Carlo De Benedetti: “I miei figli incapaci”. E svela i retroscena su Repubblica e Gedi

di Sergio Carli
Pubblicato il 14 Ottobre 2019 11:00 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2019 11:19
Carlo De Benedetti: figli incapaci...e svela i retroscena su Repubblica, Gedi e Cir

Carlo De Benedetti in una foto Ansa

ROMA – Carlo De Benedetti ad alzo zero contro il figlio Rodolfo: “La gestione sua e di suo fratello Marco hanno determinato il crollo del valore della azienda e la mancanza di qualsiasi prospettiva, concentrandosi esclusivamente sulla ricerca di un compratore visto che non hanno né competenza. Né passione per fare gli editori”. I suoi figli hanno “distrutto valore negli ultimi anni”. 

Alla vendita della quota Cir (la holding attraverso cui, a cascata, i De Benedetti controllano il gruppo editoriale Gedi dal 1991) si è già arrivati vicini. 

Rodolfo De Benedetti “ha trattato la vendita del Gruppo Espresso a Cattaneo e Marsaglia”, rivela l’ingegnere Carlo. Compirà 85 anni il 14 novembre e, come diceva l’avvocato Agnelli, dopo gli 80 anni si è liberi di parlare senza restrizioni. Lui, CDB, invece, “nonostante l’età”, ha ancora “passione e idee per istituzionalizzare il Gruppo assicurandogli un futuro di indipendenza ed autonomia”.

La differenza di credibilità imprenditoriale fra padre e figlio è nei fatti. Carlo De Benedetti è stato, per visione e capacità titanica, uno dei protagonisti dell’economia italiana a partire dagli anni ’70. Di lui Agnelli disse: “È il più bravo di tutti”. Il figlio, persona forse troppo sensibile per reggere un padre simile, ha profuso due miliardi di euro nel sogno di Sorgenia, lasciando il carciofo alle banche.

Ecco perché ora Carlo De Benedetti rivuole Repubblica, da lui incautamente lasciata ai figli una decina di anni fa, nell’ambito di una definizione ereditaria passata per trapasso generazionale. E per ottenerla, il patriarca ha scatenato l’ultimo atto di un dramma di famiglia il cui copione potrebbe essere stato scritto da Eschilo o Sofocle. Senza spargimento di sangue, per fortuna, ma solo di acre inchiostro di stampanti.

Lo ha fatto presentando, venerdì sera, a Borsa chiusa, 11 ottobre alla Cir Spa, attraverso la sua controllata al 99% SpA Romed, un’offerta di acquisto del 29,9% delle azione Gedi Spa (Gruppo Espresso) al prezzo di chiusura di giovedì, e cioè euro 0,25 ad azione. 

Mossa geniale, di cui non si capisce bene l’obiettivo. Il prezzo offerto non era tale, fin da subito, per soddisfare le aspirazioni di denaro dei figli: non riconosceva alcun premio di maggioranza e escludeva la possibilità di ulteriori incassi, ponendo come condizione la distribuzione agli azionisti della catena dei De Benedetti delle azioni residue rispetto a quelle cedute a papà. 

Il limite del 29,9% si spiega col fatto che chiunque compri oltre quella quota è obbligato a offrire lo stesso prezzo per azione a tutti gli altri soci, moltiplicando quindi dal doppio al triplo l’esborso. Poteva essere la base di una trattativa, ma lo scambio di insulti che è seguito non promette bene. Potrebbe essere una provocazione per smuovere l’unico possibile proprietario accettabile dal sistema, John Elkann e la famiglia Agnelli. Ma Elkann ha ben altri guai di cui occuparsi e un giornale come Repubblica o un settimanale come l’Espresso possono essere solo fonte di guai. 

La Fiat di suo nonno, qualcuno glielo avrà certo detto, fu messa in ginocchio, negli anni ’70, dal blocco dei prezzi delle auto per due anni imposto dalla Dc i cui capi erano convinti che Gianni Agnelli fosse il vero proprietario dell’Espresso. Dalla prima notizia Ansa si è aperto il cielo. Cir ha respinto l’offerta definendola “manifestamente irricevibile”.

Questa la spiegazione di Carlo De Benedetti:

“Questa mia iniziativa è volta a rilanciare il Gruppo al quale sono stato associato per lunga parte della mia vita e che ho presieduto per dieci anni, promuovendone le straordinarie potenzialità”, scrive l’Ingegnere nella lettera che accompagna l’offerta di acquisto delle azioni. “È chiaro che conoscendo bene il settore, mi sono note le prospettive difficili, ma credo che con passione, impegno, consenso e competenza, il Gruppo possa avere un futuro coerente con la sua grande storia”.

L'”offerta irrevocabile per l’acquisto delle azioni Gedi” precisa che “l’esatto quantitativo dovrà essere determinato tenendo conto delle azioni costituenti il capitale sociale e di quelle che eventualmente lo costituiranno in funzione di stock option o altre operazioni sulle azioni”. 

Segue il licenziamento in tronco del figlio Marco:  “I componenti il consiglio di amministrazione di Gedi di nomina Cir rassegnino le proprie dimissioni entro due giorni lavorativi dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società, ad eccezione dell’ing. John Philip Elkann e del dr. Carlo Perrone che potranno mantenere le attuali cariche e gli attuali poteri”.

Ulteriore bomba: “Per le residue azioni che resteranno di sua proprietà, Cir si impegni a distribuirle ai propri soci (ovvero ai soci della società riveniente dalla fusione Cofide/Cir) entro un anno dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società”. 

A stretto giro di posta virtuale è arrivata la nota di Cir. “Con riferimento alla comunicazione diffusa dall’ing. Carlo De Benedetti, relativa all’offerta non sollecitata né concordata da egli presentata lo scorso venerdì, tramite Romed S.p.A., per l’acquisto di una partecipazione del 29,9% in GEDI S.p.A. CIR S.p.A. rende noto di ritenere detta offerta manifestamente irricevibile in quanto del tutto inadeguata a riconoscere a CIR S.p.A. e a tutti gli azionisti il reale valore della partecipazione e ad assicurare prospettive sostenibili di lungo termine a GEDI S.p.A., aspetto sul quale CIR S.p.A. è da sempre impegnata”.

Rodolfo De Benedetti, che è anche presidente di Cir, ha aggiunto all’Ansa: “Sono profondamente amareggiato e sconcertato dall’iniziativa non sollecitata né concordata presa da mio padre e il cui unico risultato consiste nel creare un’inutile distrazione, della quale certo non si sentiva il bisogno”. 

Inoltre il presidente esprimeva la propria amarezza anche “rispetto al lavoro delle tante persone impegnate quotidianamente a garantire un futuro di successo al Gruppo Gedi, che da anni opera in un settore dei più sfidanti. I miei fratelli ed io, come azionisti di controllo del Gruppo Cofide-Cir, continueremo a dare il nostro pieno supporto al management in questo percorso”.Controreplica di Carlo De Benedetti: “Trovo bizzarre le dichiarazioni di mio figlio Rodolfo. È la stessa persona che ha trattato la vendita del Gruppo Espresso a Cattaneo e Marsaglia. La gestione sua e di suo fratello Marco hanno determinato il crollo del valore della azienda e la mancanza di qualsiasi prospettiva, concentrandosi esclusivamente sulla ricerca di un compratore visto che non hanno né competenza. Né passione per fare gli editori. Ha distrutto valore negli ultimi anni. Nonostante l’età, ho passione e idee per istituzionalizzare il Gruppo assicurandogli un futuro di indipendenza ed autonomia”. (Fonte Ansa).