Pastrocio non è pasticcio né pastrocchio. Sfumature dell’italiano e dei dialetti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 novembre 2014 14:43 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2014 15:44
Un pastrocio non è un pasticcio. Claudio Magris, Corriere della Sera

Un pastrocio non è un pasticcio. Claudio Magris, Corriere della Sera

ROMA – Pastrocio, in lingua veneta, non è la stesa cosa di pasticcio in italiano e nemmeno di pastrocchio, anche se il comune hanno l’idea di un piatto pasticciato o intingolo. L’evoluzione delle lingue e dei dialetti ha portato a significati traslati anche diversi: pastrocchio è diventato spregiativo per qualcosa che uno non mangerebbe mai tanto è pasticciata.

Le differenze si spiegano

La massima “pastrocio non è la stesa cosa di pasticcio” è di Claudio Magris. Le differenze, le sfumature di significato si spiegano col fatto che

“alcune lingue — e i vocabolari che cercano di afferrarle — hanno più termini di altre per esprimere diverse sfumature di rosso o di verde e dunque chi le parla distingue più o meno variazioni di rosso o di verde. Tutto è comune e niente è identico nelle diverse lingue e dialetti”.

Magris è ormai un classico italiano, anche se ancora vivente e ha vissuto come una consacrazione l’essere stato citato dal vocabolario Zingarelli:

“Sono nella bibbia – scrive Claudio Magris del Corriere della Sera – Addirittura come un suo autore, sia pure solo di poche righe. Considero la mia inclusione nello Zingarelli un vero premio, che rischia di indurmi alla vanità ben più di altri riconoscimenti. Il vocabolario — e tanto più un principe, il principe dei vocabolari come lo Zingarelli — è il libro dei libri, una vera bibbia che racchiude il tutto e il suo significato”.