Mussolini e Hitler, relazione pericolosa, nuovo libro spiega la sua storia e il prezzo che paghiamo ancora oggi

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 2 Dicembre 2019 5:52 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2019 21:07
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La copertina del libro edito da Laterza

ROMA – Mussolini e Hitler s’incontrano per l’ultima volta nella Prussia orientale il 20 Luglio 1944. Il loro fu un rapporto decennale e questo è il libro che ce lo racconta: “Mussolini e Hitler”, con sottotitolo “Storia di una relazione pericolosa”, scritto da Christian Goeschel, docente all’Università di Manchester ed esperto di storia moderna e contemporanea dell’Italia e della Germania.

L’edizione della Laterza, per la collana “Cultura storica”, è ben curata: copertina rigida, sovraccoperta, sedici illustrazioni all’interno che accompagnano la lettura, ed una corposa bibliografia sempre utile per cogliere al meglio l’ampiezza del volume che si ha tra le mani e per eventualmente approfondire ulteriormente il tema trattato.

E poi c’è il buon odore della carta utilizzata, “amica delle foreste”, che scalda in egual modo l’animo romantico e quello distaccato: piccoli dettagli per lettori accaniti e buongustai. Ovviamente questo “Mussolini e Hitler” è un saggio storico.

Gli anni che osserva sono quelli che vanno dal 1922 al 1945 e si origina da una tesi molto chiara: la relazione tra i due dittatori è stata poco frequentata dagli storici; occorre scavare nel profondo di un rapporto che non ci ha rivelato tutto. E Goeschel fa proprio questo, ne ripercorre le tappe più significative, nella consapevolezza che alcune domande non possono essere eluse: “Che cosa legò tra loro Hitler e Mussolini? Furono semplicemente le esigenze di una complicata alleanza militare? Fu la singolare affinità ideologica fra due dittatori fascisti e i movimenti da loro guidati, emersi dopo la Prima guerra mondiale? Fu il comune intento di ottenere una revisione del Trattato di Versailles e di accaparrarsi nuovi territori? O fu l’amicizia, un profondo rapporto personale basato su biografie parallele?” (pagina VII dell’Introduzione).

Non è un saggio breve, i capitoli sono otto e le pagine – escludendo note, bibliografia, indice analitico, ecc… – arrivano a trecentoquarantatre, scritte con uno stile accessibile ed alieno da inutili orpelli. La lettura scorre bene nonostante la trama di molti fatti storici raccontati sia fitta e quindi non facile da organizzare. Ma la scelta dell’autore, di cadenzare la storia seguendo l’ordine cronologico con il quale è accaduta, aiuta il lettore a sovrapporre e posporre nel medesimo tempo, la dettagliata vicenda dei due dittatori con l’esposizione più generale della Seconda guerra mondiale.

Questo continuo sciogliere e riannodare i fili della e delle storie, invece di complicare il tutto, produce un piacevole “effetto romanzo” che dischiude con naturalezza i passaggi essenziali del libro e semplifica concetti che altrimenti non lo sarebbero. Tutto ha inizio a cavallo degli anni ‘20 e ‘30, con quella che potrebbe essere definita una lunga fase di «corteggiamento», nella quale “per Hitler, coltivare i legami con l’Italia di Mussolini era un mezzo per legittimare e promuovere i nazisti in Germania, mentre per Mussolini, i contatti con Hitler erano un modo per affermare il suo ruolo di decano del fascismo europeo e per estendere la potenza dell’Italia” (pagina 5).

Tuttavia, aggiunge ed argomenta Goeschel, questo percorso iniziale è contraddistinto da due approcci diversi: Mussolini, ambivalente verso Hitler, “manteneva ufficialmente una posizione di equidistanza rispetto alla Francia, alla Gran Bretagna e alla Germania, e perseguiva di volta in volta alleanze che avrebbero poi determinato i rapporti di forza in Europa” (pagina 16).

Mentre Hitler, seppur mosso logicamente anche lui da ragioni strategiche e di propaganda, nutriva una sorta di “adorazione per il Duce”: in un’intervista rilasciata nel 1923 al giornale conservatore britannico Daily Mail, si legge nel primo capitolo, dichiarava che “se la Germania avesse il dono di un Mussolini tedesco, la gente gli si inginocchierebbe davanti e lo adorerebbe più di quanto Mussolini sia mai stato adorato”.

Undici anni dopo, nel 1934, si crearono le condizioni per il primo incontro tra i due dittatori, che si tenne a Venezia il 14 Giugno. Hitler era al potere da soli due anni, mentre Mussolini si muoveva con disinvoltura nello scacchiere internazionale. Inevitabile quindi, che dentro questa logica, il Duce cercasse di ergersi a “peso determinante fra la Germania da un lato e la Francia e la Gran Bretagna dall’altro”. Ma i rapporti di forza ben presto cambiarono, e progressivamente il Führer non ebbe più ragioni per “mostrarsi ossequioso nei confronti di Mussolini” (pagina 29). Un punto di svolta nelle relazioni, Goeschel lo individua nel fallimento del “Fronte di Stresa” del 1935, che spinse Mussolini tra le braccia di Hitler.

Da quel momento in poi tutto cambia, ed il secondo incontro – Berlino, Settembre 1937 – ne è un’evidente testimonianza. Le pagine che raccontano quei giorni, fatti di abile propaganda e costruiti sul filo di una dialettica politica e personale, ci rappresentano uno scenario capovolto nel quale “Mussolini non poteva più guardare a Hitler dall’alto in basso”. E come una sfera che rotola su di un piano inclinato, la storia della relazione tra Mussolini ed Hitler, dopo questo secondo incontro, accelera.

I due dittatori si vedranno ancora: nella primavera del 1938 in Italia, ben quattro volte nel 1940, tre nel ‘41, il 28 Aprile 1942 nel castello di Klessheim, e via via tutti gli altri vertici, sino alla triste fine. Nel libro, questi momenti, sono spiegati nel dettaglio, e contemporaneamente collocati nello scenario bellico che mano a mano si andava drammaticamente delineando, riempiendoli così, di contenuti, significati e connessioni. La partita tra i due dittatori fu giocata su di un precario equilibrio tra realtà e finzione: “dietro le quinte” scrive a pagina 342 Goeschel, “erano sempre in agguato incomprensioni private, tensioni, rivalità e tentativi di fare sfoggio di superiorità nazionale”.

Ma l’esibizione di amicizia e unità riuscì a nascondere quelle discordie, in modi che si rivelarono fatali per la pace nel mondo. L’idea propagandistica dell’amicizia produsse presto un proprio impulso che portò a una situazione in cui Mussolini e Hitler, nonostante tutti i loro disaccordi, si sentirono costretti a credere nel loro legame speciale. “Fu, dunque, la relazione tra due uomini, due dittatori, a cambiare il corso della storia europea del XX secolo. Le pagine di questo libro la raccontano nei suoi aspetti più intimi e finora trascurati e lo fa in un momento in cui i timori e le preoccupazioni sulla gestione dei rapporti tra paesi tornano prepotentemente sulla scena pubblica”, si legge in una delle due alette della sovraccoperta; ma questa è un’altra storia, lo smarrimento del presente che ci appare come il prodotto di un tempo che sembra essere trascorso invano.

“Mussolini e Hitler. Storia di una relazione pericolosa” di Christian Goeschel,
Laterza, pp. 465, € 28,00.