Divieto alle aziende statali di fare pubblicità sui giornali, Fnsi: “Di Maio vuole il pensiero unico”

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2018 15:18 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2018 15:18
Divieto alle aziende statali di fare pubblicità sui giornali, Fnsi: "Di Maio vuole il pensiero unico"

Divieto alle aziende statali di fare pubblicità sui giornali, Fnsi: “Di Maio vuole il pensiero unico” (Foto Ansa)

ROMA – La Federazione nazionale della stampa italiana critica il divieto per le aziende statali di fare pubblicità sui giornali. “L’ennesimo editto del vicepremier Luigi Di Maio contro i giornali conferma l’avversione del governo e delle forze politiche che lo sostengono ai principi della democrazia rappresentativa, di cui la libertà di espressione e il pluralismo dell’informazione sono pilastri essenziali”, fa sapere in una nota il sindacato dei giornalisti italiani.

“Annunciare il divieto per le aziende statali di fare inserzioni pubblicitarie sui giornali non è soltanto una minaccia a quelle testate che si sforzano di informare i cittadini e di alimentare dibattiti e la circolazione delle idee, ma fornisce l’esatta rappresentazione dell’idea che il vicepremier e i suoi sodali hanno della democrazia”, scrivono Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana.

“Si illude, Di Maio – proseguono Lorusso e Giulietti – se, attraverso la minaccia di togliere ai giornali fonti di sostentamento, pensa di introdurre in Italia un modello di informazione guidato da un pensiero unico, magari veicolato dalla rete i cui utenti non sono assimilabili al pubblico che attraverso la lettura dei giornali cerca spunti di riflessione e non di sfogare i propri istinti o di alimentare il rancore. Nella carta stampata, come nell’emittenza pubblica e privata e in tutti i settori dell’informazione italiana, esistono ancora giornalisti con la schiena dritta pronti a fare il loro lavoro nell’interesse dei cittadini ad essere informati e della crescita civile del Paese. Non saranno certo gli editti di qualche federaletto di provincia ad impedire ai giornalisti italiani di compiere ogni giorno il loro dovere”.