Questo Novecento: Vittorio Foa e il ruolo della politica

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 16 gennaio 2019 5:00 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2019 23:33
Questo Novecento, il libro di Vittorio Foa sulla politica

Questo Novecento: Vittorio Foa e il ruolo della politica

ROMA – Vittorio Foa, uno dei Padri fondatori della Repubblica, muore il 20 ottobre del 2008. Undici anni fa. Quando scrisse “Questo Novecento” ne mancavano quattro alla fine del secolo: in Italia si insediava il Governo Prodi, il primo, quello con l’appoggio esterno di Rifondazione Comunista, la valuta ufficiale era la Lira, Scalfaro Presidente della Repubblica, moriva Marcello Mastroianni e la Juventus vinceva la sua seconda Champions League.

Il Paese stava per chiudere un secolo che aveva scaricato sull’umanità indicibili sofferenze, e se l’entusiasmo proiettava verso il futuro, la riflessione invece stimolava a ripensare i cent’anni che ci lasciavamo alle spalle; una sorta di doppio sguardo che nello stesso tempo fissava avanti ed osservava il passato. In questa prospettiva, il contributo che arrivò da Vittorio Foa con “Questo Novecento” fu uno dei più autorevoli.

Il libro ci racconta molto delle vicende che hanno segnato il Novecento, e lo fa costruendo un percorso di analisi che rimette in fila gli appuntamenti più significativi della storia, cominciando là dove i vari nazionalismi d’inizio secolo condannarono l’Europa alle atrocità della guerra, per poi finire negli anni ‘90, intrisi di berlusconismo, crisi dei partiti e «mani pulite».

Nel mezzo poi ci sta tutto il resto: le due Guerre Mondiali, il Fascismo e la Resistenza, la Repubblica e la Costituzione, l’Italia di De Gasperi e Fanfani fino ad arrivare ai primi governi di centrosinistra, il ‘68, il compromesso storico, il mondo del lavoro e la classe operaia, le stragi di Stato ed il terrorismo, la Guerra Fredda e molto altro ancora; insomma, ciò che conta c’è.

Tuttavia, classificarlo come saggio di storia del Novecento sarebbe un’imprecisione, perché dentro non si trova solo il piglio dello studioso o dell’intellettuale, ma s’incontra anche la testimonianza dell’impegno civile e politico di un uomo che ha vissuto quegli eventi in prima persona: arrestato in quanto antifascista nel 1935 rimase in carcere fino al 1943, partecipò poi al Partito d’Azione, venne eletto deputato all’Assemblea Costituente, tanto per citare solo alcuni punti della sua biografia.

Ed allora la narrazione del Novecento che Foa delinea non è più esclusivamente storiografica ma bensì si alterna con le ragioni ed i punti di vista di una generazione che vide nell’attivismo politico un dovere ma soprattutto una responsabilità. “In un adolescente che si affacciava alla politica le domande erano confuse ma erano sempre quelle: perché i movimenti nazionali liberali e democratici diventavano nazionalismi aggressivi? E cosa si poteva fare per contrastarli?” scrive appunto Foa ad inizio libro.

Al principio di responsabilità Foa dedica molta attenzione, e lo fa declinando su di esso il tema delle scelte. La storia che ci racconta, oltre ad essere il susseguirsi degli eventi che accadono, diventa il risultato di possibilità che si aprono e scelte che si fanno.

Ad esempio, quando parla della Resistenza, pur sottolineandone la breve durata, evidenzia quanto la scelta di aver contrapposto al nazismo la democrazia, abbia segnato profondamente la storia dell’occidente in tutto il secolo: “Il nazismo, che era stato sul punto di conquistare l’Europa, non è sopravvissuto neanche come nostalgia, se non in piccoli gruppi xenofobi paracriminali” (pagina 163).

In altri termini potremmo dire che affianca al determinismo ed allo storicismo il principio di responsabilità, e su questo punto si esprime con chiarezza: “vi sono momenti in cui tutto appare fatale, ineluttabile, fuori da ogni possibile alternativa. Ne ho ricordato alcuni: la concatenazione causale degli accadimenti nel luglio 1914 o alcune delle follie fasciste. Altre ne troveremo rispetto al centrosinistra o alla repressione del terrorismo. Ma di fronte ai cosiddetti stati di necessità non dobbiamo rinunciare alla responsabilità” (pagina 194).

Passione civile, impegno politico, storicismo, determinismo, ma anche responsabilità e possibilità di scegliere sono quindi le parole ed i concetti che segnano il terreno sul quale la riflessione di Foa si concretizza. Tuttavia, per quanto queste direttrici, intrecciandosi tra di loro, riescono a strutturare un solido impianto capace di sorreggere l’intera analisi, leggendo il libro si coglie la presenza di uno «spirito dell’opera» che a tutti gli effetti ne rappresenta l’asse centrale attorno al quale ruota.

In questo «animo», a prevalere è il sentimento pragmatico non ideologico di Foa, che riesce ad approcciare la “complessità del reale” – come lui stesso la definisce – da una prospettiva che sta fuori dalle dottrine, per innervarsi nelle questioni vere, nel pieno dei problemi: “È l’idea di una politica che va oltre i suoi schemi, oltre i suoi stessi tentativi di definirsi, per cercare nell’agire di uomini e di donne il pensiero che lo sorregge, per dare a esso e alle sue passioni un senso e una visibilità capaci di orientare l’agire comune, di tracciare un orizzonte del generale. È nel rapporto reciproco con quel pensiero che mi è parso di ritrovarmi «animale politico»: la politica come confronto (e scontro) fra volontà reali e non fra schemi o fra nozioni. Questa idea non può essere cancellata da una o da più sconfitte. Essa si ripresenta con contenuti diversi. Si ripropone anche adesso, quando la politica sembra astrarsi da ogni realtà, quando bisogna andare a cercarla nei luoghi dove può rinascere” (pagina 201). Se è vero che a scrivere la storia sono sempre i vincitori, è altrettanto vero che alcuni intellettuali la studiano e la raccontano con responsabilità, senza fare sconti a nessuno, e questo forse, è ciò che di più giusto si può dire su questo libro.

Non si può trovare una definizione d’insieme che tenga uniti questi cento anni, fa intuire nelle ultime pagine Foa: troppe sono le dottrine o le ideologie che strattonano a se il Novecento; questo secolo è stato tantissime cose nel medesimo tempo, e sarebbe impossibile stabilire la superiorità di una sulle altre.

Il libro come detto ad inizio fu pubblicato nel 1996, e le ultimissime righe si rivolgono ai giovani di allora ma possono benissimo valere anche per quelli di oggi: “mi è stato chiesto un augurio, anche solo un consiglio. Lo do: è di stare svegli, non abbandonarsi ai sogni. So il valore del mito, so come riesce a dare luce alla vita, anche a farcela capire. Ma non devo accettarlo come autorità che trascende la mia scelta. Può accompagnare la vita, non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. 

“Questo Novecento. Un secolo di passione civile. La politica come responsabilità”, di Vittorio Foa, Einaudi, pp. 391, € 17,50.