“Viva i Pirati!”, il libro sulla pirateria offshore degli anni ’60. Quando la Bbc non voleva trasmettere i Beatles

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 Ottobre 2020 7:37 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2020 17:12
viva i pirati, lorenzo briotti

“Viva i Pirati!”, il libro sulla pirateria offshore degli anni ’60. Quando la Bbc non voleva trasmettere i Beatles

Negli ormai lontani anni Sessanta, nel Nord Europa ci furono delle radio che trasmisero a bordo di battelli ancorati in acque internazionali. Dopo, per la radio europea, nulla fu come prima. Un libro racconta ora questa vicenda, nota agli storici della radio (e non solo) come “pirateria offshore”.

Pirateria radiofonica offshore, il libro “Viva i pirati!” racconta questo fenomeno avvenuto in Nord Europa durante gli anni Sessanta. 

Edito dall‘Arcana, casa editrice tra le più longeve e famose che trattano di musica e fenomeni giovanili in genere, “Viva i pirati!” è stato scritto da Lorenzo Briotti, uno dei redattori di Blitz Quotidiano. 

Il libro racconta la vicenda di queste emittenti clandestine che trasmisero per diversi anni a bordo di battelli ancorati nelle gelide acque del Mare del Nord.

Emittenti famosissime all’epoca e nate per dare spazio alle nuova musica che stava esplodendo in quegli anni e che le radio di Stato trasmettevano con il contagocce, la musica dei Beatles per intenderci.

Radio Caroline e Radio London

Il fenomeno ebbe un’enorme diffusione in svariati Paesi: Gran Bretagna, Olanda, Svezia, Danimarca e Belgio. In Olanda e Gran Bretagna fu un vero e proprio fenomeno di massa da milioni di ascoltatori. Alcune tra queste radio sono ancora oggi mitizzate: Radio London the “Big L”, Radio Caroline e Radio England in Gran Bretagna per citare le più famose, Radio Veronica in Olanda.

Questi bucanieri dell’etere fecero nascere più o meno inconsapevolmente la radio moderna in Europa.

Le emittenti in questione furono le prime a proporre le classifiche dei dischi più venduti, le prime ad avere i jingle, il segnale orario e i notiziari brevi.

Radio che diedero spazio alla figura del disc jockey che con il suo stile plasmava e condizionava le scelte del pubblico. 

Oltre al mito, però, la grande illusione. Dietro all’apparente libertà si nascondevano grandi gruppi statunitensi che avevano trovato un canale di sbocco per pubblicizzare i loro prodotti, tabacco ed industria dell’auto in testa. 

I Governi locali non rimasero a guardare. Interessati a non perdere il monopolio pubblico sulla radio, come accade in Gran Bretagna nel 1967, queste emittenti vennero letteralmente smantellate e vietate per legge.

Cosa successe dopo? Nel caso britannico il Governo riformò la Bbc ed assunse i migliori deejay “pirata” che finirono per riproporre lo stesso modello sulla “nuova” Bbc Radio 1.

I Love Radio Rock

La vicenda, in Italia è poco nota. Di queste radio si è cominciato a parlare solo grazie al film del 2009 “I Love Radio Rock” che racconta in un modo molto romanzato (ed eccessivamente spettacolarizzato) la storia di Radio Caroline. Tra i protagonisti anche il compianto Philip Seymour Hoffman.

“Viva i pirati!”

Il libro comincia dedicando spazio alla nascita della radio sia negli Stati Uniti sia in Inghilterra, per poi raccontare alcuni esempi di radio innovative europee (Radio Lussemburgo su tutte).

Dopo la storia completa della pirateria offshore e dei suoi protagonisti, una parte è dedicata alla cultura pop degli anni Sessanta che vedrà nella radio la base del suo sviluppo.

Infine, alcuni spunti su Radio Rai, su Radio Montecarlo e sulla radio italiana, per comprendere quanto il fenomeno dei pirati dell’etere abbia favorito e influenzato anche la nostra radio.