“Portami rispetto”: il mondo oscuro della ‘ndrangheta diventa un romanzo

Pubblicato il 18 Giugno 2010 20:10 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2010 20:11

Non è facile scrivere di ‘ndrangheta. Non è facile perché il rischio è quello di cadere involontariamente nell’errore di riproporre per essa situazioni, stereotipi e linguaggio della mafia e che quindi non le appartengono.

La ‘ndrangheta è altro, è ben altro. E questo rischio si accresce a dismisura se si scrive un romanzo su vicende legate alla consorteria calabrese perché l’errore è in agguato. Ma, negli tempi, alcuni scrittori si stanno cimentando con la ‘ndrangheta. Con risultati non sempre positivi.

E invece Vincenzo”Vins” Gallico può dire di essere riuscito a scrivere un romanzo interessante, “Portami rispetto”, che già dal titolo fa capire quale possa essere uno degli aspetti importanti, quello della gerarchia, della assoluta devozione al capo, della totale condivisione degli ordini. Cose che sono proprie della ‘ndrangheta soprattutto perché, a differenza di mafia, camorra e Sacra corona unita, è fatta da persone che spesso sono legate da vincoli di parentele e che quindi non possono tradire.

Al centro del romanzo c’é una ragazza, una giovane cronista che si ritrova, quasi – anzi senza “quasi” – senza volerlo a doversi occupare di un fatto di ‘ndrangheta. Un fatto come tanti altri, una intimidazione attuata da due cugini, ciechi esecutori degli ordini di un ”don”. Solo che quello che doveva essere un incendio doloso provoca la morte di due ragazzi greci, due calciatori che, per un legame che non sarebbe stato capito o accettato dai loro compagni, abbandonano la squadra e, comprata una tenda, vanno a dormire in Aspromonte che, bellissimo e selvaggio, diventerà la loro tomba.

Il mistero su quei due cadaveri si infittisce e, agli occhi di Tina Romeo, la giornalista, appare incomprensibile, e per questo si getta anima e corpo nell’inchiesta, capendo, poco a poco, che i film, i romanzi, la realtà virtuale delle serie tv poco hanno a che spartire con la ferocia di chi, anche nel ventunesimo secolo, amministra una giustizia che poggia sul terrore.

Vins Gallico, con “Portami rispetto”, tenta una operazione non facile, quella di portare il ritmo del romanzo d’azione o del thriller, in una realtà che ha tempi lenti, come sono lenti i tempi della ‘ndrangheta che, pur se ora si occupa di droga e cent’anni fa di abigeato, resta pur sempre sempre eguale a se stessa, con i suoi riti e le sue sanguinarie consuetudini. Per chi comprende il dialetto della Locride nessun problema, per gli altri – e sono la maggioranza – forse qualche frase riuscirà poco comprensibile.