Susanna Tamaro esce allo scoperto: “Ho la sindrome di Asperger”

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2018 15:00 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2018 15:00
Susanna Tamaro esce allo scoperto: "Ho la sindrome di Asperger"

Susanna Tamaro esce allo scoperto: “Ho la sindrome di Asperger”

ROMA – “Soffro della sindrome di Asperger”. Così Susanna Tamaro rompe il silenzio sulla malattia che l’accompagna “da quando ho memoria di me stessa” e che lei stessa definisce “la mia invisibile sedia a rotelle”. La confessione è contenuta nel suo ultimo libro “Il tuo sguardo illumina il mondo” (Solferino, pp. 208, euro 16,50)  in libreria dal prossimo 20 settembre.

Nel libro che è una lettera all’amico poeta Pierluigi Cappello, scomparso nel 2017, per la prima volta la scrittrice racconta la sua malattia. Il Corriere della Sera ne pubblica oggi un’anticipazione: “La mia testa – spiega Susanna Tamaro – non è molto diversa da una vecchia motocicletta. Basta un minimo rumore, un evento imprevisto e dentro di me si scatena il disordine. E con il disordine la disperazione. Sbatto allora la testa contro il muro. Non capisco più niente!, ripeto gridando. Tutto in me si fa buio. Non so più da che parte cominciare a rimettere tutto a posto”.

La Sindrome di Asperger, per chi non la conoscesse, è un disturbo pervasivo dello sviluppo, parente dell’autismo, che tuttavia non presenta compromissione dell’intelligenza, della comprensione e dell’autonomia, a differenza di altre patologie classificate nello stesso gruppo.

“Vivevo — e continuo a vivere — in un mondo che è solo mio – si legge in un altro passo del brano estrapolato – E questo mondo ha leggi che nessun altro è in grado di capire. All’epoca della mia infanzia simili disturbi non si conoscevano. Nel migliore dei casi venivo considerata una bambina strana, prigioniera di una timidezza patologica. Non dormivo, non parlavo, non guardavo mai negli occhi. Tutta la vita ho lottato contro la complessità dei miei disturbi, contro gli enormi ostacoli che disseminavano — e continuano a disseminare — nei miei giorni. Per decenni mi sono colpevolizzata per non riuscire a essere come gli altri, per non essere in grado di affrontare cose che le altre persone consideravano normali”.

Con l’età adulta le difficoltà sono aumentate. “Verso i quarant’anni – racconta ancora – i disturbi si sono aggravati e così è iniziato il mio girovagare tra i neurologi […] Ora lo posso dire. Provo una stanchezza quasi mortale. Sessant’anni di finzione senza essere un attore. I gesti normali delle persone, quelli che vengono compiuti quasi inconsapevolmente, per me sono dei piccoli Everest quotidiani. Conquiste faticose, che avvengono tutte in un riservato silenzio. Andare al ristorante, incontrare persone nuove in ambito professionale, fare o ricevere una telefonata, dormire in albergo in una camera che non conosco, prendere un treno pieno di gente, affrontare le ore di prigionia di un aereo”.