Apple contro Samsung, il processo del secolo, sentenza in arrivo

Pubblicato il 21 agosto 2012 9:41 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2012 9:52
lucy koh

Il giudice Lucy Koh

ROMA – Samsung ha copiato Apple nella realizzazione di smartphone e tablet, oppure, al contrario, è Apple che sovrastima i danni causati dalla presunta violazione del copyright da parte della casa coreana? Si tratta della controversia legale più importante del secolo, ormai giunta alle battute finali nel tribunale di San Josè in California. L’ultimo tentativo di raggiungere un accordo stragiudiziale non ha prodotto alcun risultato. E i legali di Apple e Samsung si preparano alle arringhe finali, in programma nelle prossime ore. Gli avvocati – riporta il Wall Street Journal – hanno comunicato al giudice Lucy Koh la mancanza di un accordo e si sono dati battaglia sulle istruzioni che lo stesso giudice dovrà fornire alla giuria per decidere: quali prove tenere in considerazione e quali no, e come applicare la legge. Si tratta di dettagli linguistici di assoluta importanza perchè a questi potrebbero essere legati eventuali appelli per mettere in dubbio il verdetto della giuria rivendicando, ad esempio, la confusione linguistica dei giurati nell’esprimere il verdetto.

Un bel tipo il giudice Lucy Koh, una signora che pur nel vortice di un processo che può ridefinire i parametri del business più lucroso del mondo e che, quando si è vista presentare una memoria di 75 pagine di obiezioni ha apostrofato gli avvocati della Apple così: “ma che vi siete fatti di crack?” Quando parliamo di Apple dobbiamo considerare che è la regina della Borsa di tutti i tempi. L’azienda di Cupertino è la società che vale di più di tutti i tempi: sulla scia dei rumors sul lancio del nuovo iPhone e del mini iPad, Apple sale fino a 665,15 dollari per azione, per una capitalizzazione di mercato di oltre 623,1 miliardi di dollari, quindi più del precedente record toccato da Microsoft nel dicembre 1999 a 619,8 miliardi di dollari. Quella stessa Microsoft con cui, ed è uno dei tanti segreti rivelati nel processo, da anni esiste un accordo a non copiarsi reciprocamente, a dispetto della esibita e quasi mitologica rivalità tra Bill Gates e lo scomparso Steve Jobs.

E’ proprio la natura del processo che obbliga i contendenti a dover metter su piazza segreti che avrebbero volentieri tenuto nascosti. Sarà complicatissimo per i 9 componenti la giuria dirimere una disputa che alla fine si riduce a questo: Samsung ha copiato, scippando brevetto e design o, come sostiene la difesa, si è solo ispirata al progetto di Apple? Bella domanda, che nonostante, o forse proprio per l’interminabile teoria di pareri, la produzione inesauribile di slide, foto, progetti di ogni modello di tablet, smartphone e le numerosissime testimonianze di ingegneri, designer appare un rompicapo irrisolvibile da ogni punto di vista. Anche filosofico, oltre che linguistico. Da un punto di vista giuridico una sentenza chiuderà il capitolo, almeno fino al prossimo ricorso. D’altra parte, se da Cupertino dicono avete riprodotto tali e quali le nostre invenzioni, dall’altra rispondono che Apple non può pensare di “detenere il monopolio su un rettangolo”.

Agli osservatori, soprattutto quelli che stazionano a Wall Street, la notizia più utile del processo è arrivata quando le aziende sono state costrette a rivelare quanto realmente guadagnano su ogni tablet. In media, ma è un calcolo difficilissimo e abbastanza aleatorio, Apple guadagna di più 558 dollari per ogni iPad, contro i 460 di Samsung. Avrebbero preferito non doverlo rivelare, sono cifre mostruose. Tuttavia, se vuoi stabilire se uno ha copiato, ha approfittato impunemente, non puoi non farlo senza verificare se ci sia stato un danno nel business. E su questo punto, Samsung ( i commentatori l’hanno vista un po’ troppo sulla difensiva) ha una freccia in più nel suo arco: Apple, infatti, avrebbe sovrastimato i profitti di Samsung, evitando di menzionare, per esempio, qualsiasi spesa per il necessario marketing di Samsung nel mercato americano (“not a penny?”).

In ogni caso, chi rischia moltissimo, nel caso di un blocco delle vendite di Samsung in America è Google: è suo Android, il sistema operativo installato in tablet e smartphone.