Agcom: “Banda ultra larga, preoccupante arretratezza. Telecom -10% in 5 anni”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 luglio 2015 12:34 | Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2015 12:34
Agcom: "Banda ultra larga, preoccupante arretratezza. Telecom -10% in 5 anni"

Angelo Cardani, presidente AgCom (Foto Ansa)

ROMA – E’ “preoccupante il grado di arretratezza” della banda ultralarga in Italia. E’ il pesante giudizio del presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, nella consueta Relazione Annuale al Parlamento. L’Italia, ha spiegato Cardani, registra infatti un livello di copertura del 36% contro il 68% dell’Ue a 28 Paesi. In alcune zone c’è “totale assenza” di queste reti. Nel 2014, la quota di mercato di Telecom Italia nei servizi a banda larga di attesta al 48%, riducendosi di quasi 10 punti percentuali in 5 anni.

Ancora più critica, ha proseguito Cardani, è la situazione se si considera il livello di penetrazione: solo il 4% delle famiglie utilizza connessioni superiori a 30 Mega al secondo (contro il 26% dell’UE-28) e praticamente nulle sono le connessioni superiori a 100 Mega. “Un ruolo decisamente importante nella direzione di colmare tale divario potrà essere svolto attraverso gli strumenti messi in campo dal Governo in attuazione della Strategia per la banda ultralarga, che prevede la destinazione di una quota significativa di incentivi e contributi finanziari alle aree bianche (percentuale di digital divide pari al 100%) del Paese”.

Al contrario delle reti fisse di telecomunicazioni, l’Italia mostra invece un buon risultato nel mercato delle reti e servizi radiomobili. Il livello di copertura delle reti di terza generazione raggiunge il 98% (contro il 97% della media UE), in linea anche l’infrastrutturazione delle reti di ultima generazione (LTE) con il 77% della popolazione raggiunta (79% nell’Unione). Anche i livelli di penetrazione si mostrano in linea con quelli europei con il 71% della popolazione che ha sottoscritto contratti di acquisto di servizi mobili. La situazione nel mercato mobile si presenta migliore anche in termini di prezzo, ove l’Italia presenta offerte mediamente più vantaggiose dei principali paesi europei sia per i servizi bundled voce-dati che per i servizi solo dati.

In generale il settore media registra tra il 2013 e il 2014 un calo del 3,2%, passando da un valore complessivo di 14,8 miliardi a 14,3. Secondo i dati snocciolati da Cardani, la tv mantiene la porzione maggiore (8,5 miliardi), ma perde l’1,5%. In forte calo l’editoria: da 4,6 miliardi a 4,1 (-10,7%). Cresce Internet da 1,4 miliardi a 1,6 (+10%).

Sky resta regina dei ricavi tv in Italia nel 2014, con una quota del 34,1% (in crescita dell’1,4%). Mediaset si riprende il secondo posto, toltole nel 2013 da Rai. Ora il Biscione ha una quota del 27,8% (-0,7%), Rai ha una quota del 27,2% (-1,5%). Seguono Discovery (1,9%) e Gruppo Cairo (1,7).

Dal 2010 – si legge nella Relazione – il sistema tradizionale dell’informazione attraversa una fase recessiva che non vede vie d’uscita, almeno nel breve-medio periodo. Le imprese del settore, oltre ad essere colpite dalla crisi economica e finanziaria, sono attraversate da una crisi strutturale, poiché si chiudono spazi di crescita nella fornitura di servizi maturi, mentre si affermano nuove opportunità di sviluppo connesse alla diffusione di Internet. Per quanto riguarda la tv, l’offerta in chiaro produce ancora la parte più consistente di introiti (4,5 miliardi), ma è in calo del 3,3%, a differenza della pay tv che guadagna l’1,4% (a quota 3,3 miliardi). La radio passa da 628 milioni a 610 (-2,8%). Nell’ambito dell’editoria, i quotidiani passano da 2,2 a 2,1 miliardi (-5%), i periodici da 2,4 miliardi a 2 miliardi (-15,8%).

Allargando lo sguardo a livello europeo, il mercato delle tlc mostra una “tendenza al consolidamento” e “anche in Italia si intravedono negoziati tra le principali imprese del settore delle comunicazioni, finalizzati al consolidamento”. Ne sono esempio l’annuncio della joint venture tra Wind e H3g; l’aumento della quota di capitale di Vivendi in Telecom Italia, il tentativo di Opa di EI Towers su Rai Way. Cardani individua anche altre due tendenze: l’incremento di accordi tra operatori di tlc e imprese di marcati complementari; le partnership tra produttori di contenuti e i cosiddetti Over the Top.

“Le tendenze del mercato – ha sottolineato Cardani – si muovono in linea con il nuovo scenario e mostrano un’accelerazione derivante dal ruolo propulsivo della domanda. Una prima tendenza del mercato europeo è quella al consolidamento; le dimensioni delle imprese europee sono relativamente modeste rispetto ai concorrenti extra-UE e con problemi di indebitamento per affrontare investimenti considerevoli. Le acquisizioni e fusioni che coinvolgono le reti di comunicazioni elettroniche sono numerose e trasversali alle diverse piattaforme”.

Una seconda tendenza dei mercati, ha detto ancora il presidente Agcom, è “l’incremento di joint venture e accordi cooperativi tra gli operatori di telecomunicazioni e imprese operanti in mercati complementari upstream o downstream con la finalità di rafforzare le sinergie e accelerare investimenti. Due esempi per tutti: Vodafone/ESB per le attività di posa della fibra nel tratto di rete secondaria, e accordi commerciali (tipicamente nella fase di lancio) tra TelCo che inseriscono offerte Video On Demand per stimolare l’attivazione/migrazione di servizi di accesso a banda ultralarga e i principali fornitori di servizi media e contenuti audiovisivi (BT con Sky, Netflix, Freeview)”.

Anche in Italia “le imprese di telecomunicazioni avviano accordi commerciali con operatori televisivi, finalizzate ad arricchire il proprio portafoglio di contenuti video (Telecom Italia/Sky e Vodafone/Mediaset-Infinity)”. Una terza tendenza del mercato, infine, “che evidenzia il cambiamento dei modelli di business, stimolato dal nuovo sistema digitale, è la nascita di nuove forme di partnership tra i produttori di contenuti (film, musica, editori) e i nuovi operatori della piattaforma Internet (cosiddetti Over The Top) che, sia direttamente che in qualità di aggregatori, si pongono il comune obiettivo della garanzia della titolarità o qualità dei prodotti in rete”.