Coronavirus e giornali. Andrea Martella: “Sostenerli, devono uscire sempre”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Marzo 2020 17:32 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2020 17:32
Coronavirus e giornali, Andrea Martella: devono uscire sempre

Coronavirus e giornali, Andrea Martella: devono uscire sempre (Foto archivio ANSA)

ROMA – Coronavirus non passera. I giornali sono come le medicine. I giornali usciranno sempre, garantisce Andrea Martella, il migliore sottosegretario all’Editoria da decenni, in una intervista a Goffredo De Marchis di Repubblica.
I giornali, proclama Martella, sono “come gli ospedali, le farmacie e i supermercati”.

Ecco alcune domande e risposte. L’intervista esordisce con queste perentorie quanto giuste e sacrosante affermazioni:

“L’informazione è uno degli antidoti cruciali nella lotta contro il diffondersi del Coronavirus”. “Mai come in questo momento vale il principio costituzionale di un aiuto dello Stato al settore. Significa che la filiera che interessa soprattutto la carta stampata va tenuta in piedi e non interrotta: editori, stampatori, distributori, edicole”.

Visti i chiari di luna, De Marchis fa la domanda che viene spontanea leggendo i giornali:

C’è davvero la possibilità che i quotidiani non escano più la mattina?
“Sto parlando con le categorie e questo scenario è escluso. In particolare gli editori e gli stampatori mi hanno fatto sapere di avere un piano per garantire sempre l’uscita dei giornali”.

Però, obietta De Marchis, c’è il mondo che si sta adeguando e in qualche caso capitolando. Come i programmi televisivi di massimo ascolto. Replica Martella:
“Ma non può valere per la stampa. Se c’è una lezione da assimilare da questa nuova epidemia, forse è proprio questa: l’informazione deve essere considerata a pieno titolo parte integrante della strategia complessiva di risposta alle emergenze. Va considerato come servizio pubblico essenziale”.

Una delle risposte cinesi all’epidemia è stata un’ulteriore stretta ai contatti su Internet: social, fonti di stampa. Potrebbe succedere anche da noi?
“Impossibile. Da sempre le epidemie toccano gli strati profondi dell’immaginario, mettendo in crisi i legami sociali e scatenando paure ancestrali, salvo il fatto che oggi gli strumenti di moltiplicazione dei messaggi informativi sono incomparabilmente più potenti che in passato. E possono essere utili. Dobbiamo aiutare a evitare comportamenti irrazionali, come il precipitarsi a fare scorte alimentari. Far pendere la bilancia dalla parte della razionalità: altrimenti c’è il rischio di far prevalere l’instabilità e di favorire il gioco di quello che Bauman chiamava il “demone della paura””.

Sta dicendo che, oltre a seguire le disposizioni del governo, i cittadini dovrebbero usare bene i canali informativi?
“Parliamoci chiaro: in queste settimane, si combatte anche una sfida a difesa della nostra democrazia. Democrazia significa tenere unito il tessuto sociale del nostro Paese”.

Sono previsti aiuti al settore per garantire l’uscita dei quotidiani e l’informazione in generale.
“Dobbiamo continuare con un’azione di forte sostegno, diretto ed indiretto, a questo mondo. A maggior ragione dovremo farlo in questa fase per sostenere tutti gli operatori della filiera editoriale anch’essi colpiti duramente dall’emergenza. L’obiettivo non cambia; rendere la stampa economicamente sostenibile, autosufficiente, libera di continuare a svolgere al meglio un compito che costa in termini di fatica, impegno e risorse economiche”