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Cesare Lanza. Matteo Renzi e nomine pubbliche: la Rai, Gubitosi chi?

Cesare Lanza. Matteo Renzi e nomine pubbliche: la Rai, Gubitosi chi?

Cesare Lanza. Matteo Renzi e nomine pubbliche: la Rai, Gubitosi chi?

La Rai è una prelibatezza per il potere politico. Lo è stato sempre e – mi sbilancio – sempre lo sarà, senza Renzi ma anche con Renzi. Perfino Beppe Grillo, che non fa accordi con nessuno, nel caso della Rai si è concesso il piacere di riservarsi una posizione: la presidenza della Vigilanza.

È difficile resistere a certe tentazioni. Non credo che Renzi possa permettersi di fare irruzione in viale Mazzini, se non a una condizione, molto difficile da perseguire. Dovrebbe rottamare quasi tutto e quasi tutti, determinare l’occupazione della Rai non attraverso i renziani e le varie spartizioni, ma con personaggi assolutamente indipendenti per mente e cultura, senza appartenenze e soprattutto servitù verso i partiti.

Semmai succederà, non succederà oggi, né presto. Vorrei aggiungere che sono preoccupato per la mia adorata Rai.

Non si sa ancora se i conti (io ci ho creduto) sono andati a posto, o no. E di tagli, di apprezzabili riduzioni di sprechi, di attenzione ai bilanci si è finora occupato, quasi esclusivamente, il tandem Tarantola/Gubitosi.

Ho incontrato tutti e due e ho avuto convincenti rassicurazioni, che riassumo in due parole in latino: “Primum vivere…”

Un’azienda di comunicazione e di cultura, per di più di servizio pubblico, deve avere però i conti a posto, deve funzionare anche sul piano dei contenuti. Per questo aspetto, vedo solo macerie, o quasi. I grandi e famosi creativi sono scomparsi o sono stati messi alla porta, conduttori e autori, registi e sceneggiatori pensano soprattutto, senza regole, allo share.

Non si vedono ambizioni, se non in alcuni programmi cult, mandati in onda di solito nel pieno della notte. Di recente, ho fatto un’osservazione, con riferimento allo splendido momento televisivo, nelle “Invasioni barbariche” di Daria Bignardi: il duetto tra il vecchio Dario Fo e il giovane Mika, un’esemplare congiunzione tra vecchia e nuova cultura, che hanno trovato una geniale fusione, quanto al rapporto trasversale tra diverse generazioni. Mi domando e dico, alla stregua di Totò.

Ma cosa impedirebbe alla Rai di avere la signora Bignardi e i suoi autori nel proprio palinsesto? E’ solo un esempio, non so neanche se il merito di quell’idea sia di Daria o di un autore, o di Dario Fo o di Mila. Fatto sta che ha funzionato.

Nonostante lo sterminio, so che alla Rai ci sarebbe il talento di tanti collaboratori e dipendenti per avere idee di uguale qualità. Altro esempio, tra i tanti, riguarda i servizi sportivi: i personaggi in video non sono di caratura inferiore a quelli di Sky.

Ma i tagli alla Rai (telecamere, tecnologie, diritti, ecc.) sono stati feroci e distruttivi, per cui guardare una partita su Sky è un godimento ben diverso rispetto alla telecronaca di una partita trasmessa sulla Rai, che pure del settore sportivo faceva non molti anni fa un fiore all’occhiello.

Conclusione: il massimo che può fare Renzi (sia se si consolida, sia se non arriverà in porto come vorrebbe) è quello di incontrarsi  con Gubitosi e sollecitare una maggior prudenza in alcuni tagli e un maggiore spazio per il merito. Ovviamente, sognerei tutt’altro, ma realisticamente mi sembra che un cambiamento vero non sia all’orizzonte.

 

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