Pappagallo, l’intramontabile fascino dell’uccello chiacchierone

Pubblicato il 20 luglio 2010 17:37 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2010 18:08

Pappagalli in amore

«Il mio nome è Pappagallo, uccello del Paradiso». Così comincia “Speke Parrot”, l’opera scritta nel 1520 da John Skelton. E il poeta di Enrico VIII non era il solo a individuare cenni di divinità nello splendido pennuto variopinto. Nell’arte medioevale e nella letteratura europea, i pappagalli sono spesso associati alla Vergine Maria o la Trinità.

Dall’aneddoto del tredicesimo secolo che narra del futuro imperatore Carlo Magno che viene salutato da pappagalli, al più celebre poema eroicomico francese del 1734 sul pappagallo di nome pio Ver-Vert, la specie appartenente alla famiglia dei Psittaciformes, affascina da sempre artisti e scrittori. Riempie le pagine di cronaca e arricchisce di spassosi dialoghi le barzellette di tutto il mondo.

Il primo motivo di tanta attenzione verso quest’uccello risiede, con grande probabilità,  nella straordinaria capacità di parlare. Come è noto, numerosi studi scientifici hanno dimostrato che questi uccelli riescono a riprodurre, con discreta facilità, la maggior parte delle consonanti e vocali umane a causa dell’assonanza di queste con alcune “sillabe” utilizzate nei loro versi naturali. A smentire l’idea che i pappagalli si limitino a parlare senza senso, per un semplice processo di imitazione meccanica e a ipotizzare, invece,  una vera e propria capacità raziocinante è stato proprio uno di loro: Alex, il pappagallo cenerino in grado di parlare con l’uomo utilizzando oltre cento fonemi. Non solo. Alex era capace di contare e di riconoscere forme e colori. L’uccello, a cui è stata dedicata una Fondazione, è morto nella sua gabbia all’età di 31 anni, molto probabilmente per uno spavento. Necrologi e articoli sono apparsi in pubblicazioni di tutto il mondo, dal The New York Times a Focus che l’aveva perfino intervistato a Tucson, presso l’Università dell’Arizona.

Alex (1976 - 2007)

Già Plinio nel Naturalis Historia narrava di un corvo parlante nato nel tempio dei Dioscuri che tutte le mattine, planando sul foro, salutava per nome l’imperatore Tiberio. Diventato un eroe locale, alla sua morte, aveva beneficiato di un corteo funebre per le vie di Roma.

Per qualche imprecisata ragione, la morte del pappagallo è un motivo di primo piano nella narrativa del ventesimo secolo. Basti pensare al pappagallo dei Monty Python. Lo sketch divenuto talmente famoso che ne sono state fatte innumerevoli versioni. In “Cent’anni di solitudine” Gabriel García Márquez racconta di un uomo che uccide un pappagallo e lo mette in una pentola, mentre ne “L’amore ai tempi del colera” un altro pappagallo emerge da un piatto di stufato con l’obiettivo di uccidere un uomo.

In un racconto pubblicato dal The New Yorker nel 1995 a firma di Robert Olen Butler –  che amava andare in giro con un pappagallo appollaiato sulla spalla – viene narrata la straordinaria vicenda di un uomo che, per verificare che la moglie non lo tradisse, si arrampicò su un albero per scrutarla di nascosto, ma cadde e morì. Reincarnatosi  in un pappagallo, venne poi acquistato dalla moglie in un negozio di animali.

Dal romanzo alla cronaca, nel gennaio del 2006, i giornali facevano divertire i propri lettori con il racconto di Ziggy: un pappagallo di 8 anni che  in Gran Bretagna ha costretto la 25enne Suzy Collins a confessare al compagno che da quattro mesi aveva una relazione segreta con Gary, un suo ex-collega. La BBc ne aveva parlato e il Corriere della Sera aveva riportato la notizia in Italia. Sia nella letteratura che nella vita, i pappagalli sono stati utilizzati come pretesto per confessare ciò che non si osava pronunciare. Nelle sue memorie, Casanova racconta di un pappagallo che diceva: «Miss Charpillon è più puttana di sua madre», al fine di vendicarsi su una coppia di donne che avevano tentato di truffarlo

Ara, Amazzone, Cacatua, Cenerino, Caicco, Forpus e Parrochetti vari, i pappagalli sono infiniti o quasi (353 specie), proprio come le vie del Signore e, anche se a volte il loro nome è associato alle mine antiuomo (come nel caso dell’opera di Gino Strada “Pappagalli Verdi”), il loro fascino continua ad attrarre uomini, donne e animali di tutta la terra. Forse perché come gli uccelli volano, come gli uomini parlano. E come le divinità mitologiche sanno fare entrambe le cose.

Pappagallo temerario