“Parlavo coi muri e vedevo i fantasmi”: la confessione della scrittrice Carmen Pellegrino

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 luglio 2015 8:35 | Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2015 8:38
"Parlavo coi muri e vedevo i fantasmi": la confessione della scrittrice Carmen Pellegrino

L'”abbandonologa” Carmen Pellegrino

ROMA – “Parlavo coi muri e vedevo i fantasmi“: questa la confessione della scrittrice Carmen Pellegrino durante un’intervista a Repubblica.it, a firma di Annarita Briganti. Carmen è l’autrice del libro “Cade la terra” (Giunti), ispirato alla sua attività di recupero dei borghi fantasma. Non a caso, si definisce un'”abbandonologa”, perché da tempo va a caccia di borghi, case, stazioni, teatri, luna park abbandonati, nonché di uomini e donne che la storia non ricorda. Per quel che riguarda la sua attività ha spiegato:

“Sono cresciuta con i miei nonni, contadini del Sud, in un casolare del Cilento. Parlavo con i muri, vedevo i fantasmi, visitavo le case svuotate dall’emigrazione. Poi mi sono ricongiunta con i miei genitori, che potevano occuparsi nuovamente di me. Ho fatto studi storici con Giovanni De Luna. In dieci anni ho visitato trecento rovine italiane e straniere, che ho raccontato in rete, per poi romanzare le mie esperienze in
Cade la terra (…)”.

Quali sono secondo la scrittrice i luoghi abbandonati più belli da visitare? Lo spiega nell’intervista: “Consonno, in provincia di Lecco. Doveva diventare la Las Vegas della Brianza. Un costruttore comprò la terra, portò i vip – Pippo Baudo, Milva – , ma i lavori furono spazzati via da una frana. L’isola veneta di Poveglia, che ospitava un manicomio con un medico che maltrattava i pazienti. Il manicomio venne chiuso e il medico si suicidò, emanando un fumo che, dicono, sia rimasto sull’isola. I villaggi minerari sardi, dismessi. Campomaggiore, vicino Potenza, dove dei conti nel Settecento costruirono la “città dell’utopia”, abolendo la povertà, dando case e vigne ai contadini, ma durò solo un secolo. La cattedrale di Ani, tra Turchia e Armenia”.