Sbarco sulla Luna: la lite tra Aldrin e Armstrong, le paure di Collins

di Dini Casali
Pubblicato il 19 marzo 2019 12:24 | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2019 12:31
Sbarco sulla Luna: la lite tra Aldrin e Armstrong, le paure di Collins

Sbarco sulla Luna: la lite tra Aldrin e Armstrong, le paure di Collins

ROMA – Approssimandosi il cinquantenario dello sbarco sulla Luna, cade a proposito un libro di uno storico americano che per la prima volta, al di là degli ovvi intenti celebrativi, getta una luce diversa sui tre protagonisti, Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins, tutt’altro che solo uomini-macchina impegnati nell’impresa umana che ha segnato il secolo scorso. Litigi, delusioni, paure, frustrazioni: “Shoot for the moon, The Space Race And The Voyage Of Apollo 11” di James Donovan offre un compendio di situazioni e caratteri degno di un grande romanzo. 

La figura di Edwin Buzz Aldrin, il secondo uomo a toccare la superficie lunare, sembra quella più sfaccettata: nessuna donna voleva sedersi accanto a lui nelle occasioni ufficiali per non dover ascoltare infinite e noiosissime dissertazioni sulla meccanica orbitale, tuttavia era un ingegnere top, bravissimo e competente. Ma roso da un’ambizione smisurata presto frustrata dalle scelte della Nasa: a scendere per primo dall’Apollo 11 sarebbe stato il suo acerrimo rivale, Neil Armstrong, pilota del modulo di comando e più veloce di lui nei test a prendere decisioni sotto pressione. 

I due non si parlavano: durante le pause delle simulazioni di volo pensavano fossero addormentati perché non si scambiavano una parola, un cenno, nulla. Aldrin provò a scavalcare il collega anche grazie alle manovre dell’influente padre: gli dissero che l’altro avrebbe posato il primo piede per motivi di anzianità per non ferirlo, lui cadde in depressione fino alla vigilia del decollo. 

Armstrong era il più freddo, quello che controllava meglio le emozioni: sicuramente più di Michael Collins. Lui avrebbe dovuto aspettare sulla navicella, questo lo gettò nel terrore: se qualcosa fosse andato storto, se i due colleghi non fossero riusciti a risalire a bordo, lui sarebbe rimasto quello che li aveva abbandonati. Tale era la paura che gli venne un tic nervoso all’occhio. (fonte La Stampa)