Partito Comunista, nonno del Pd, nacque a Livorno un secolo fa, col fascismo.Libro di Ezio Mauro fa capire errori e evoluzione

di Marco Benedetto
Pubblicato il 27 Dicembre 2020 8:21 | Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre 2020 19:07
Partito comunista, nonno del Pd, nacque a Livorno un secolo fa, col fascismo.Libro di Ezio Mauro fa capire errori e evoluzione

Partito comunista, nonno del Pd, nacque a Livorno un secolo fa, col fascismo.Libro di Ezio Mauro fa capire errori e evoluzione

Partito comunista italiano: cento anni fa tra un mese la fondazione. Ezio Mauro racconta la nascita del partito, in un libro avvincente come un thriller, sconsolante e sconsolato per chi ha il cuore a sinistra. Fin dal titolo: “La dannazione: 1921. La sinistra divisa all’alba del fascismo”. 

Il momento culminante fu il Congresso del Partito socialista a  Livorno, il  21 gennaio 1921, con la scissione e la costituzione del Pci.

Nella votazione del congresso del partito, nella città toscana, i delegati si divisero così: su 172.487 voti, i comunisti ne ebbero 58.783. L’inviato di Mosca aveva ordinato di espellere i socialisti. Per ragione di numeri uscirono i comunisti. La sinistra ne fu indebolita in modo irreparabile. Nasceva il partito comunista, la sinistra si frantumava, 21 mesi dopo Benito Mussolini diventava primo ministro e aveva inizio il ventennio fascista.

 
Ezio Mauro ha scritto un gran bel libro, un libro da leggere tutti, che siate di sinistra, che siate di destra. Sono 192 pagine pubblicate da Feltrinelli (18 euro accessibili a tutti) in questa fine di 2020, proiettate sull’anno che verrà, quello del centenario.
 
Sono 10 capitoli, montati come le scene di un film d’azione. Dalla nascita del Partito socialista al crepuscolo del 192….Non c’è una tesi da sostenere, solo cronaca, della più alta qualità. Non c’è riga, direi non c’è parola senza una notizia, un dettaglio importante. Numeri, particolari, dettagli, citazioni, non c’è affermazione lasciata a se stessa. Se parla di carestia a Torino nel 1917, Mauro non si accontenta ma documenta col prezzo del pane, col consumo di farina. 
 
Non solo. Se volete capire, ad esempio, come andò l’occupazione delle fabbriche del 1919 senza perdervi nelle pagine di Valerio Castronovo, nel libro di Mauro trovate la risposta. E potete comprendere il quadro economico e sociale in cui si svilupparono le violenze della sinistra, che dovevano essere prodromiche alla rivoluzione. E le violenze dei fascisti, che quel sogno estinsero. Riferimenti disegnati in poche pagine di intensi riferimenti, citazioni, e ancora nomi e cifre.
 
Si capisce, fin dalle prime pagine, la mole di lavoro di ricerca retrostante. Un capolavoro di giornalismo, Mauro al suo meglio. Sono convinto, per esperienza diretta, che con gli anni si torna alle origini. E Mauro cronista a Torino e poi a Roma e poi a Mosca ha dato le paghe all’albo d’oro della categoria. 
 
Il focus del racconto è preciso. Ma alla lettura sono conseguenti riflessioni di una certa portata. La insensibilità del gruppo dirigente della sinistra italiana, prima Psi, poi Psi e Pci, di quel tempo appare disperante e disperata, forse sarebbe da dire follia. Ancora nel 1921 Palmiro Togliatti credeva che il fascismo potesse essere “sbaragliato”. 
 
C’è una serie di analogie fra un secolo fa e oggi. Invocava Pietro Abbo, contadino e deputato da Lucinasco (oggi provincia di Imperia): “Se avessimo qui dentro [al congresso del Partito Socialista] meno avvocati e professionisti e più lavoratori autentici…”.
 
Non sembrano parole adattabili al Partito Democratico oggi al governo? Non può non fare riflettere come quel Partito Comunista, generato come Atena dalla testa di Zeus dal Partito Socialista, per una serie di twist della storia, sia diventato oggi, da partito della sovversione e della rivoluzione, al servizio e agli ordini di Mosca, partito di stabilità e di garanzia internazionale agli occhi degli americani. 
 
In mezzo c’è l’effetto del genio politico di Palmiro Togliatti. Purtroppo gli è scappato di mano, diventando il partito di ceti medi, dei garantiti, il partito del lockdown. Lasciando alla Lega la rappresentanza della nuova classe lavoratrice. 
 
Torniamo a Livorno nel 1921. Leggere le pagine della Dannazione dà i brividi. Alla incapacità dei capi della sinistra italiana di vedere il mostro fascista nascere, crescere, dominare, fa riscontro e dà sostegno la arrogante, cieca, stupida chiusura mentale dei capi della nascente Unione Sovietica. Con un modo di pensare simile, è facile prevedere, oggi, come sarebbe finita, col crollo del 1989. Allora Lenin e i suoi guidavano la rivoluzione mondiale. Erano divinità per i giovani torinesi che apprestavano a guidare il partito comunista.
 
I russi erano inebriati dal successo della loro rivoluzione e non vedevano e non capivano le differenze con l’Italia. Pretendevano una assoluta adesione rivoluzionaria, dimenticando che in Russia prima della presa di potere dei bolscevichi c’era stata quella che definirei rivoluzione borghese che portò al Governo Kerenskij. Senza quella prima fase unitaria, la seconda forse non sarebbe stata possibile. E in Italia certo non lo fu, anzi, provocò l’effetto contrario.
 
E la situazione dell’Italia del dopoguerra non era quella  della Russia zarista del 1917.
L’Italia era però quella di sempre. La classe dirigente, nobiltà e borghesia, era quella che è. I soldati italiani sono eccellenti soldati, li guidano pessimi generali, ammetteva Erwin Rommel. Le pagine sulla carestia del 2017 a Torino sembrano scritte con la carta carbone rispetto a quelle sulla grande migrazione al Nord negli anni del boom. Altra carta carbone e siete alla gestione del coronavirus, pre e durante pandemia.
 
Siamo 60 milioni “di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”. E anche di imprenditori, lavoratori, commercianti, e quant’altro. Con sulla testa quel milione di pidocchi incapaci che sono politici e burocrazia.
 
Così all’unità d’Italia, così fu prima, durante e dopo la guerra. Dai Savoia in giù. Nessuno si salva, nemmeno a sinistra. Dalle diffuse citazioni che Mauro fa dei leader mito della sinistra, Gramsci, Togliatti, Gobetti e tutti gli altri, se le si legge con spirito critico e senza soggezione verso i miti, il cuore si stringe. Sono preistoria, per non dire dilettanti allo sbaraglio. Teorie, parole, velleitarismo, totale incapacità di misurarsi con la realtà. Fino al culmine della crisi dell’Aventino (1924), in buona compagnia con i popolari. Totale idiozia.
 
Emerge dalla lettura del libro di Ezio Mauro, integrata ad esempio con la biografia scritta da Giorgio Bocca, la figura di Togliatti come uno dei pochi grandi leader della storia italiana Risorgimento incluso. Guarda caso in coppia con Alcide De Gasperi, anch’egli formatosi non nel pentolone romano ma al Parlamento di Vienna. Per Togliatti, alla base c’è la durissima esperienza moscovita accanto a un altro super grandissimo come Stalin, accompagnata dalla meditazione e revisione degli errori compiuti negli anni pre fascismo.
 
Il fascismo non nacque per partenogesi. Fu la reazione a una serie di errori della classe dirigente italiana di fronte ai reduci dalla guerra. All’umiliazione inflitta all’Italia dal presidente americano Wilson e dal  cinismo anglo-francese contro cui poco fecero i due poveretti V.E.Orlando e Sidney Sonnino. E alla velleitaria spinta rivoluzionaria che culminò non soltanto nella occupazione delle fabbriche ma anche nelle violenze continue e diffuse contro i militari, i mutilati, i ceti medi. Nella Dannazione c’è tutto, non ci sono pudiche omissioni.
 
Quando Togliatti tiene lezione a Mosca ai quadri comunisti nel 1935 constata con amarezza come il partito comunista, algido nella sua ideologia bolscevica, avesse abbandonato i ceti medi e i reduci al fascismo.
 
Tornato in Italia, nel 1944, vent’anni dopo l’avvento del fascismo, Togliatti non commise più quell’errore. Incluse nel partito gli intellettuali, usandoli come ponte nei confronti della borghesia. Gestì la violenza di piazza con misura e saggezza, quel tanto che bastava per pungolare il Governo, ma senza mai esagerare. Da allora, negli anni che corrispondono alla vita di Mauro e anche alla mia, tante cose sono accadute in Italia. La prima e fondamentale la grande crescita dell’Italia: con un pil da 40 miliardi di dollari nel 1960 a 2 mila miliardi del 2018.
 
In mezzo c’è stato di tutto, inclusi terrorismo, un venditore di pubblicità primo ministro. Seguito da un cattedratico che ci ha mezzo rovinati. E un attore comico leader della protesta. Il mondo è cambiato, l’Italia è cambiata, il Pci si è evoluto e involuto.
 
Sulla linea di Togliatti verso i ceti medi, non potendo proporre loro il modello di vita sovietico, il Partito Comunista puntò (Berlinguer, un bel salto da Torino a Sassari) su questione morale e diritti. Cambiò nome, cambiò pelle diventando un partito borghese. Così diventò il partito dei D’Alema e dei Veltroni, dei Bersani e degli Orlando. Ultima meta: Zingaretti. Lamentatevi se i figli della gleba preferiscono Salvini o perfino la Meloni. Non li avete capiti, sono un’altra classe, un’altra razza. E avete compiuto l’errore opposto a quello denunciato da Togliatti.
 
Ezio Mauro, “La dannazione: 1921. La sinistra divisa all’alba del fascismo”. Feltrinelli, 192 pagine, 18 euro.