Cassazione, giornalisti al lavoro fino a 70 anni? Decidono le Sezioni Unite

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2014 6:56 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2014 2:27
Cassazione, giornalisti al lavoro fino a 70 anni? Decidono le Sezioni Unite

Cassazione, giornalisti al lavoro fino a 70 anni? Decidono le Sezioni Unite

ROMA – Giornalisti al lavoro fino a 70 anni? Forse. Il verdetto è “sospeso”: l’ultima parola spetta alle Sezioni Unite della Cassazione, e non la Sezione Lavoro, chiamate a decidere se i giornalisti che hanno conseguito i requisiti assicurativi e contributivi per la maturazione della pensione di vecchiaia, abbiano diritto di optare per la prosecuzione del rapporto di lavoro fino al compimento del settantesimo anno di età “ai sensi dell’art.24, comma 4, del d.l. n.201/2011” (il cosiddetto Salva-Italia di Monti).

Il caso di scuola è quello della “sentenza Creti” della Corte d’Appello (sezione Lavoro) di Milano che ha reintegrato il redattore della Rai Enzo Creti, licenziato a 65 anni, fino al compimento dei 70 anni di età, recependo il comma 4 dell’art.24 del decreto Salva Italia. In questo comma c’è una norma di carattere generale e di grande profilo: i lavoratori potranno scegliere di rimanere negli uffici, nelle fabbriche e nelle redazioni fino a 70 anni e avranno il diritto al mantenimento del posto di lavoro.

A chiedere al Primo presidente della Suprema Corte, Giorgio Santacroce, di assegnare la decisione al massimo consesso giurisprudenziale rappresentato dalle Sezioni Unite, è stata la stessa Sezione lavoro della Cassazione. In considerazione delle ricadute sul sistema pensionistico delle casse previdenziali a gestione separata, ma anche per ragioni più generali di bilancio dello Stato.

In particolare, con la sentenza 23380 depositata il 3 novembre, i giudici della Cassazione hanno esaminato il ricorso della Rai contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Milano, nel 2013, sulla scia di quanto già stabilito dal tribunale, aveva dato il via libera alla domanda di trattenimento in servizio, in base alla normativa varata dal governo Monti per incentivare il proseguimento dell’attività lavorativa, di un giornalista l’8 marzo 2012 perché in possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

“L’estrema delicatezza e la particolare importanza della questione fin qui esaminata – si osserva nella sentenza 23380 – risiedono proprio nel fatto che qualsiasi soluzione venga adottata si finisce inevitabilmente per incidere sull’assetto degli equilibri del sistema pensionistico di una determinata categoria con ripercussioni a catena sul sistema contributivo, ipotizzato dalla normativa invocata, o su quello retributivo, applicato nella fattispecie fino al momento del licenziamento, ragion per cui si ritiene doveroso sottoporre la presente vertenza all’esame del Primo Presidente della Corte affinché valuti l’opportunità di assegnarla alle Sezioni Unite”.

Tra qualche mese dunque, potrebbe esserci il verdetto decisivo al quale si uniformeranno tutti i tribunali.