Chi è Antonio Campo dall’Orto, il nuovo direttore generale Rai

di Edoardo Greco
Pubblicato il 6 agosto 2015 18:39 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2015 18:41

ROMA – Non c’è l’incompetenza o la mancanza di curriculum fra le molte critiche che si possono muovere ad Antonio Campo Dall’Orto, nuovo direttore generale della Rai. Nato il 18 novembre 1964 a Conegliano (Treviso) è diventato direttore di Mtv Italia nel 1997, passando alla direzione di La7 nel 2003. Nel 2008 è entrato nella multinazionale Viacom come responsabile di Sud Europa, Turchia, Medio Oriente e Africa. Scrivevamo su Blitz più di un anno fa:

Dall’Orto è un renziano della primissima ora, da prima della prima Leopolda. Era il 2010, quando Campo Dall’Orto telefonò a Renzi trovando nell’allora sindaco grande disponibilità ad accogliere i coatti italoamericani di Jersey Shore: nacque così l’edizione fiorentina del reality di Mtv. Snooky e JWoww non si ambientarono tanto nella loro patria d’origine, ma fra ACDO e MR was the beginning of a beautiful friendship. Tanto che Campo Dall’Orto era stato accreditato come l’uomo della nuova Rai dell’era Renzi”.

Una figura che divide. Secondo un veterano dei palinsesti come Maurizio Costanzo è uno “dei pochi che conosce la tv”, secondo un esperto giornalista economico come Massimo Mucchetti, dal 2013 senatore del Pd, è quello che “lasciò La7 che perdeva oltre 120 milioni con un audience del 2-3%”. Di sicuro è uno abile a tenere i rapporti con i giornalisti. Questo è il ritratto che ne fa Alessandra Arachi sul Corriere della Sera:

“Non chiedete ad Antonio Campo Dall’Orto di cucinare riso. Non secondo le metodologie giapponesi, perlomeno: richiedono troppo tempo. Lo disse lui in un’intervista: non aveva abbastanza pazienza per la cucina giapponese. Lui che a cinquanta anni ha messo in archivio carriere sufficienti a riempire un paio di vite almeno, e adesso si appresta — se oggi le previsioni saranno confermate — a sedere sulla poltrona più importante della Rai, quella di direttore generale.

Non fatevi ingannare dalla sua aria paciosa: il veneto Antonio Campo Dall’Orto ha poca pazienza e ha quindi girato aziende con grande frenesia. A volte con risultati non positivi, come è successo a La7. Altre volte con risultati lusinghieri. A cominciare da quelli della sua creatura: Mtv. Era una flusso di video e di musica quando l’allora trentatreenne Campo Dall’Orto entrò come direttore generale: da quel momento diventa una tv, a tutti gli effetti, con tanto di palinsesti, una rete che ha plasmato la cosiddetta «Mtv generation». Non passano tre anni che il manager diventa amministratore delegato prima del Sud Europa e dell’Italia poi, e anche presidente della pubblicità.
«È uno che la tv la conosce e parecchio, uno dei pochi davvero», sentenzia Maurizio Costanzo che sulla televisione può certo dire quasi tutto quello che vuole. Poi aggiunge: «Lo stimo, l’ho sempre detto, non è certo la prima volta che parlo bene di lui».

Campo Dall’Orto conosce Costanzo quando varca i cancelli di Segrate, alla soglie dei trent’anni: a Mediaset il giovane arrivato da Conegliano ci entra dalla porta principale, vice direttore di quel canale, Canale 5, guidato dal quasi coetaneo Giorgio Gori. Un’amicizia, fra i due, che non finirà più.

E forse non è un caso che quando il premier Renzi era ancora molto legato a Gori il nome di Campo Dall’Orto fu il primo a venire fuori per la dirigenza Rai, lo scorso anno. Del resto Campo Dall’Orto è stato tra i protagonisti della Leopolda renziana.

Adesso il suo nome è tornato alla ribalta, anche se c’è chi sulle capacità imprenditoriali di Campo Dall’Orto non esita a mostrare forti dubbi. «Qualcuno a Palazzo Chigi ha mai preso informazioni su La7 gestita da Campo Dall’Orto?», si interrogava ieri sul suo blog il senatore del pd Massimo Mucchetti. E affondava: «A Renzi sarebbe bastato chiedere al suo amico Franco Bernabè per sapere che il suo pupillo Campo Dall’Orto lasciò La7 che perdeva oltre 120 milioni con un audience del 2-3% ».

Ci ha passato quattro anni a La7 Antonio Campo Dall’Orto, dal 2004 al 2008, come direttore generale prima e amministratore delegato poi. I giornalisti della televisione lo ricordano come un direttore pieno di gentilezza e disponibile all’ascolto, ed è in questi quattro anni che si racchiudono gli eventi più significativi della sua vita privata. Il 2004, il compleanno dei quarant’anni porta infatti a Campo Dall’Orto in regalo l’incontro con la bellissima Mandala Tayde, un’attrice mezza indiana e mezza tedesca, di undici anni più giovane di lui. I due si conoscono all’anteprima di un film italiano e tre anni dopo mettono al mondo Leon, il bimbo che il papà è andato ad accudire persino sul set, lì dove mamma Mandala era impegnata a girare un film. Piccoli frammenti di vita privata di un uomo ha fatto della privacy un modello di esistenza prima che una vera e propria barriera verso i media.

L’ultima tappa della sua carriera era stata alquanto anomala visto il suo percorso fatto tutto di televisione: membro del consiglio di amministrazione di Poste Italiane. Negli ultimi anni era rimasto molto all’estero, a New York, dal settembre 2008 nominato vicepresidente esecutivo per Viacom international Media Works. Il destino lo ha riportato sulla sua strada, sulla poltrona più ambita della Rai.

Aveva cominciato con un master a Publitalia e un ingresso diretto in Mediaset Campo Dall’Orto, che ha raccontato in una vecchia intervista di avere anche creduto al progetto politico del Berlusconi del ‘94: «Pensavo che potesse portare una discontinuità che non ha portato». Molti anni dopo ha rifiutato un ritorno nella tv del Cavaliere.