Copyright, art. 11 e 13 fanno meno paura. Wikipedia e gif salvi, ma Google News…

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 27 marzo 2019 9:42 | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2019 9:42
Copyright, articolo 11 e 13 fanno meno paura. Wikipedia e gif salvi, ma Google News...

Copyright, art. 11 e 13 fanno meno paura. Wikipedia e gif salvi, ma Google News… (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Legge europea sul copyright: alla fine i tanto temuti articoli 11 e 13 (che nel frattempo sono diventati articolo 15 e articolo 17) fanno meno paura al mondo del web rispetto a quello che si temeva in un primo momento. Rispetto ai testi che circolavano nei mesi scorsi, la direttiva approvata ieri 26 marzo sembra un po’ più morbida. Almeno per le notizie che filtrano, perché per il testo definitivo bisognerà aspettare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue.

Apparentemente i cosiddetti snippet, cioè le anteprime degli articoli caricate su Google News e sui social network, non saranno modificati (al massimo accorciati), così come gli utenti potranno continuare a pubblicare meme e Gif senza incorrere in sanzioni. Inoltre le realtà no profit come Wikipedia saranno escluse dalla normativa.

Restano però dei dubbi, e cioè in che modo le grandi piattaforme (pensiamo a Google e Youtube) debbano accordarsi con gli editori per le remunerazioni dei contenuti coperti da copyright. In base a cosa si decide se una fonte è primaria rispetto a un’altra? Ci sono le esclusive, ed è giusto un ritorno per quelle notizie su cui un giornale/sito ha in qualche modo investito. Ma chi stabilirà se una notizia di dominio pubblico (magari perché diffusa dalle agenzie di stampa) debba essere visibile sul motore di ricerca da una fonte piuttosto che da un’altra? Ci sarà un ranking di affidabilità dei siti?

E poi, Google per pagare meno soldi agli editori escluderà automaticamente dei siti affidandosi solo a una “cerchia consolidata”? Se così fosse, questa legge diventerebbe una sorta di censura per un mondo, quello digitale, che ha fatto della pluralità di fonti e della “livella” tra fonti (nessuno può stabilire a priori che io ne sappia meno del giornalista del Corriere o di Repubblica su, per dire, la raccolta differenziata a Roma?).

E poi, se ci fosse davvero una sorta di graduatoria di affidabilità, come sarebbe possibile scalare la classifica? E’ sicuramente giusto provare a regolamentare un mercato enorme come quello dei motori di ricerca. Ma non si può nemmeno non considerare che per molti editori gli introiti della raccolta pubblicitaria di Google Adsense sono linfa vitale per la sopravvivenza di piccole realtà editoriali, che non possono permettersi i maxi investimenti dei grandi gruppi. E il cambio delle regole in Google News (con conseguente maggiore o minore reperibilità, e dunque variazioni nel traffico del sito) potrebbe avere ripercussioni decisive sull’esistenza stessa di queste realtà. Il tema, come si può vedere, è molto più complesso rispetto al diritto d’autore e può riguardare il lavoro di molte persone. Ma bisognerà aspettare luglio (come dice anche il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi) per vedere gli effetti della legge.

Ecco le principali novità introdotte:

– DIRITTI EDITORI E GIORNALISTI. Viene data la possibilità (non l’obbligo) agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti. Gli introiti dovranno essere condivisi con i giornalisti.

– LINK GRATIS. Gli snippet brevi – le parole che presentano un articolo – non sono protetti, quindi le notizie continueranno ad apparire come prima sui newsfeed di Google o sulle bacheche Facebook. I link restano liberi e gratuiti.

– DIRITTI ARTISTI. Viene riconosciuto il diritto a colmare il divario tra i ricavi che le grandi piattaforme commerciali fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione offerta a musicisti, artisti o detentori dei diritti.

– NO FILTRI MA RESPONSABILITA’ PIATTAFORME. Gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright non autorizzato ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme come YouTube o Facebook. Non ci sono filtri ex-ante ma l’obbligo per le piattaforme di fare il “massimo sforzo” per non rendere disponibili i contenuti per cui non hanno i diritti. Obbligatori anche meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto.

– WIKIPEDIA LIBERA. Enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia, piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, e cloud sono esentati dalle nuove regole sul copyright.

– SALVI MEME E GIF. Rafforzata la libertà di condividere meme e gif, così come le parodie, la caricature, i pastiche, le citazioni, le critiche, le recensioni. Questi infatti non solo restano liberi di circolare online, ma diventa un obbligo (prima era solo opzionale) per tutti i Paesi Ue garantire tale libertà.

– MENO OBBLIGHI PER PMI. Piccole e medie imprese e start up sono esentate da alcuni obblighi o hanno obblighi ridotti.

– ALTRE ECCEZIONI. Sono fuori anche musei, biblioteche e il patrimonio culturale, i materiali didattici e il text e data mining a scopo scientifico più altre particolari eccezioni.