Il principe Carlo d’Inghilterra terrorizzava i suoi collaboratori. Il libro di Tom Bower

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 marzo 2018 7:53 | Ultimo aggiornamento: 23 marzo 2018 17:56
Il principe Carlo d'Inghilterra (foto Ansa)

Il principe Carlo d’Inghilterra (foto Ansa)

LONDRA – Il principe Carlo d’Inghilterra terrorizzava i suoi collaboratori con la minaccia di farli finire nel “cono d’ombra” del suo sfavore. Da più di mezzo secolo in attesa di diventare re, Carlo teneva corte come un sovrano. E ai poveri cortigiani, vil razza dannata, ne faceva vedere di belle e di brutte.

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Un nuovo libro, “Rebel Prince: The Power, Passion and Defiance of Prince Charles” di Tom Bower, edito da William Collins, rivela dettagli inediti.
Nelle sue residenze di Highgrove and St James’s Palace (in passato residenza ufficiale del re d’Inghilterra, tanto che ancor oggi per definire un ambasciatore si dice “alla Corte di San Giacomo”), il principe Carlo presiedeva a quella che di fatto era una corte feudale.

I dipendenti in servizio da lungo tempo che teneva in considerazione avevano una casa, Carlo avrebbe poi fatto loro visita, un segno positivo del loro posto nella gerarchia.
Altri cortigiani favoriti erano invitati a cena o a un party in giardino a Highgrove.
I “poveri mortali” ricevevano doni in base al giudizio sulla loro importanza: dai bicchieri di whisky al macina sale e pepe.

Una lettera dattiloscritta, firmata da Carlo, era considerata un ottimo segno, ma su tutti il più grande trofeo era un messaggio scritto a mano con inchiostro nero.
Ciò che i dipendenti più temevano era l’espressione di disappunto di Sua Altezza Reale, spesso segnalata dall’assenza di un “per favore” o “grazie”.
La cosa peggiore era quando il principe ignorava un dipendente. Tutti sapevano che, come il bacio della morte di un don mafioso,  rappresentava una chiara minaccia per il lavoro, il reddito, le tasse scolastiche e la dignità.
Dopo il licenziamento, c’era il silenzio. E ci state parecchie vittime, dall’assistente segretario privato del principe, Mark Bolland, al capo della fondazione di beneficenza in America, Robert Higdon, che si ritrovarono tagliati fuori senza nemmeno una cartolina natalizia come riconoscimento per gli anni di lealtà.
Essere ignorati era “molto doloroso”, è stato detto da molti di loro.
Era il modo di Carlo di mettere in chiaro che non erano più utili. Per lui, la lealtà è una strada a senso unico.