Nella nuova autobiografia di George W. Bush, l’incontro con Giovanni Paolo II, il tacchino che salvò i rapporti con l’Arabia Saudita e un incipit sull’alcolismo

Pubblicato il 31 Ottobre 2010 10:37 | Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre 2010 10:37

A riferire in esclusiva alcune “chicche” racchiuse nelle pagine della nuova autobiografia in cui George W. Bush cerca di spiegare quelli che gran parte dell’opinione pubblica considera i suoi peggiori errori e debolezze  (“Decision Points”, il libro in uscita il prossimo 9 novembre) ci pensa il sito americano Drudge Report, che è in grado di rivelare anche l’incipit del libro, dedicato all’alcolismo del 43esimo inquilino della Casa Bianca.

«Sei in grado di ricordarti l’ultimo giorno in cui non hai bevuto?» gli chiese un giorno la moglie Laura, mettendolo così sulla buona strada non solo per la disintossicazione, ma anche per la presidenza degli Stati Uniti.

Quella che dovrebbe essere un’analisi delle decisioni prese da Bush prima e dopo la doppia elezione alla Casa Bianca, diventa in molti punti una parabola del ritorno del “figliol prodigo” alle fede.

Dai giorni dell’11 settembre 2001, alla brutta figura fatta nell’assistenza alle vittime dell’uragano Katrina, fino alle guerre in Iraq e in Afghanistan e alla crisi economica che ha travolto l’America, l’ex presidente non perde occasione per sottolineare come la fede lo abbia sempre assistito.

E quando parliamo di fede, non intendiamo solo la sua, ma anche quella degli altri. Emblematico l’aneddoto dell’incontro tra Bush e il saudita Abdullah. Il sovrano voleva andarsene prima dell’inizio dei colloqui perché l’Arabia Saudita non condivideva le posizioni della Casa Bianca nei confronti di Israele, ma la comparsa di un tacchino su una strada sterrata gli fece cambiare idea. Abdullah, infatti, interpretò l’arrivo dell’animale come un segno di Allah, che lo invitava a proseguire il dialogo.

Non poteva mancare, naturalmente, un capitolo dedicato agli attacchi dell’11 settembre: stando a quanto rivela Drudge Report, Bush ordinò alle forze armate di abbattere gli aerei dirottati da Al Qaida, e in un primo momento si convinse che il volo UA93 fosse precipitato in Pennsylvania dopo essere stato intercettato con successo.

Nel capitolo in cui tenta di discolparsi dall’accusa d’aver affossato la ricerca sulle cellule staminali, Bush tira in ballo anche Papa Giovanni Paolo II. Il Pontefice, scrive Bush, pur riconoscendo che la scienza poteva fare molto, mi implorò durante il nostro incontro nel 2001 di non smettere mai di sostenere la vita in ogni sua forma. Monito che Bush decise subito di seguire, a differenza degli inviti alla pace rivolti agli Stati Uniti dal Pontefice. E pensare che, nel 2003, Giovanni Paolo II aveva addirittura mandato il suo ministro per la pace, il cardinale Pio Laghi, a parlare con il Bush per esprimergli l’opposizione del Vaticano alla guerra in Iraq. Ma forse, questo, è in un altro capitolo, per cui bisognerà attendere il 9 novembre o il lungo tour promozionale che W. ha in programma, durante il quale sarà ospite anche del salotto di Oprah.