Antitrust Usa al governo: “Portiamo Google in tribunale”

Pubblicato il 14 Ottobre 2012 20:34 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2012 20:38

NEW YORK – L’Antitrust degli Stati Uniti chiederà al governo di portate in giudizio Google per abuso di posizione dominante. La notizia arriva dal New York Tyimes ed è stata ripresa da Bloomberg. Secondo quest’ultima, infatti, i commissari dell’ Antitrust Usa sono al lavoro per esaminare il dossier Google e decidere se citare in giudizio l’azienda per violazione della concorrenza. Si tratterebbe documento interno di oltre 100 pagine, e l’orientamento dell’Antitrust sarebbe quello di chiedere al Governo si  di citare in giudizio il colosso di Mountain View per le sue pratiche.

Come riportato dalla stampa Usa la Federal Trade Commission (FTC), comincia così a tirare le somme di una indagine iniziata oltre un anno fa, quando ha chiesto a Google informazioni sulle sue pratiche di attività per accertare eventuali violazioni della concorrenza e l’abuso di posizione dominante. L’accusa, nei confronti di Google è infatti sempre la la stessa: Mountain View favorirebbe i propri prodotti di Google Shopping nei risultati di ricerca e declasserebbe i contenuti di potenziali concorrenti, rendendoli meno visibili.

Sospetti ci sono anche sui settori della pubblicità e degli smartphone ma, riferisce il New York Times, la questione al centro dell’attenzione dell’antitrust è come Google procede e come si espande. Sul fronte Usa, il dossier non implica che il governo automaticamente avvierà un’azione legale contro il gigante di Mountain View. Ci sono ancora vari passaggi. Nei giorni scorsi in un comunicato Google si è detta ”felice di rispondere ad ogni domanda da parte delle autorità di regolamentazione sul nostro business”.

E gli esperti di antitrust, riferisce il NYT, prevedono che la soluzione più probabile sarà un’intesa tra le parti. Il mese scorso il presidente della FTC Jon Leibowitz aveva affermato che una decisione non sarà presa prima della fine dell’anno. Google è già finita anche nel mirino dell’antitrust della Ue, praticamente per gli stessi motivi per cui si e’ riacceso il faro Usa arrivando poi però ad un accordo.