“Satana a Goraj”, l’esordio di Isaac B. Singer: dopo il pogrom il “falso Messia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 maggio 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2018 13:21
"Satana a Goraj", l'esordio di Isaac B. Singer: dopo il pogrom il "falso Messia"

“Satana a Goraj”, l’esordio di Isaac B. Singer: dopo il pogrom il “falso Messia”

ROMA – Scritto a puntate in yddish nel 1933, “Satana a Goraj” è l’esordio narrativo di Isaac Bashevis Singer. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Mentre di nuovo si annunciano in Germania orrore e persecuzione, la storia procede dal tentativo di Goraj, piccolo shtetl galiziano, di risorgere dopo il pogrom scatenato da un altro Hitler, il terribile atamano ucraino Chemelnesky capo dei cosacchi in rivolta. Nel 1648 portò terrore e devastazione in Europa orientale: tra Volinia, Podolia, Ucraina e Galizia orientale si contarono un milione di morti, di cui centomila ebrei.

I cosacchi di Chemelnesky proveranno a trucidare tutti gli ebrei della zona: scorticarono vivi gli uomini, sgozzarono i bambini, violentarono le donne “per poi squarciarne i ventri e cucirvi dentro gatti vivi”. Anni dopo, quando i superstiti tornano alle casupole devastate, sono annichiliti ma non hanno perso la speranza anche perché è la stesso Talmud che fa seguire l’arrivo del Messia dopo un periodo di grandi tribolazioni e inenarrabili sofferenze.

Il villaggio è pronto ad accogliere la predicazione di Shabbetai Zevi, il più famoso, retrospettivamente, dei “falsi Messia”. La comunità si divide: i vecchi condannano l’eresia, ma sono sopraffatti dall’ansia messianica. Satana seduce anche la moglie del rabbino.

Singer racconta questa atmosfera, racconta l’epopea di quello che fu forse il più grande falso Messia della storia ebraica – Shabbetai Zevi – dalla prospettiva di questa cittadina più morta che viva. Qui, fra il 1665 e il 1666 (data non casuale, con tutti quei 6 che rimandano all’Apocalisse di Giovanni) i postumi del pogrom con il suo strascico di orfani e pazzi perché impazziti dal dolore, di rabbini cenciosi che vagano per le campagne, fanciulle ammutolite e matrone pettegole, si incrociano con la ventata di follia ed eresia che la predicazione di Shabbetai sta portando in giro per quella parte di mondo. (Elena Lowenthal, La Stampa)