Avvenire: “Matrimonio gay sterile, sosteniamo la famiglia”

Pubblicato il 15 Maggio 2012 11:57 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2012 12:07

ROMA – Il matrimonio dei gay "è sterile": secondo Avvenire bisognerebbe piuttosto adottare politiche di sostegno alla famiglia. Ecco cosa scrive il giornale cattolico: piuttosto che ''riconoscere il matrimonio gay, naturalmente sterile, la società dovrebbe operare per un efficace sostegno delle famiglie (e in particolare di quelle numerose) e dovrebbe supportare, cosa che fa solo in minima parte, l'impegno delle famiglie a favore dei minori, dei malati, degli anziani''. Lo sostiene, in un editoriale su Avvenire, il giurista Francesco D'Agostino, secondo cui gli argomenti dei cattolici contro il matrimonio gay non sono di natura ''confessionale'', ma ''laica''.

''Difendendo il matrimonio eterosessuale, la Chiesa difende non un dogma di fede o un principio della propria dottrina, ma una dimensione del bene umano oggettivo'', spiega rispondendo alle prese di posizione di questi giorni in favore dei matrimoni gay e in polemica con la Chiesa, e ricordando che ''il matrimonio eterosessuale non e' un'invenzione della Chiesa; e' un istituto giuridico, finalizzato a garantire l'ordine delle generazioni, riscontrabile in tutte (ripeto: 'tutte') le culture e in tutti (ripeto 'tutti') i tempi''.

Inoltre, pur sapendo che ''si puo' ben procreare al di fuori del matrimonio'', ''la funzione del matrimonio e' proprio quella di porre un rigoroso ordine sociale nella procreazione, a garanzia delle nuove generazioni''.

L'editoriale del giornale dei vescovi sottolinea che ''la vera posta in gioco, quando si dibatte sul matrimonio gay, e' simbolica, non e' giuridica ne' sociale; i suoi fautori – prosegue D'Agostino – vorrebbero che il diritto riconoscesse situazioni affettive, di cui nessuno vuole negare l'autenticita' 'privata', ma che non hanno pero' in se' e per se', alcun rilievo 'pubblico', e questo proprio in un momento storico in cui da parte di tanti ci si batte per allentare ulteriormente i vincoli istituzionali, che nascono dai legami matrimoniali (si pensi al 'divorzio breve', ecc.)''.

In altre parole, i ''diritti'' che si vorrebbero attribuire alle coppie gay ''non solo sono facilmente attivabili con quello che la scienza giuridica chiama il 'diritto volontario' (reversibilita' della pensione, subentro nel contratto di locazione, assistenza ospedaliera, diritti successori), ma in gran parte – aggiunge D'Agostino – sono gia' ampiamente fruibili a seguito di interpretazioni estensive delle leggi vigenti fatte dalla Cassazione''.