Sebastiano Vassalli è morto. Lo scrittore aveva 73 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2015 9:44 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015 13:51
Sebastiano Vassalli è morto. Lo scrittore aveva 73 anni

Sebastiano Vassalli è morto. Lo scrittore aveva 73 anni

ROMA – Lo scrittore Sebastiano Vassalli è morto, all’età di 73 anni. Nato a Genova ha vissuto fin dall’infanzia a Novara che è diventata la sua città, dove ha vissuto solitario e appartato, dove infine è morto. Caustico, mai integrato e senza la presunzione degli apocalittici, è anche possibile se ne sia andato per evitare troppe cerimonie dopo che, a sorpresa, a maggio di quest’anno, è giunta la voce non smentita di una sua candidatura al Nobel per la Letteratura.

Abbandonato dai genitori e affidato a certi prozii novaresi, laurea senza entusiasmo e senza lode in lettere con Cesare Musatti, inizia come pittore nel Gruppo 63, unica fucina avanguardistica culturale di rilievo in Italia dalla quale si distacca senza troppi rimpianti.

Due sono i titoli più fortunati, che esemplificano la sua ricerca, ”La notte della cometa” del 1984, omaggio e ricostruzione della vita del suo ”padre folle” il poeta puro Dino Campana, uomo di passioni e tormenti, libero e perseguitato da vicende sfortunate, e il romanzo ”La chimera” che, vincendo nel 1990 lo Strega, ne fa uno scrittore popolare con l’avvincente storia e lo sfaccettato ritratto psicologico di una ragazza cresciuta nel Seicento sotto il Monte Rosa, che per la sua straordinaria bellezza attira gli interessi e, vista come strega ammaliatrice, la persecuzione del clero controriformista inquisitorio dell’epoca.

Aveva appena terminato un nuovo romanzo, Io, Partenope, in uscita il 12 settembre. Un saggio del suo modo di intendere letteratura e vita lo offre una vecchia intervista di Antonio Gnoli di Repubblica:

Lei passa per un raccontatore di storie. Molte delle quali nascono dal passato, come si ricava anche dal suo ultimo romanzo, Terre selvagge.
“Le grandi storie sono nel passato, o nel futuro. Il presente è la vita del condominio. C’è qualche spunto che diventerà importante, ma noi non possiamo coglierlo o, nel momento in cui si manifesta, non ha bisogno dello scrittore. Ne parleranno la televisione, i giornali, Internet”.

Ha mai avvertito un senso di frustrazione rispetto al suo lavoro?
“La sensazione di inadeguatezza c’è. Chi vuole fare lo scrittore deve passare attraverso questa esperienza. Nell’attuale orgia del pubblicare l’inadeguatezza è sparita”.

Con chi si è trovato meglio, nel pubblicare intendo?
“Direi con nessuno. Non è esatto. Un editore importante fu per me Giulio Einaudi”.

Come fu il rapporto?
“Mi ignorò fino alla pubblicazione de La notte della cometa . Per 16 anni non mi rivolse la parola. Le poche volte che lo incrociavo ci presentavano e in un’occasione rivolgendosi a un ospite disse: ecco il nostro traduttore. Non avevo mai tradotto nulla”. (Antonio Gnoli, La Repubblica)