Paolo Forcellini: “La Tela del Doge” – Cairo, pp. 236, 14 euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 gennaio 2014 20:27 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2014 20:38
Paolo Forcellini: "La Tela del Doge" - Cairo, pp. 236, 14 euro

Paolo Forcellini: “La Tela del Doge” – Cairo, pp. 236, 14 euro

ROMA, 10 GEN – “La Tela del Doge” (CAIRO, pp. 236 – 14,00 euro) è il giallo di Paolo Forcellini, ex Espresso, recensito da Paolo Petroni sull’Ansa:

“Venezia ha un suo fascino particolare, il suo nome si collega naturalmente all’arte e alla storia, le sue calli e l’acqua scura dei canali rimandano ombre scure e misteri.

Paolo Forcellini, che della città è originario sfrutta tutto questo per creare un bel noir che si fa forza di tutti questi echi e ci introduce a vita e costumi veneziani con naturalezza.

Il suo maestro, come si capisce, è Andrea Camilleri con le sue storie legate alla realtà, con personaggi riconoscibili e molto umani, con quel legame con le proprie radici, che è linguistico e culturale.

In queste pagine così ecco, più che una lingua, tanti modi di dire o parole che danno ritmo e musicalità al discorso grazie a una parlata veneta che ha quasi lo stesso suono dai tempi di Goldoni, ma qui calata nel mondo d’oggi e nell’azione, senza dimenticare comunque di raccontarci cosa significasse una certa cosa, da dove nasca una frase fatta, il profumo e sapore di certi cibi e vini.

Non è un caso allora che uno dei luoghi legati alla trama gialla sia uno squero, ovvero uno di quei piccoli cantieri, oggi praticamente scomparsi, salvo uno o due, in cui si costruiscono tutte a mano moschete e gondole, che i protagonisti facciano un salto in un bacaro (incrocio tra il bar e l’osteria) e così via, attraverso luoghi di Venezia riconoscibili e precisi, come la Scuola Dalmata che custodisce alcuni dipinti di Carpaccio, compreso quella ”Vocazione di S. Matteo’‘ che troveremo sorprendentemente al centro della trama del giallo di Forcellini, che è ambientato nei giorni del celebre carnevale veneziano, in un anno freddo in cui cade persino la neve.

Giallo di atmosfere e suoni, di sapori e colori, abbiamo detto, ma che, forte di un bell’intrigo con colpi di scena, tra piccola manovalanza malavitosa locale e la più dura mala del Brenta, vive di personaggi ben costruiti, veri, come il commissario Marco Manente, che abita solo alla Giudecca, ha come suoneria del cellulare le note di ‘‘Bella ciao” ed è stato lasciato dalla moglie Regina per un altro uomo, ha un poliziotto fidato, Santamaria, suo braccio destro, di Sorrento e che prende in giro sottolineandone il carattere meridionale e un primo sospettato, Giovanni (nane) Buscagnin soprannominato Cagalibri.

Questo senza dimenticare almeno due giovani, procaci e disponibili donne, Debora Scarpa (detta Ciabatta per la rilassatezza dei suoi costumi) e Ludovica Avesani, che si ritrovano collegate all’omicidio di un ragazzo senza arte né parte che non si capisce a chi potesse dare fastidio e da cui il libro prende le mosse, subito coinvolgendo il lettore sino al finale, dopo il quale gli verrà forte la voglia di andare a Venezia a ritrovare i posti di cui ha letto e finire, come accade in chiusura del libro, all’Harry’s Bar di Arrigo Cipriani a gustare, col Bellini, l’inevitabile Carpaccio di carne cruda”.