Facebook, Google, Apple… nel mirino. La Ue studia un freno allo strapotere di 20 big tech

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Ottobre 2020 11:24 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2020 11:24
Big Tech, la lista nera Ue

Big tech, Ue stila lista di 20 colossi (Ansa)

La Ue sta stilando una lista di una ventina di grandi società di internet, che probabilmente includeranno giganti statunitensi come Google, Facebook e Apple.

Giganti che saranno soggetti a regole più stringenti nel tentativo di frenare il loro potere sul mercato. Lo riporta il Financial Times con un articolo in prima pagina dell’edizione europea di oggi: “EU targets Big Tech with ‘hit list’ facing tougher rules”. L’Unione europea punta un selezionato numero di colossi della rete prospettando regole più dure per loro.

Le piattaforme – scrive Ft – dovranno rispettare un regolamento più severo nei confronti dei concorrenti più piccoli.

In casi estremi spacchettamento big tech che non rispettano le regole

E saranno obbligate a condividere i dati con questi, oltre a essere più trasparenti sulla raccolta delle informazioni. In casi estremi, l’Ue cercherà di affrontare i problemi strutturali scindendo le società o costringendole a vendere unità.

Si minaccia insomma lo spacchettamento d’imperio se non le società in questione non rispettano le regole sulla concorrenza. Finora le multe sembrano, infatti, non funzionare come deterrente, i colossi hi tech li mettono a bilancio come una tassa sugli affari.

L’elenco verrà compilato in base alla quota di ricavi sul mercato e al numero di utenti.

E potrebbe includere anche società che costringono i concorrenti a utilizzare le proprie piattaforme per commerciare.

Secondo Ft questa iniziativa da parte della Commissione Ue potrebbe accelerare le misure da intraprendere per riequilibrare il mercato dei big tech più rapidamente obbligandoli a condividere i dati con i concorrenti.

La lista, rivela il Financial Times, sarà composta perlopiù di Big Tech degli Stati Uniti, una mossa che rischia di aumentare gli attriti tra Washington e Bruxelles. (fonti Financial Times e Ansa)