Askanews, giornalisti in sciopero perché non pagati. Fnsi: “Pieno sostegno”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 gennaio 2018 14:16 | Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2018 14:16
I giornalisti dell'agenzia Askanews hanno indetto uno sciopero per il mancato pagamento degli stipendi di gennaio

Il logo di Askanews

ROMA – La Federazione nazionale della stampa italiana e l’Associazione stampa romana esprimono solidarietà ai giornalisti di Askanews, in sciopero dopo la decisione dell’editore di non pagare gli stipendi di gennaio entro il 27 del mese.

In una nota Fnsi e Associazione stampa romana esprimono “pieno sostegno alla mobilitazione dei giornalisti di Askanews, oggi in sciopero per protestare contro la decisione dell’editore di non pagare gli stipendi di gennaio. Il comportamento dell’editore è inaccettabile nella forma e nella sostanza perché si pretende di far pagare ai giornalisti e ai lavoratori evidenti errori imputabili alla gestione aziendale. Non si possono considerare i giornalisti responsabili del pasticciaccio brutto che, come era stato ampiamente previsto in tempi non sospetti, ha preso forma con la gara d’appalto dei servizi alle agenzie di stampa. È per questo auspicabile che adesso il ministro Luca Lotti e il governo trovino il tempo per ascoltare i giornalisti di Askanews e per porre rimedio ad una situazione assurda, in cui sono chiare anche le loro responsabilità, che rischia di tradursi nella distruzione di numerosi posti di lavoro”.

In una nota il Comitato di redazione di Askanews ha spiegato le ragioni della protesta: “Ancora una volta il management, l’editore e l’azionista di riferimento, Luigi Abete, scaricano sui redattori e sui dipendenti poligrafici i problemi congiunturali dell’agenzia. Un comportamento inaccettabile e che mette a rischio oltre 130 famiglie”.

Per i giornalisti, inoltre, “il mancato completamento dell’assegnazione di tutti i lotti alle agenzie di stampa non deve essere un pretesto per imporre ai lavoratori oneri sul reperimento di finanziamenti che spettano invece ai vertici e all’azionista di riferimento”.

Inoltre, sottolinea il Cdr, “alcune operazioni opache sul bilancio 2016 insinuano dubbi sull’effettiva carenza di fondi a disposizione e non giustificano un ulteriore impatto sui lavoratori”.