vera del nichilismo disperato del nostro tempo. Talmente disperato che l’occidente tende a rimuovere la domanda, badando solo a vivere una vita dimentica di se stessa.

Aver dimenticato la domanda, per l’impossibilità di risposte razionali, è il decadimento dell’occidente. L’allontanamento dal centro, il degrado generato dalla trasformazione di insegnamenti tradizionali in strumenti di dominio.

Questo immenso nulla ormai avvolge anche le vie iniziatiche tradizionali”.

La definizione  di metafisica come conoscenza del trascendente si addice al saggio di Vetere sul pensiero iniziatico, molto di più del concetto dello studio dell’ente in quanto ente, perché poggia sulla domanda fondamentale di senso e sulla sua permanenza in un Occidente ormai dominato dalla razionalità tecnico scientifica.

La domanda nasce, anche nelle vie iniziatiche occidentali, dalla consapevolezza che la vita dell’uomo è un’isola circondata dal nulla, e la risposta riguarda proprio lo sterminato oceano che circonda la nostra esistenza. Qualunque risposta ancorata alla razionalità si è dimostrata falsa, qualunque teoria confutabile, perché tendeva a portare oltre la dimensione razionale un modo di pensare adatto solamente ad essa.

Il senso del nichilismo è duplice: da un lato designa l’abbandono della domanda per impossibilità di trovare certezze, da un altro l’idea che tutto ciò che sta prima della nascita e dopo la morte sia nulla, e che quindi sia inutile pensarci. In effetti, la seconda tesi è una vera e propria risposta, definitiva.

Religioni e filosofie hanno cercato di dare senso alla ricerca, ma sono riuscite a creare straordinari costrutti del pensiero completamente disancorati dalla realtà, utili per una ricerca sull’uomo, ma mai per un benché minimo progresso nella verità.

L’irrazionale neanche pretende di essere un fondamento. Consegna l’uomo alla sua solitudine, che è la condizione naturale di un essere pensante, e si fa figura della bellezza, indipendente da ogni pretesa di verità.

Se il Pensiero Iniziatico rappresenta la massima apertura, comprende cioè il fondamento razionale e lo trasforma, senza snaturarlo, nella dimensione della bellezza, allora la ricerca sul trascendente ha un senso e, forse, è essa stessa un senso. Soprattutto nel momento in cui si modifica profondamente il concetto stesso di verità e di conseguenza, il pensiero stesso si perde, in una dimensione in cui la conoscenza è spirito, per usare in senso iniziatico un’espressione di Hegel quanto mai felice.

Francesco Saverio Vetere, “Il pensiero iniziatico. Prolegomeni”, Editore: Tipheret, 96 pagine