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Scalfari e Eros a 90 anni: Francesco Borgonovo, su Libero, controcanto

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 27 Ottobre 2013 8:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2013 23:57

 

Scalfari e Eros a 90 anni: Francesco Borgonovo, su Libero, controcanto

Eugenio Scalfari. Il suo nuovo libro non è piaciuto a Francesco Boegonovo

Il nuovo libro di Eugenio Scalfari, “L’amore, la sfida, il destino“, pubblicato da Einaudi, è appena uscito in libreria che già è stato preso d’attacco da critiche malevole.

Su Libero, Francesco Borgonovo ha scritto una recensione che è sgradevole fin dall’esordio:

“La tecnica di scrittura scalfariana consiste nell’estrarre parole a caso dal dizionario e giustapporle sulla pagina. Non per nulla, lo stesso Eugenio spiega che una delle forze che regolano la vita degli individui è il Caso. Infatti il suo libro avrebbe anche potuto chiamarsi, per dire: L’invida, l’indigestione, la tauromachia. Ma il Caso – e il dizionario Zanichelli – ha voluto che si intitolasse L’amore, la sfida, il destino.

“Oltre all’elenco di parole a capocchia, la tecnica compositiva scalfariana prevede l’uso abnorme della massima, in pratica è una produzione di massa di Baci Perugina. Il più delle volte la frase a effetto è sottratta a qualche grande classico della letteratura e delle filosofia. Per esempio questa, a pagina 49: «Amare è rilucere con olio inesauribile. Essere amati è svanire. Amore è durare». Ecco: amore è durare, munitevi di Viagra.

“Poi ci sono i passaggi metafisici. Pagina 15: «La notte sentivo il respiro del mare e mi sembrava il respiro dell’Universo che si espande e si restringe, e le stelle cambiavano posto, alcune sono già spente ma la loro luce arriva ancora perché viaggia per conto proprio e lospazio è lunghissimo da percorrere».

“Oppure, pagina 5: «Il tempo scorreva dentro di me molto più velocemente ed io lo percepivo come una cascata che mi trasportava a valle, verso un fiume, verso una foce».

In questi brani, la forma si fa sostanza. Nel senso di sostanza stupefacente, tipo la cannabis. Una particolare attenzione meritano i titoli dei capitoli. Ci sono quelli musicali [e…] quelli erotici: «La sgualdrina di Abelardo»; «Il Narcismo innamorato». Infine quelli biblici: «E Lucifero creò la scimmia pensante»; «Mio nonno con la barba di Mosè»; «La colpa del figlio dell’uomo».

“A Repubblica hanno imparato l’arte e intitolavano la recensione: «Guardare a 90 anni la curvatura dell’essere». La famosa Supercazzola a curvatura. Ma concentriamoci ora sul contenuto. […] I passaggi autobiografici sono i migliori. Sentite questo fulminante incipit: «Ti ricordi come piangevi in quel bar senza avventori vicino alla Sinagoga, in piazza delle Cinque Scole? (…) Fu allora che pensai di chiamarti Abelone». Prima la chiama Abelone e poi si stupisce se la sua fidanzata piange”.

“Straordinaria è la descrizione del pranzo a casa del nonno di Scalfari, soprannominato dagli amici «Lucifero». «In casa, quando la famiglia si riuniva attorno al tavolo da pranzo e in attesa che le pietanze arrivassero, c’era il rito del baccano: ciascuno dei presenti intonava una canzone a piacimento o si limitava a lanciare grida (…). Il baccano serviva ad aprire polmoni e stomaci in preparazione del cibo in arrivo». Il lettore resta allibito, ma poi Eugenio riporta la definizione che suo padre dava degli appartenenti alla famiglia: «Dolicocefali bruni con pigmenti nocciola della pupilla». Tutto si spiega.

“I momenti culminanti, però, sono proprio quelli in cui fa capolino Eros, vera ossessione di Scalfari. Il quale, nonostante la veneranda età, ci tiene a precisare di non aver perso il vizio: «Ho raggiunto la pace dei sensi, dicono i vecchi con un pizzico di civetteria», scrive. «Che frase insensata! Non esiste la pace dei sensi per la specie umana perché quando i sensi languono si moltiplicano i desideri che diventano tanto più intensi quanto più sono immaginari».

“Quando è preda di Eros, Eugenio perde la ragione. Lo evinciamo da un racconto che fa. Dopo essersi lasciato col suo grande amore di Roma, si precipita a Milano e comincia a vagare perle strade inebetito. In zona San Babila attraversa la strada senza guardare e una donna in auto quasi lo travolge. La signora prima lo insulta, poi lo vede barcollante e lo carica in auto. Lui si siede e, zitto, si fa condurre a casa di lei, che chiede: «Io abito qui. Vuole salire da me?». E lui: «Per che fare?». Risposta: «Quello che vuole. Non si preoccupi, venga con me». A questo punto, a Scalfari dovrebbero sorgere dei sospetti. Una lo rimorchia in macchina, lo porta a casa e gli dice: sali, facciamo quel che ti pare.

“E infatti salgono, lui si siede sul divano, lei prepara un caffè e poi si spoglia. Poi, tranquilla, gli domanda: «Vuoi fare l’amore? Faccio tutto io, non preoccuparti, tu non devi far niente. Oppure dormi. Mi fai un regalino?». In pratica Scalfari si è fatto rimorchiare da una prostituta. A quel punto, mica si può rifiutare. Dice Barbapapà: «Tirai fuori dal portafogli una manciata di soldi e senza contarli glieli diedi. Lei mi buttò le braccia al collo».

“Purtroppo per la signora, il bunga bunga scalfariano consiste nel sesso orale. Nel senso che lui non consuma, vuole solo parlare. E l’avverte: «Ti annoierai. Ti addormenterai mentre ti racconto». Una vera ingiustizia. Questa donna per sentire la solfa di Scalfari si è presa un mucchio di soldi. Per essere sottoposti allo stesso supplizio i lettori del libro spendono ben 17,5 euro. Così non vale”.