Pensiero globale, cos’è? Edgar Morin lo spiega in sette lezioni

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 23 dicembre 2017 6:42 | Ultimo aggiornamento: 23 dicembre 2017 3:32
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Pensiero globale, cos’è? Edgar Morin lo spiega in sette lezioni

Il “pensiero globale” è l’intelligenza che serve per capire ed affrontare i problemi della contemporaneità. A dircelo è il filosofo e sociologo francese Edgar Morin con questo saggio breve “ Sette lezioni sul pensiero globale ” .

Tra i più importanti intellettuali del nostro tempo, non è certo con questa recente opera che ne possiamo penetrare i concetti fondamentali; tuttavia, seppur sintetica, assolve al compito di essere, nello stesso momento, introduttiva alla “ filosofia moriniana ” – se mi è concesso dire – e rivelatrice delle nuove geometrie che ridisegnano l’umanità ed il pensiero che deve guidarla.

Come annunciato dal titolo del libro sette sono le lezioni che Morin svolge, strutturate su altrettanti capitoli, dove gli argomenti essenziali per avvalorare la teoria del pensiero globale sono esposti secondo un criterio concettuale ben preciso. Infatti, la spinta dalla quale l’autore prende forza per far muovere la riflessione, trova subito accoglienza nel primo capitolo – lezione, dedicato alla visione trinitaria dell’umano, ovvero, in termini più semplici, all’uomo concepito contemporaneamente attore sociale, parte della specie umana, ed individuo.

Questa prospettiva, secondo la quale l’umano deve essere colto in tutta la sua complessità “ bio – socio – antropologica ”, è da considerarsi in questo testo al pari di una bussola che orienta la navigazione; lo dimostra il fatto che durante la lettura, anche quando sembrerebbe superata da altre idee, riemerge nella discussione con la stessa forza concettuale, quasi fosse una variabile costante.

Morin fa maturare il suo pensiero globale nello scenario del nostro vivere quotidiano, perché, come lui stesso si sofferma a spiegare, è il luogo nel quale ci muoviamo tra l’ “ io ” ed il “ noi ”, nella continua ricerca di ciò che serve per sopravvivere ma anche dei momenti che danno amore, amicizia e felicità; il quotidiano è prosaico e poetico nello stesso tempo.

Su questo aspetto è interessante sottolineare, del secondo capitolo – lezione, l’invito che l’autore indirizza al « pensiero politico » quando afferma che quest’ultimo non dovrebbe ignorare i “ bisogni poetici ” dell’essere umano: “ Quando si riconosce la complessità umana, si comprende che non si può fare banalmente della politica come se noi fossimo dei puri oggetti economici, misurati dal PIL o dalla crescita. ” ( pagina 23 ).

In queste parole Morin anticipa ciò che nelle pagine a seguire definisce con più chiarezza. La complessità dell’umano, nella quarta lezione – capitolo ad esempio, è l’idea che accompagna l’autore lungo l’analisi del rapporto tra “ uomo ed universo ”; sono i passaggi nei quali il sociologo filosofo francese coglie la precarietà dell’umano davanti all’ignoto che regna nell’universo. L’imprevedibilità della storia umana, i misteri, gli enigmi e le nuove tecnologie che ci offrono nello stesso momento innovazione e nuova materia oscura da scoprire, sono fattori complessi che un pensiero globale non può ignorare.

In punta di fioretto ma senza indecisioni, l’autore procede nella formazione della sua dottrina, raccogliendo, nello spazio della quinta e sesta lezione – capitolo, acqua da far scorrere per il suo mulino. Sono soprattutto le contraddizioni della globalizzazione ad interessarlo. Per lui la crisi economica è solo uno dei volti della recessione in corso e gli svariati ambiti che tocca, sfuggono alle quantificazioni degli economisti.

Morin intravede però la possibilità di un cambiamento.  Non ripone le sue speranze nella rivoluzione – “ Secondo me, la grande rivoluzione, quella del « facciamo tabula rasa del passato », ha mostrato il suo fallimento in Unione Sovietica o in Cina. Ha mostrato che la sua violenza generava nuova violenza ” ( pagina 71 ) – ma semmai in un processo di “ metamorfosi ” dove l’esperienza della storia non viene persa ma bensì utilizzata per costruire il futuro.

I segnali in questa direzione sono un po’ ovunque visibili, si legge nel libro, soprattutto in campo biologico, informatico e tecnologico; forse stenta a decollare, ancora nel limbo, quella che l’autore definisce “ seconda metamorfosi ” che dovrebbe produrre cambiamenti etici, culturali e sociali. Ad andare in pensione sarebbe il pensiero binario a favore di quello globale: “ Non si può dire: o crescita o decrescita. Ma: crescita e decrescita” (pagina 69 )

In questo passaggio è tuttavia curioso notare come Morin lasci comunque un margine di movimento alla rivoluzione: pur ritenendola compromessa nel suo senso generale afferma che “ … è salutare che ci siano ancora rivoluzionari in varie nazioni. ” ( pagina 71 ).

Nel nuovo paradigma dentro al quale Morin ci accompagna, l’idea di un progresso che si muove verso il meglio, viene sostituita da un approccio nel quale, il futuro, è fatto d’imprevedibilità e rischi. C’è da prendere atto che la chimera della  stabilità non è più il punto sul quale fare pressione, occorre sostituirla con la consapevolezza dei limiti della razionalità.

La storia ci insegna a considerare il futuro con vigilanza ed inquietudine, ci dice Morin ad un certo punto del libro, ed “ il solo presente che potrebbe prepararci al futuro sarebbe una riforma della conoscenza e del pensiero, per delineare un pensiero che io chiamo complesso … un pensiero globale, mondiale. ” ( pagina 86 )

Il libro si chiude con la settima lezione – capitolo: “ Pensiero complesso e pensiero globale ”. Forse è la sezione nella quale le due strade, quella del pensiero globale e della complessità confluiscono nella stessa piazza. Elaborando una  equilibrata sintesi Morin porta in primo piano quello che forse è il problema di fondo più importante: il tutto e la parte.

Ciò che ci dice è semplice a dirsi ma difficile a farsi, perché la prospettiva verso la quale ci indirizza è quella di una conoscenza che sia capace di comprendere il tutto, gli elementi che lo compongono, ma anche le continue relazioni che si instaurano tra le parti ed il tutto quando questo è attivo.

È il paradigma della complessità, bisogna distinguere e nello stesso tempo legare. “In questo mondo globale siamo messi a confronto con le difficoltà del pensiero globale, che sono le stesse difficoltà del pensiero complesso. Viviamo l’inizio di un  inizio.” ( pagina 114).

 

 

 

Sette lezioni sul pensiero globale, di Edgar Morin, Raffaello Cortina Editore, pp. 126, € 11,00.