Paolo Forcellini, il nuovo romanzo “Serenissima vendetta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2015 15:55 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2015 18:36
Il romanzo di Paolo Forcellini: "Serenissima vendetta"

Il romanzo di Paolo Forcellini: “Serenissima vendetta”

ROMA – Si chiama “Serenissima vendetta” (Editore Cairo Publishing) il nuovo libro del giornalista Paolo Forcellini. Ambientato nella sua Venezia, “Serenissima vendetta” di Forcellini è un thriller dove il protagonista, il commissario Marco Manente – amante delle belle donne, del buon vino e della buona cucina – indaga su una serie di misteriosi omicidi che lo porteranno sulle tracce di un misterioso serial killer. Le vittime sono tutte straniere ma sembrano non avere nulla in comune. Solo una serie di brillanti intuizioni riusciranno a mettere il commissario Manente sulla strada giusta nelle indagini. Ma con un finale a sorpresa.

La storia è ambientata  tra le calli, i sottoportici e i canali di una Venezia segreta e misteriosa, lontana da San Marco e dalla sua immagine più turistica. Politicamente scorretto, spesso ubriaco anche a lavoro, il commissario Manente è disposto a tutto – anche rischiando il licenziamento – ed è pronto ad usare ogni mezzo, anche illegale, pur di rincorrere le tracce che lo porteranno sulla strada del serial killer. “Serenissima vendetta” è il secondo romanzo di Forcellini che vede come protagonista il commissario Manente. Il primo , La tela del doge, fu pubblicato nel 2013.

A proposito della prima inchiesta di Manente, “La tela del Doge”,   hanno scritto:

“Un giallo ben costruito, da bersi d’un fiato, incastonato in una   dichiarazione d’amore per Venezia lunga quanto tutto il libro.”  Il Foglio  

“Forcellini conduce il lettore nei vicoli che lui stesso conosce   bene, e l’atmosfera di questo poliziesco all’italiana a fine lettura   resta attaccata addosso. Come la nebbia di Venezia.”  Il Fatto Quotidiano  

“Giallo di atmosfere e suoni, di sapori e colori, ma che, forte di un   bell’intrigo con colpi di scena, tra piccola manovalanza malavitosa   locale e la più dura mala del Brenta, vive di personaggi ben   costruiti, veri.”  Ansa  

“Il lettore che accompagna Manente avrà anche l’opportunità di   conoscere bacari e trattorie spesso fuori dal circuito dei ‘foresti’,   dove si possono trovare i migliori cicchetti e i più tradizionali   piatti di pesce della laguna.”  Dagospia

 Ecco di seguito le prime pagine del nuovo thriller veneziano di  Paolo Forcellini, “Serenissima vendetta”, Cairo editore

Cuore di mamma. Ci voleva proprio un grande affetto materno  per sottoporsi a una tale penitenza. Gloria Calergi, ex modella  trentatreenne dai lunghi capelli rossi e dagli occhi verde  chiaro, era uscita da casa sua, un palazzetto su due piani con  vista sulla laguna, vicino al Ponte dei Tre Archi, assieme al figlio  Tommy. Il boccoluto pargolo di circa tre anni stava assiso  su un triciclo ma era troppo piccolo o troppo pigro per pedalare.  Così la mammina si era dovuta chinare fin quasi a terra,  partendo dal suo metro e ottanta di altezza, per spingere il  trabiccolo. Una faticaccia, soprattutto in quell’assolata giornata  di maggio. Passanti e negozianti della Fondamenta Savorgnan,  in compenso, si erano goduti lo spettacolo di quella  femmina strepitosa avvolta in attillatissimi jeans che rischiavano  di scucirsi ogni volta che si chinava per muovere il triciclo.  Senza contare che la camicetta di seta, generosamente sbottonata,  in quella posizione offriva panorami incantevoli. Finalmente  Gloria e il piccolo erano giunti davanti all’entrata del  giardini pubblici di S. Giobbe, poco prima del Ponte delle  Guglie: ancora poche decine di metri e il bambino avrebbe  potuto scatenarsi con i suoi coetanei nell’apposita area giochi,  mentre la madre si sarebbe seduta in panchina a leggere la rivista  di gossip che teneva nello zainetto. Ma non tutti i salmi  finiscono in Gloria: la signora si era addentrata nel piccolo  parco, sempre a schiena flessa e quindi con una visione molto  ravvicinata del terreno, quando intravvide due piedi calzati in  un paio di scarpe da ginnastica Bensimon bianche e blu. Il  solito beone, pensò l’ex mannequin, fortemente irritata per il  fatto che quella spugna umana avesse scelto proprio quel posto  affollato di bimbi per attaccarsi alla bottiglia. Nel frattempo  Tommy era smontato dal triciclo e si era diretto verso i due  piedi. Gloria lo inseguì per rimetterlo in sella e lo raggiunse in  due passi: pochi ma sufficienti a gettare uno sguardo su cosa  c’era oltre quelle scarpe da ginnastica francesi. Abbracciò  stretto il piccolo, tenendogli il volto fra i seni in modo che non  vedesse il morto che giaceva dietro un cespuglio di alloro e a  fianco di un leccio secolare. Perché che fosse defunto non vi  era alcun dubbio: la sua gola presentava uno squarcio lungo  una ventina di centimetri e il terreno circostante era nero del  sangue che l’aveva inzuppato. Ma Gloria, che da giovanissima  aveva lavorato come infermiera in Iraq per un ospedale di  Emergency, non era tipo da impressionarsi alla vista di ferite  anche gravi. Fu un altro particolare della scena che aveva davanti  a indurla, sempre con Tommy in braccio, a voltarsi verso  la vicina pianta di alloro e a vomitarvi sopra l’intera prima   colazione.  Nella bocca e nella gola del morto era stato conficcato  qualcosa di assai sorprendente. Appena si fu ripresa la donna  digitò il 113 sul telefonino: dagli uffici della Questura dietro  Piazzale Roma le assicurarono che sarebbero arrivati in un  batter d’occhio. Erano le 11 e 6 minuti e Tommy cominciò a  frignare perché la mamma ancora non lo portava sullo scivolo.  La lenza si tese, qualcosa aveva abboccato dopo tre quarti  d’ora passati a sudare come una fontana sotto il sole battente  e a tirar giù mocoli per la latitanza delle prede. Forse alla fine  le imprecazioni erano state udite molto in alto. Marco Manente  alzò la canna e fece girare il mulinello.  Il pesce prese a dibattersi nell’aria: un paganeo, Gobius  paganellus, cugino minore del Gobius ophiocephalus che già  di rado supera i venti centimetri di lunghezza. Mai che gli  capitasse un branzin, un’orada, un bisato o una bosega. Sempre  e soltanto paganei, qualche gò o, al massimo, una piccola  triglia di fango: pesci buoni solo per una zuppa povera quanto  al costo ma ricca di spine.  Manente ripose la nuova vittima nel canestro, dove già  giacevano altri quattro pescetti: l’intero, misero frutto di una  mattinata di pesca in laguna.  «No xe giornada» disse voltandosi verso Ludovica che prendeva  il sole distesa sui pagioi della topa a motore presa a nolo.  La sentenza rimase sospesa a mezz’aria: mentre lui armeggiava  per sfilare l’amo dalla bocca del paganeo, Ludo armeggiava  per slacciarsi il minuscolo due pezzi: aveva evidentemente  optato per la tintarella integrale. Alla vista il commissario  rimase a bocca aperta e, da uomo d’ordine qual era,  non trovò di meglio che osservare: «Quelli che passano potrebbero  vederti…».  La ragazza non si scompose: in quell’angolo sperduto di  laguna transitavano ben poche imbarcazioni, le fiancate della  topa erano abbastanza alte da proteggere la sua nudità,  inoltre mentre si crogiolava al sole, le era passata per la testa  una fantasia. Così, con uno sguardo che era tutto un programma,  ribatté: «Se pensi che qualchedun possa vedermi,  coversime».