Vangelo, domenica 19 luglio 2015: siamo come pecore senza pastore (AUDIO)

Pubblicato il 19 luglio 2015 9:23 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2015 9:23
Vangelo, domenica 19 luglio 2015: siamo come pecore senza pastore (AUDIO)

Gesù e i primi apostoli, pescatori di Galilea

ROMA – Il Vangelo di domenica 19 luglio è tratto dal Vangelo di Marco (Mc 6,30-34): “Erano come pecore che non hanno pastore”.

“In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”.

Dai microfoni di Radio Vaticana, don Ezechiele Pasotti ha commentato (per l’audio cliccare qui):

“Commuove il Vangelo di oggi, e per un duplice motivo: Gesù ha inviato i suoi discepoli a due a due ad annunciare il Regno e questi tornano gioiosi e stanchi; egli li raccoglie in un luogo solitario per ascoltare quanto hanno fatto ed insegnato, ma anche per farli riposare; dall’altra parte commuove l’ansia e la risolutezza con cui le folle sono alla ricerca di Gesù. Intuiscono dove egli sta portando i suoi discepoli e li precedono.

Quando giungono è Gesù che, con viscere materne, si muove a compassione per la gente, “perché sono come pecore senza pastore”.

E si pone subito a loro servizio, si consegna a loro con la sua parola e il suo insegnamento. Questa commozione, questa compassione interpella oggi anche noi, pastori e fedeli, davanti alle sofferenze di un mondo che più è agitato dalla politica e dall’economia, dalle logiche del potere e della violenza, più rimane senza pastori che abbiano questo “cuore materno di Dio”, quella misericordia che è capace di piegarsi sulle sofferenza del cuore dell’uomo. Più l’uomo – e le nazioni tutte – restano chiuse in sé, senza Dio, alla ricerca delle proprie sicurezze e del proprio futuro, contro il futuro del bene comune, più quest’uomo – e le nazioni tutte – rimangono meschine, senza speranza”.